30 Maggio 2026

La crisi climatica rimpicciolisce i canguri, la risposta evolutiva dei marsupiali al riscaldamento globale

la crisi climatica rimpicciolisce i canguri

Perché la crisi climatica rimpicciolisce le dimensioni dei canguri dell’Australia e perché il fenomeno rappresenta un chiaro campanello d’allarme.

Nell’immaginario collettivo, il canguro è il simbolo indiscusso di una natura fiera, potente e capace di compiere balzi straordinari. Tuttavia, la crisi climatica e la progressiva aridità stanno ridisegnando la silhouette del marsupiale più famoso del mondo.

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Secondo i dati emersi da un importante studio internazionale guidato dalla Queensland University of Technology (QUT) e pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Phylogenetics and Evolution, i cambiamenti ambientali e l’aumento delle temperature stanno spingendo le popolazioni di macropodi verso una progressiva e netta riduzione della taglia corporea.

Non si tratta di un fenomeno isolato, ma di una precisa strategia di sopravvivenza biologica scritta nel DNA di questi animali, che reagiscono al surriscaldamento globale “rimpicciolendo” per adattarsi a un mondo con meno foreste e pascoli sempre più poveri.

La fonte primaria: cosa dice lo studio della QUT

Il team di ricerca, guidato dalla biologa Clelia Gauthier della School of Biology and Environmental Science della QUT, ha combinato l’analisi del record fossile australiano con il più completo set di dati molecolari mai generato sui marsupiali, mappando l’intero genoma mitocondriale di tutte le specie viventi di canguri e wallaby.

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I risultati hanno dimostrato che la storia evolutiva dei canguri è strettamente legata ai picchi di aridità del continente australiano. Quando le lussureggianti foreste pluviali preistoriche hanno iniziato a contrarsi a causa del clima secco, lasciando spazio alle attuali savane e praterie aride, la famiglia dei macropodi ha dovuto diversificarsi rapidamente.

In questo contesto, le specie di taglia più imponente (come i canguri giganti preistorici del genere Protemnodon, che pesavano fino a 170 kg) sono andate incontro all’estinzione perché incapaci di spostarsi su lunghissimi rami di territorio a causa della loro stazza. Al contrario, le specie che hanno ridotto il proprio peso e le proprie dimensioni sono riuscite a sopravvivere.

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Dal punto di vista biologico, il rimpicciolimento dei canguri risponde a una regola ecologica classica nota come “regola di Bergmann inversa”, ampiamente studiata dai paleontologi della Flinders University e della Murdoch University.

Ciò significa:

  1. Efficienza termica: un corpo di dimensioni ridotte ha un rapporto superficie-volume più elevato. Pertanto l’animale riesce a dissipare il calore corporeo molto più rapidamente, un vantaggio vitale durante le lunghe e torride estati australiane.

  2. Meno calorie, meno acqua: le forti siccità riducono drasticamente la qualità del foraggio. Un canguro più leggero ha bisogno di molte meno risorse idriche ed energetiche per sopravvivere e riprodursi rispetto a un esemplare di grandi dimensioni.

  3. Morfologia del salto: i dati ossei dimostrano che la riduzione della taglia si accompagna a una variazione della struttura dei piedi. I marsupiali moderni stanno modificando l’anatomia per compiere balzi più lunghi e radenti al suolo anziché slanci verso l’alto, ottimizzando l’energia cinetica per coprire distanze immense alla ricerca di cibo.

Un campanello d’allarme per la biodiversità

Se da un lato la riduzione della taglia dimostra l’incredibile plasticità evolutiva dei canguri, dall’altro rappresenta un serio campanello d’allarme. Come sottolineato dal professor Matthew Phillips, co-autore dello studio, la velocità dell’attuale riscaldamento globale antropico rischia di essere troppo repentina persino per i campioni di adattamento dell’outback australiano.

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Le specie più specializzate e legate a climi umidi, come il wallaroo antilopino nell’Australia settentrionale, stanno già subendo una drammatica contrazione del loro areale geografico.

I canguri stanno cambiando pelle e dimensioni per inseguire un clima che corre troppo veloce, ricordandoci che la crisi climatica non distrugge solo gli habitat, ma altera visibilmente la morfologia stessa delle creature che li popolano.

[Image by Penny from Pixabay]

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