26 Maggio 2026

Osservatorio sugli illeciti marini, novità da Sea Shepherd

Osservatorio illeciti marini

L’Osservatorio sugli illeciti marini è il primo spazio permanente di studio e analisi giuridica dedicato ai fenomeni di illegalità che incidono sul mare

Una parte rilevante degli illeciti che colpiscono il mare non si manifesta in forme eclatanti. Si nasconde. Si frammenta. Resta sommersa. Sea Shepherd Italia ha scelto di portarla alla luce”. Si presenta così l’Osservatorio sugli illeciti marini (OIM), che mira ad offrire un luogo serio e continuativo di riflessione giuridica – capace di costruire categorie, linguaggi e strumenti di lettura –  su tutte quelle condotte sempre più rilevanti caratterizzate da scarsa visibilità, frammentazione normativa, difficoltà di accertamento e complessità applicativa.

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Obiettivi dell’Osservatorio illeciti marini

“Il mare, per sua natura, è insieme spazio di libertà e spazio di opacità. È proprio in questa tensione che si colloca la necessità di un lavoro rigoroso di osservazione, classificazione e interpretazione”, spiega Cesare Colonna, avvocato penalista specializzato in diritto ambientale, responsabile del Dipartimento legale di Sea Shepherd Italia.

Due sono gli obiettivi principali dell’OIM: 1) analizzare criticamente i fenomeni emergenti e ricondurli a un quadro ordinato di riferimenti normativi, problemi applicativi e profili di rilevanza giuridica; 2) tradurre tale analisi in contenuti editoriali e strumenti di approfondimento idonei ad alimentare un confronto serio tra studiosi, operatori, istituzioni e società civile sul tema della legalità del mare.

Nei prossimi mesi l’attività dell’OIM si incanalerà lungo tre direttive principali: i working paper per l’elaborazione scientifica di temi specifici e la proposta di chiavi interpretative sui principali fenomeni di illegalità marittima; i dossier tematici al fine di approfondire singole questioni, casi, tendenze o criticità emergenti con taglio più mirato e ricostruttivo; il monitoraggio ragionato dei principali nodi della legalità marittima contemporanea, con l’obiettivo di seguire nel tempo fenomeni, prassi, sviluppi normativi e aree di opacità che meritano particolare attenzione.

L’Osservatorio illeciti marini punta dunque ad affermarsi come un punto di riferimento autorevole e metodologicamente rigoroso per l’analisi degli illeciti che riguardano il mare, le sue risorse ed i suoi ecosistemi, nella convinzione che per la tutela della legalità marittima servano non solo strumenti di contrasto efficaci, ma anche una migliore capacità di lettura dei fenomeni tesi a minacciarla.

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Il primo working paper

Con la pubblicazione del primo working paper dedicato agli illeciti marini invisibili, l’OIM lancia una collana di studi per l’analisi giuridica dei fenomeni di illegalità riguardanti il dominio marittimo.

Gli illeciti marini invisibili incidono sia sulla tutela del mare e degli ecosistemi, sia sulla regolarità delle attività economiche, sulla tracciabilità delle filiere e sull’effettività dei controlli pubblici. Per l’OIM non bisogna limitarsi ad elencare le singole violazioni, ma piuttosto costruire categorie che tengano insieme lo spazio marittimo, l’incongruità operativa, la frammentazione normativa e le difficoltà di enforcement.

“L’obiettivo è offrire una chiave di lettura capace di mettere in relazione fenomenologia concreta, fonti normative e strategie di enforcement, nella consapevolezza che una parte essenziale dell’illegalità del mare si sviluppa oggi in forme opache, frammentate e scarsamente visibili”, chiarisce l’OIM.

La definizione di “illeciti marini invisibili” permette di superare due letture riduttive: l’identificazione dell’illecito con le sole figure tradizionalmente “visibili” (pirateria, traffico di stupefacenti, collisioni, naufragi, grandi sversamenti) e la riduzione della patologia marittima ai soli reati ambientali in senso stretto. “Una parte rilevantissima dell’illegalità del mare si colloca invece in una zona intermedia: pesca illegale o non dichiarata, trasbordi opachi, manipolazione dei sistemi di identificazione e localizzazione, scarichi operativi non rilevati, frodi documentali nella filiera ittica, occultamento dell’origine del pescato, uso distorto di bandiere e registri, sfruttamento di equipaggi in contesti scarsamente ispezionabili”, commenta l’OIM.

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 Gli illeciti marini invisibili

Il working paper definisce come illecito marino invisibileogni condotta, omissiva o commissiva, posta in essere nel dominio marittimo o in connessione funzionale con esso, che presenti almeno due delle seguenti caratteristiche: a) difficoltà di rilevazione immediata o tempestiva; b) occultamento tecnico, documentale o geografico; c) dispersione transnazionale degli elementi di fatto e di prova; d) scarsa corrispondenza tra luogo della condotta, luogo dell’evento e luogo della repressione; e) inserimento in filiere economiche lecite solo apparentemente; f) idoneità a sfruttare asimmetrie normative o deficit di enforcement tra Stati di bandiera, Stati costieri, Stati di approdo e Stati di mercato”.

