L’ACCOBAMS Survey Initiative per il monitoraggio dei cetacei nell’intero bacino del Mediterraneo riparte il 1° giugno 2026, per l’Italia collabora l’ISPRA
Torna dal prossimo 1° giugno lACCOBAMS Survey Initiative (ASI), ovvero l’indagine sinottica che mira a stimare la distribuzione e l’abbondanza delle popolazioni di cetacei nell’intero bacino del Mediterraneo. Questa importante iniziativa fa seguito alla prima edizione tenutasi nel 2018 ed è sostenuta dai Paesi sostenitori dell’accordo ACCOBAMS (Agreement on the Conservation of Cetaceans of the Black Sea, Mediterranean Seas and contiguous Atlantic area).
Il contributo dell’Italia
Anche l’Italia darà il suo contributo al progetto grazie all’attività scientifica e tecnica dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), che fa parte del coordinamento internazionale dell’ASI sin dalla prima edizione e con Giancarlo Lauriano è presente nel Comitato direttivo. In generale l’iniziativa si avvarrà del coordinamento di mezzi aerei e navali al fine di fornire dati scientifici aggiornati. L’Italia, su indicazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Direzione generale tutela della biodiversità e del mare), contribuirà a questa fase tramite le attività previste per la strategia marina, che saranno condotte operativamente dall’ISPRA mediante l’impiego di due aerei.
“Le operazioni inizieranno ufficialmente il 1° giugno e si concentreranno su una serie di monitoraggi aerei basati sul metodo del distance sampling. Le attività di sorveglianza copriranno una vasta porzione del Mar Mediterraneo che si estende dal Mar Adriatico sino al Tirreno passando per lo Ionio e la Sicilia meridionale e si estenderanno anche a un’area della Grecia ionica, dove ISPRA è responsabile del monitoraggio per il progetto LIFE MareNatura. Questo sforzo congiunto permetterà di ottenere stime numeriche accurate, fondamentali per orientare le politiche di tutela della biodiversità marina a livello internazionale”, comunica l’ISPRA.
Il montioraggio
Le popolazioni di cetacei sono in declino a causa di varie minacce: l’inquinamento dovuto alla presenza in mare di contaminanti chimici e detriti marini; il rumore correlato alle attività antropiche; il rischio di collisione con le navi; le catture accidentali e la riduzione della disponibilità di cibo a causa della pesca sempre più intensiva; il disturbo provocato dal turismo da diporto in costante crescita e, non da ultimo, i cambiamenti climatici che modificano i loro habitat e condizionano l’equilibrio ambientale.
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Il monitoraggio delle popolazioni di cetacei e della loro distribuzione si configura come prima e decisiva mossa per garantire la tutela di questi mammiferi marini, poiché permette di comprendere la portata delle minacce sopra elencate e le necessarie azioni di mitigazione da intraprendere.
“Solo campagne di monitoraggio regolari e ben mirate possono fornire il livello di conoscenza necessario sull’abbondanza e la distribuzione dei cetacei, requisito indispensabile per valutare l’efficacia degli sforzi di conservazione intrapresi. Per specie altamente mobili come i cetacei, il monitoraggio deve essere effettuato su larga scala, ovvero a livello del Mediterraneo e del Mar Nero, il che richiede un’armonizzazione regionale delle metodologie e una sincronizzazione degli sforzi di monitoraggio”, chiariscono i promotori del progetto ASI.
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Il progetto ASI
La prima indagine su larga scala sui cetacei nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero fu coordinata dal segretariato dell’ACCOBAMS nelle estati del 2018 e 2019. Si è trattato di un’imponente e preziosa attività di ricerca, sostenuta da ben 26 Paesi rivieraschi dell’area ACCOBAMS e da oltre 40 organizzazioni nazionali ed internazionali, che ha fornito un contributo fondamentale alla conservazione della biodiversità.
Grazie alla combinazione di metodi di monitoraggio visivo (da aerei ed imbarcazioni) e tecniche di rilevamento acustico (pensate in primis per le specie tese ad immergersi in profondità), l’ASI ha permesso di raccogliere un’enorme mole di dati sui cetacei e su molte altre specie marine, oltre che sulle attività antropiche ed i relativi impatti (inquinamento acustico, rifiuti marini ecc.).
