Genova introduce il depaving nel Piano Urbanistico Comunale: via cemento e asfalto, più verde, giardini della pioggia e suolo permeabile contro isole di calore e consumo di suolo.
Genova diventa la prima città italiana a inserire il depaving nel proprio Piano Urbanistico Comunale. Una scelta che la sindaca Silvia Salis definisce “storica” e che segna un cambio di passo nella gestione dello spazio urbano: non più solo limitare nuovo consumo di suolo, ma iniziare a rimuovere cemento e asfalto dove possibile, restituendo terreno alla natura.
“Genova è la prima città in Italia a fare una scelta storica”, ha spiegato Salis in un video pubblicato sui social. “Il depaving entra nel Piano Urbanistico Comunale”.
Una decisione che mette al centro suolo permeabile, verde urbano, adattamento climatico e giustizia ambientale, con un primo intervento simbolico e concreto a Cornigliano, davanti a Villa Bombrini.
Che cos’è il depaving
Il termine depaving, o depavimentazione, indica la rimozione di superfici impermeabili come cemento, asfalto e vecchie pavimentazioni urbane. L’obiettivo è restituire spazio al suolo naturale, favorire l’assorbimento dell’acqua piovana, aumentare il verde e ridurre il surriscaldamento delle città.
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La sindaca lo ha sintetizzato con parole molto chiare: “Non si può più parlare solo di riduzione del consumo di suolo. Bisogna invertire la rotta”.
Il punto, quindi, non è soltanto evitare nuove colate di cemento. È intervenire sull’esistente, liberando aree già impermeabilizzate e trasformandole in spazi più verdi, freschi e vivibili.
“Bisogna levare cemento per dare spazio al verde, alla natura, per rendere la città più fresca e più vivibile”, ha aggiunto Salis.
Una rivoluzione urbana per Genova
L’ingresso del depaving nel PUC di Genova rappresenta una novità urbanistica importante perché trasforma una buona pratica ambientale in una scelta strutturale di pianificazione cittadina.
Per Salis si tratta di “una vera e propria rivoluzione urbana”. La misura nasce dal lavoro dell’assessora Francesca Coppola e dell’Ufficio Urbanistica del Comune, con l’obiettivo di “cambiare le regole del gioco”.
La visione alla base del provvedimento è netta: il suolo urbano non può essere considerato solo come uno spazio da occupare o pavimentare. “Il suolo non è più una superficie da coprire, ma un ecosistema da proteggere”, ha dichiarato la sindaca.
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Allo stesso modo, cambia anche il ruolo del verde in città. Non più elemento decorativo o semplice arredo, ma parte essenziale delle politiche climatiche e sociali. “Il verde non è più solo un arredo urbano, ma è una vera e propria infrastruttura sociale e climatica”.
Il primo intervento a Cornigliano
La campagna di depavimentazione partirà da Cornigliano, quartiere che, nelle parole della sindaca, “ha pagato il tributo ambientale più alto”.
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Il primo intervento riguarderà il piazzale davanti a Villa Bombrini, dove il Comune prevede di togliere cemento e realizzare un grande parco urbano. “Toglieremo il cemento dal piazzale davanti a Villa Bombrini, dando vita a un parco di oltre 13 ettari”, ha annunciato Salis.
Il progetto sarà sostenuto da un finanziamento di oltre 3 milioni di euro messo a disposizione da Regione Liguria e Società per Cornigliano. Secondo la sindaca, si tratta di “un’opera di rinaturalizzazione veramente efficace”.
La scelta di partire da Cornigliano ha anche un valore simbolico: intervenire in un quartiere storicamente segnato da pressione industriale, traffico e criticità ambientali significa usare il depaving come strumento di riequilibrio urbano.
Depaving contro le isole di calore
Uno degli obiettivi principali della misura è contrastare le isole di calore urbane, cioè quelle aree in cui cemento, asfalto e scarsità di verde fanno aumentare la temperatura percepita, soprattutto durante l’estate.
Genova interverrà in particolare nelle zone più frequentate e nei centri storici, dove le superfici impermeabili e la densità edilizia possono aggravare gli effetti delle ondate di calore.
“Andremo soprattutto a intervenire nelle aree ad alta frequentazione nei nostri centri storici per combattere le isole di calore e tutelare le persone più fragili”, ha spiegato Salis.
Il depaving, in questo senso, diventa una misura di adattamento ai cambiamenti climatici: meno cemento significa meno calore accumulato, più ombra, più evaporazione naturale e spazi pubblici più sicuri per anziani, bambini e persone vulnerabili.
Incentivi per pubblico e privato
Il piano non riguarderà solo gli interventi pubblici. Il Comune intende premiare anche chi contribuirà alla trasformazione ecologica della città attraverso interventi di depavimentazione e rinaturalizzazione.
“Premieremo chi ci aiuta a cambiare la città”, ha detto la sindaca. “Abbiamo introdotto incentivi per l’edilizia pubblica e privata, per chi depavimenta, per chi realizza i giardini della pioggia e per chi rinaturalizza il terreno”.
I giardini della pioggia sono aree verdi progettate per raccogliere e filtrare l’acqua meteorica, riducendo il deflusso superficiale e alleggerendo la pressione sui sistemi di drenaggio urbano. In città sempre più esposte a piogge intense e periodi di siccità, possono diventare strumenti importanti per rendere lo spazio urbano più resiliente.
Genova vuole diventare un modello europeo
La scelta di Genova si inserisce in una visione più ampia di città sostenibile, capace di unire politiche ambientali, qualità dello spazio pubblico e attenzione sociale.
“Vogliamo che il nostro modello diventi un punto di riferimento europeo”, ha affermato Salis. “Questo è essere una Smart City”.
Nel racconto della sindaca, la città intelligente non è solo quella che investe in tecnologia, ma quella che protegge il suolo, riduce le disuguaglianze ambientali e migliora la vita quotidiana delle persone.
“Genova mette al centro la cura delle persone, la giustizia sociale e quella ambientale”, ha concluso Salis.
Perché il depaving è importante
La decisione di Genova arriva in un momento in cui le città italiane sono chiamate ad affrontare due sfide strettamente collegate: consumo di suolo e crisi climatica.
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Le superfici impermeabili impediscono al terreno di assorbire l’acqua, aumentano il rischio di allagamenti localizzati, peggiorano il microclima urbano e riducono la biodiversità.