L’illecito invisibile va dunque intenso in senso funzionale ed è tale perché si sottrare agli apparati di conoscenza del diritto, non lascia tracce immediate o le frammenta, non produce allarme sociale istantaneo o lo differisce, non riguarda una sola autorità ma attraversa spazi, bandiere, porti, mercati e catene documentali differenti.

Le categorie principali individuate sono: gli illeciti di sfruttamento occulto delle risorse marine; gli illeciti di occultamento della navigazione e dell’identità operativa;  gli illeciti di inquinamento marino a bassa emersione ed infine gli illeciti di filiera e di documentazione. Più in generale, la definizione di “illeciti marini invisibili” non sostituisce le fattispecie vigenti ma rappresenta una categoria descrittiva ad alta resa, che mette in relazione la materialità del fatto marittimo, le tecniche di occultamento, la pluralità dei livelli normativi coinvolti e la necessità di modelli integrati di enforcement.

In tale prospettiva non si mira solo a conoscere i tipi di illeciti marittimi, quanto piuttosto a capire quali tra quest’ultimi riescano a prosperare proprio perché il mare rende più difficile vedere, qualificare, provare e reprimere. “Ed è su questo terreno che l’Osservatorio sugli Illeciti Marini può offrire il proprio contributo più originale, dal momento che ambisce a costruire categorie capaci di collegare fenomenologia, diritto positivo e strategie di contrasto, si legge nel paper.

La seconda parte del documento è dedicata alle fonti normative ed ai criteri di qualificazione giuridica. Se si considerano gli illeciti marini invisibili, le norme nel loro insieme esistono già e sono pure numerose. Il problema riguarda la loro distribuzione multilivello, la loro applicazione a fatti mobili e transnazionali e la necessità di coordinare precetto, giurisdizione, prova e sanzione. Proprio per questo la nozione di invisibilità acquista rilievo giuridico, “nel dominio marittimo, la piena effettività del diritto dipende dalla capacità di vedere unitariamente ciò che il fenomeno reale tende a frammentare. Il compito dell’interprete si definisce nella ricostruzione dell’architettura complessiva dell’illecito, attraverso l’individuazione del suo spazio, della giurisdizione, della filiera, dell’offesa e della prova”, chiarisce l’OIM.

La terza parte del paper è incentrata sulle categorie applicative e sui casi soglia. Tra tutte le figure esaminate, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN/IUU) costituisce il paradigma più compiuto dell’illecito marino invisibile. Quest’ultimo non è dunque un artificio lessicale ma una categoria con effettiva capacità ordinatrice, che si rivela particolarmente feconda nei fenomeni di pesca INN/IUU, nei casi di occultamento della navigazione, negli scarichi inquinanti a bassa emersione e negli illeciti documentali di filiera.

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L’ultima parte del paper comprende le tesi conclusive, le implicazioni per l’enforcement e l’agenda di ricerca dell’OIM. La tesi di fondo riconosce l’invisibilità come problema di effettività del diritto, la seconda propone di passare dall’idea del “mare come luogo” a quella del “mare come filiera”, mentre la terza ribatte sulla centralità giuridica della trasparenza.

Per quanto concerne le implicazioni per le strategie di contrasto, l’OIM suggerisce di non limitarsi all’intervento episodico ma di valorizzare il controllo integrato, “la risposta più efficace è quella che combina sorveglianza, tracciabilità, poteri ispettivi, controlli portuali, analisi del rischio, incrocio dei dati e cooperazione tra autorità”.

In tema di implicazioni per la politica del diritto, il paper invita a misurare la gravità del fenomeno marittimo non solo in termini di spettacolarità dell’evento, oltre ad insistere sulla valorizzazione della dimensione preventiva della conoscenza e sulla necessità di una maggiore integrazione tra tutela ambientale, sicurezza marittima, diritto della pesca, disciplina dei traffici e controllo dei mercati. La possibile agenda di ricerca dell’OIM si snoda invece lungo tre assi: la mappatura delle forme di invisibilità marittima (spaziale, documentale, tecnica, di filiera e giurisdizionale); l’analisi dei punti di emersione dell’illecito ed infine la costruzione di repertori casistici ed indicatori di rischio, utili sia alla ricerca sia al dialogo con istituzioni, autorità marittime, operatori e società civile.

In conclusione, per aspirare ad una reale effettività, il diritto del mare è chiamato a confrontarsi sia con l’illegalità manifesta sia con le forme più elusive di deviazione, “che si distribuiscono nella distanza, si occultano nella tecnica, si consolidano nella filiera e si presentano sotto un’apparenza di regolarità”. In questo spazio ancora poco esplorato si colloca il compito dell’OIM, ovvero quello di “descrivere i fenomeni rilevanti e offrire categorie interpretative capaci di far emergere ciò che il mare, per la sua natura e per l’interesse degli autori, tende a celare, sottraendolo alla conoscenza istituzionale, all’accertamento e, in definitiva, all’effettività stessa dell’ordinamento”.

[Credits foto: Couleur su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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