Il metodo del campionamento a transetto lineare si è rivelato ancora una volta il migliore per il monitoraggio dei cetacei su larga scala. ASI ha mobilitato ben 100 scienziati provenienti dai Paesi ACCOBAMS ed impiegato sul campo dodici aerei appositamente equipaggiati e sei imbarcazioni da ricerca. Nonostante le difficoltà geopolitiche locali, gli aerei e le navi di monitoraggio sono riusciti a coprire rispettivamente un’area di 1,92 milioni di km² (pari al 77% del Mediterraneo) ed 1,3 milioni di km² (corrispondenti al 55% del bacino con particolare riferimento alle aree vietate al volo). Per quanto riguarda invece il Mar Nero, il primo progetto ASI è riuscito a monitorare il 60% della superficie grazie agli arei di monitoraggio, che hanno coperto un’area di circa 270mila km².
Questa operazione così impegnativa e complessa è stata possibile solo grazie al supporto di tutti gli Stati ACCOBAMS ed al coinvolgimento di molte organizzazioni e di una task force di esperti, rappresentanti governativi e personale amministrativo dei suddetti Paesi. Altri numeri testimoniano la bontà del lavoro svolto, ovvero gli oltre 600mila cetacei stimati nel Mar Mediterraneo ed i 235mila nel Mar Nero.
Più in dettaglio, durante il monitoraggio sono state osservate e contate 14 specie/sub-specie di cetacei. Nel Mediterraneo sono stati registrati dagli aerei circa 25mila cetacei, mentre nel Mar Nero 4.500 esemplari delle tre specie residenti. L’esame dei dati ha permesso di stimare l’abbondanza sopra citata che corrisponde al numero totale di animali di ogni specie di cetacei, così come la loro distribuzione.
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Spostando il focus sulle singole specie, l’indagine del 2018-2019 rilevò che la balenottera comune (Balaenoptera physalus) – amante delle aree pelagiche e degli habitat di profondità – era l’unica del sottordine dei Misticeti regolarmente presente nel Mediterraneo, con una popolazione leggermente superiore ai 2omila esemplari. Un allarme era stato invece lanciato per la sottopopolazione mediterranea del capodoglio (Physeter Macrocephalus), considerata in pericolo di estinzione per quanto emerso, nonostante la specie fosse classificata come “vulnerabile” a livello mondiale. I capodogli sono tra i mammiferi che si immergono a maggiori profondità, trascorrendo lunghi periodi di tempo a duemila metri o più sotto il livello del mare per cibarsi e con periodi di permanenza in superficie relativamente brevi, caratteristiche che li rendono difficilmente osservabili. L’ASI aveva dunque previsto il ricorso a metodi di rilevazione acustica, che hanno consentito di stimare la sottopopolazione mediterranea in circa 4.500 esemplari.
“Il successo dell’ASI va ben oltre l’impressionante quantità di dati e risultati scientifici ottenuti sulle popolazione di cetacei per la prima volta su una scala così ampia in questa macroregione. L’impatto dell’iniziativa può essere valutato anche in termini di cooperazione regionale, sviluppo delle competenze, comunicazione e sensibilizzazione e, soprattutto, di risultati in termini di conservazione”, si legge sul sito dell’ACCOBAMS.
I risultati di questo primo monitoraggio su larga scala costituiscono una preziosa base di riferimento non solo per la valutazione dello stato di conservazione di queste specie sottoposte a minacce, ma anche per indagare il declino o (ci auguriamo) la crescita di queste popolazioni in futuro. Proprio da qui riparte il nuovo progetto ASI che vedrà la luce dal prossimo 1° giugno. Le prime indagini del 2018-2019 hanno infatti permesso di trasformare un’esperienza di successo in un vero e proprio programma di monitoraggio a lungo termine, integrato nell’ACCOBAMS.
ACCOBAMS
L’ACCOBAMS è uno strumento giuridico di conservazione basato sulla cooperazione internazionale, che mira a migliorare le conoscenze sui cetacei ed a ridurre le minacce nei loro confronti. “La direttiva impone agli Stati membri di attuare un dettagliato piano di conservazione per i cetacei, basato sul rispetto della legislazione che vieta la cattura intenzionale di cetacei, sulle misure per ridurre al minimo la cattura accidentale e, infine, sulla creazione di aree protette”, chiarisce l’ISPRA.
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Questo accordo intergovernativo, firmato il 24 novembre 1996 ed entrato in vigore il 1° giugno 2001, è il risultato di consultazioni tra i segretariati di quattro Convenzioni: la Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo ed il suo Protocollo riguardante le zone specialmente protette e la diversità biologica nel Mediterraneo; la Convenzione di Bonn sulla conservazione delle specie migratorie di animali selvatici; la Convenzione di Berna sulla conservazione della fauna selvatica e degli habitat naturali europei ed infine la Convenzione di Bucarest sulla protezione del Mar Nero dall’inquinamento.
All’interno della cornice più ampia dell’ACCOBAMS, il progetto ASI che sta per partire darà un contributo importante sul fronte della tutela dei cetacei.
[Credits foto: makabera su Pixabay]
