Airport Tracker 2026 è il rapporto che ha rivelato l’impatto di 1.300 aeroporti sul clima e sulla qualità dell’aria, l’obiettivo emissioni nette zero è ancora lontano
I voli riguardanti i 1.300 aeroporti più grandi a livello mondiale hanno provocato l’emissione di oltre un miliardo di tonnellate di anidride carbonica (dati riferiti al 2023): a rivelarlo è “Airport Tracker 2026”, l’inventario globale delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento atmosferico del settore aereoportuale, realizzato dal think tank ODI Global in collaborazione con Transport & Environment (T&E), sulla base dei dati forniti dall’International Council on Clean Transportation (ICCT).
Solo gli aeroporti europei sono responsabili di un quarto delle emissioni globali, la città di Londra (con sei aeroporti) è la principale responsabile dell’inquinamento aeroportuale in tutte le metriche considerate – anidride carbonica (CO₂), ossidi di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO), idrocarburi totali (HC) e particolato (PM2.5) -, mentre più in generale un numero limitato di scali aerei impatta in modo sproporzionato sul clima e sulla salute dei cittadini.
Basti pensare che gli aeroporti di soli venti Paesi causano il 78% delle emissioni globali di CO2 del settore ed a soli cento scali aerei globali si devono due terzi delle emissioni totali dello stesso gas serra derivanti dai voli passeggeri. Dubai, Londra Heathrow e Los Angeles, ad esempio, emettono una quantità tripla di anidride carbonica rispetto all’intera città di Parigi; d’altro canto, gli aeroporti di Stati Uniti e Cina provocano oltre un terzo delle emissioni totali di CO2. Il settore aereo pare dunque ancora molto lontano dal raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero.
I commenti
“Consentire a un settore dipendente dai combustibili fossili di continuare ad espandersi aumentando la capacità aeroportuale non fa altro che rafforzare la maggiore vulnerabilità del settore aereo. Nella maggior parte delle capitali e regioni europee, la giustificazione economica per l’espansione degli aeroporti non è più supportata dalle ultime evidenze. È giunto il momento di dare priorità alla nostra indipendenza energetica e alla salute dei cittadini. Una delle principali leve strategiche a nostra disposizione è quella di allineare la capacità aeroportuale ai nostri obiettivi in materia di clima, qualità dell’aria e protezione dal rumore”, ha commentato Denise Auclair, responsabile della campagna Travel Smart di T&E.
Sulla stella linea è Sam Pickard, ricercatore associato presso ODI Global, che ribatte sull’aumento costante delle emissioni del settore aereo a differenza di altri comparti dall’Accordo sul clima di Parigi del 2015, mentre i piani di espansione aeroportuale sono sempre più all’ordine del giorno nonostante l’anomalia del settore in termine di emissioni. “Questo problema non può più essere ignorato con promesse vaghe di un aumento dei costosi cosiddetti carburanti sostenibili per l’aviazione o con deboli meccanismi di compensazione. Abbiamo urgentemente bisogno di una strategia e di una tabella di marcia concrete che includano la gestione della domanda”.
In generale, il settore aereo rappresenta circa il 2,5% delle emissioni globali di CO2 legate all’energia. Considerando anche gli impatti climatici non legati alla CO2, l’aviazione è stata responsabile di circa il 4% del riscaldamento globale fino ad oggi. Dati che possono parere modesti se confrontati a quelli di altri settori, che però ultimamente hanno avviato un processo di decarbonizzazione. Tra i comparti dove le riduzioni delle emissioni sono più difficili, quello aereo ha fatto registrare il maggior aumento percentuale di attività (10,4%) e di emissioni (6,4%) tra il 2023 ed il 2024.
Il rapporto Airport Tracker 2026
Incentrato sull’analisi dell’inquinamento atmosferico del settore aeronautico a livello aeroportuale, l’Airport Tracker 2026 evidenzia dove si concentrano le emissioni, come quest’ultime variano tra regioni e tipologie di voli e quali comunità risultano maggiormente esposte all’inquinamento, non solo per rendere accessibile una solida base di dati ma anche per indirizzare le strategie di mitigazione. Questi modelli globali e locali mettono in luce tre aspetti dell’impronta climatica dell’aviazione: è ampia, è in crescita ed è diseguale. Con l’aggiornamento 2026, l’Airport Tracker stabilisce una nuova linea di base post-pandemia per le emissioni del settore aeronautico ed include un maggior numero di inquinanti e di aeromobili.
Venendo ai dati, nel 2023 i 1.300 aeroporti analizzati hanno emesso un totale di 1,026 miliardi di tonnellate di CO2, tanto che se l’aviazione fosse un Paese sarebbe il quinto in assoluto per quantità di emissioni. L’Asia-Pacifico (32% delle emissioni totali, 30% dei voli complessivi), il Nord America (27%-33%) e l’Europa (24%-24%) risultano le regioni predominanti, responsabili di emissioni superiori a quelle di America Latina, Medio Oriente ed Africa messe insieme. Usa e Cina guidano la classifica dei Paesi con gli aeroporti a maggiori emissioni di CO2, contribuendo rispettivamente al 25% ed al 13% delle emissioni totali. Gli aeroporti dei restanti 18 dei 20 Paesi con le maggiori emissioni sono responsabili ciascuno dell’1-4% delle emissioni totali. Lo squilibrio pare dunque evidente, se pensiamo pure che la maggior parte di questi 20 Paesi è ad alto reddito e che gli aeroporti degli altri 173 Paesi messi insieme rappresentano il 22% delle emissioni globali di CO2 degli aeroporti.
“La concentrazione delle emissioni è ancora più marcata se si considerano i singoli aeroporti. Nel 2023, i voli totali di passeggeri, merci e jet privati dai 20 aeroporti con le maggiori emissioni hanno generato 280 milioni di tonnellate di CO2, pari al 27,3% delle emissioni di tutti i 1300 aeroporti monitorati dall’Airport Tracker”, si legge nel rapporto.
Questo prezioso inventario ha individuato i 20 aeroporti con il maggior numero di emissioni di CO2 per tutti i voli. Ai primi tre posti troviamo Dubai (23,2 milioni di tonnellate), Londra Heathrow (21) e Los Angeles (18,8). Data l’esigenza di ridurre le emissioni di CO2 in tutti i settori della società al fine di raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette, le emissioni a livello aeroportuale sono state confrontate con quelle di altri comparti. Ebbene, ricorrendo a questo parametro scopriamo che ciascuno dei 20 aeroporti con maggiori emissioni equivale ad almeno due centrali elettriche a carbone e cinque aeroporti hanno generato emissioni equivalenti a quelle di quattro centrali elettriche a carbone.
Se invece utilizziamo il confronto con le principali città internazionali, è facile rilevare che ciascun aeroporto è responsabile di emissioni di molto superiori a quelle di città abbastanza virtuose, quali Stoccolma e Miami. Un altro parametro importante per comprendere l’impatto dei diversi aeroporti è il numero di voli. Nel 2023, nove dei dieci aeroporti con il maggior numero di voli erano statunitensi, con una media di 630 al giorno o più di 50 all’ora.
L’impatto climatico totale di un singolo volo dipende dalla distanza percorsa e dalle dimensioni (peso) dell’aeromobile. Il rapporto evidenzia che gli aerei di grandi dimensioni che percorrono lunghe distanze creano il maggior impatto climatico per volo. Nel complesso, il 90% dei voli e l’87% dell’impatto climatico sono stati attribuiti ai voli passeggeri, ma un piccolo numero di voli cargo (4%) presenta un impatto sproporzionato (11%). “Allo stesso modo, sebbene il loro impatto climatico complessivo (2%) sia piccolo rispetto ai voli commerciali e cargo, il grande numero (6%) e l’intensità di carbonio estremamente elevata dei jet privati li rende una preoccupazione crescente per coloro che si concentrano sulla disuguaglianza in termini di emissioni di carbonio”, si legge nel documento.
Nel rapporto è presente una tabella con le 20 città che presentano le più alte emissioni dovute agli aeroporti. Ai primi sei posti troviamo Londra, New York, Dubai, Tokyo, Los Angeles e Parigi. Questo elenco di 20 città è stato responsabile del 32% delle emissioni di CO2 di tutti i 1.300 aeroporti: quelli di Londra, New York, Dubai e Tokyo messi insieme hanno generato emissioni pari o superiori a ben 20 milioni di tonnellate.
Le raccomandazione di T&E
Gli aeroporti influenzano l’attività aeronautica e quindi incidono sulle traiettorie dei gas serra, degli inquinanti atmosferici locali e delle emissioni acustiche per decenni. Oltre al consolidamento di livelli più elevati di traffico ed emissioni, l’espansione della capacità aeroportuale accentua la dipendenza dai combustibili fossili e l’esposizione alla volatilità dei mercati energetici. Secondo T&E, le motivazioni economiche tradizionalmente utilizzate per giustificare l’espansione degli aeroporti si stanno indebolendo, “in Europa, la connettività aerea stimola la crescita economica solo in un numero limitato di regioni. La gestione della capacità aeroportuale è una delle principali leve strategiche per garantire che il settore dell’aviazione contribuisca in modo significativo a una società a zero emissioni nette”.
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T&E invita dunque ad interrompere l’espansione aeroportuale nelle regioni in cui la connettività aerea non stimola più né la crescita del prodotto interno lordo procapite, né il valore del turismo di qualità. In generale, i piani di espansione dovrebbero esser sospesi per condurre una revisione critica delle prove aggiornate e specifiche per regione sui presunti benefici economici.
Secondo T&E la capacità aeroportuale dovrebbe esser sempre in linea con gli obiettivi climatici, sanitari ed ambientali: per mitigare emissioni ed inquinamento gli strumenti più efficaci nel breve periodo risultano le restrizioni sui voli e l’assegnazione degli slot aeroportuali. Quest’ultima dovrebbe promuovere carburanti e aeromobili più puliti attraverso l’apposito regolamento, mentre in linea con gli obiettivi dell’Unione europea (Ue) il trasporto ferroviario dovrebbe esser ulteriormente privilegiato sulle tratte praticabili.
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Nel bilancio Ue 2028-2034, T&E si augura che i fondi pubblici vengano investiti in infrastrutture verdi per l’e-cherosene ed in aerei ad emissioni zero, non nella gestione ed espansione degli aeroporti. Stesse priorità dovrebbero avere gli aiuti di Stato ed i prestiti della Banca europea per gli investimenti.
Connettività sostenibile ed ottimizzazione del valore sociale della rete aeroportuale sono le parole d’ordine di T&E, che invita a massimizzare i benefici economici e l’equità sociale, minimizzando i costi ambientali.
[Credits foto: Anestiev su Pixabay]
