Albero europeo dell’anno 2026: vince la Quercia di Laukiai, 400 anni di memoria verde in Lituania

albero europeo dell'anno 2026

Albero europeo dell’anno 2026: la Quercia di Laukiai, in Lituania, vince il contest dedicato agli alberi con le storie più belle. Ecco perché è un simbolo di memoria, comunità e tutela dei “giganti verdi” d’Europa.

Per il 2026 il titolo di albero europeo dell’anno 2026 è andato alla Quercia di Laukiai, in Lituania, che ha conquistato il primo posto nella quindicesima edizione del contest. Il voto pubblico coinvolge ormai centinaia di migliaia di cittadini europei, chiamati a scegliere tra 12 alberi finalisti provenienti da altrettanti Paesi.

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Ogni anno il concorso European Tree of the Year premia non il “più grande” o il “più raro” tra gli alberi, ma quello che porta con sé la storia più significativa per le persone e per il territorio. È una competizione nata per ricordare che gli alberi sono molto più che “arredo urbano”: sono archivi viventi di memoria, biodiversità e clima.

La Quercia di Laukiai

La vincitrice è una quercia comune (Quercus robur) di circa 400 anni, che cresce vicino al villaggio di Rukai, nella regione lituana di Laukiai. È un albero isolato, imponente, che domina un paesaggio agricolo e umido, con la chioma che segna l’orizzonte come un faro verde.

Secondo il comunicato dell’organizzazione, la Quercia di Laukiai ha vinto il titolo europeo 2026 con il punteggio più alto nella nuova formula di voto a “Tree points”, superando gli altri finalisti, tra cui il vecchio melo selvatico della Slovacchia e l’olmo storto della Polonia, arrivati rispettivamente secondo e terzo.

Un albero come luogo d’incontro e di memoria

Come spesso accade in questo concorso, la forza della storia non sta solo nelle dimensioni o nell’età dell’albero, ma nel legame con la comunità.

Per gli abitanti di Rukai, la Quercia di Laukiai è stata nel tempo punto di orientamento, albero delle storie e rifugio. Sotto i suoi rami si sono tenuti incontri informali, feste di paese, momenti di riposo per contadini e pastori. La sua chioma ha visto cambiare confini, governi, pratiche agricole: la quercia è diventata così un simbolo di continuità in un paesaggio che muta.

Il concorso europeo insiste sul fatto che questi alberi, spesso nati da semi anonimi, diventano nel tempo “monumenti” grazie alle persone che li riconoscono, li curano e li difendono. In questo senso la vittoria lituana è anche il riconoscimento del lavoro di chi ha protetto la quercia dai tagli, dalle malattie, dall’espansione delle infrastrutture.

Olivo millenario di Luras terzo all’European Tree of the Year

Perché l’albero dell’anno parla anche di clima

La scelta dell’albero europeo dell’anno 2026 è un messaggio politico sottile ma chiaro: in un’Europa che affronta ondate di calore, siccità e perdita di biodiversità, i grandi alberi sono alleati climatici.

Le querce secolari come quella di Laukiai stoccano grandi quantità di carbonio, offrono ombra e microclimi più freschi, ospitano comunità di insetti, funghi, licheni e uccelli specializzati. La loro sopravvivenza dipende da decisioni molto concrete: evitare potature drastiche, proteggere il suolo dall’impermeabilizzazione, impedire che nuove opere taglino radici o modifichino drasticamente il livello della falda.

Il concorso ricorda che perdere un albero di 400 anni significa bruciare in pochi giorni un patrimonio ecologico che non è ricostruibile in tempi umani. Piantare nuovi alberi è importante, ma la cura dei grandi esemplari esistenti resta una priorità spesso sottovalutata.

L’Italia e l’Albero europeo dell’anno

L’Italia partecipa al contest europeo attraverso il concorso nazionale Italian Tree of the Year, coordinato dalla Giant Trees Foundation e collegato alla rete europea. Da qui vengono selezionati gli alberi che rappresentano il nostro Paese nella finale continentale.

Negli ultimi anni hanno portato l’Italia sulla mappa europea giganti verdi come l’olivastro millenario di Luras in Sardegna o, più di recente, il grande tasso di Urzulei, sempre in Sardegna, arrivato tra i finalisti del concorso europeo e sostenuto da una forte campagna locale.

Olivo millenario di Luras terzo all’European Tree of the Year

Queste candidature italiane raccontano paesaggi diversissimi – uliveti antichi, boschi di montagna, alberi monumentali urbani – ma con un filo comune: l’idea che la tutela del singolo albero possa diventare leva di educazione ambientale, turismo lento e orgoglio locale.

Cosa insegna la Quercia di Laukiai alle nostre città

Per chi si occupa di ambiente, il titolo di albero europeo dell’anno 2026 è un’occasione per riportare l’attenzione sui “nostri” alberi quotidiani.

European Tree of the Year, tra i candidati c’è il Castagno dei cento cavalli

La storia della Quercia di Laukiai suggerisce almeno tre lezioni:

  • gli alberi diventano monumenti quando le comunità li riconoscono come tali, prima ancora che lo facciano le istituzioni;
  • la continuità di un albero secolare richiede scelte urbanistiche e agricole compatibili con le sue radici e con l’acqua di cui ha bisogno;
  • raccontare le storie degli alberi – non solo i dati botanici – aiuta a costruire un rapporto emotivo che porta le persone a prendersene cura.

Che si tratti di querce isolate in campagna, tassi di montagna o platani di viale, il messaggio è lo stesso: investire sugli alberi significa investire su salute, clima e memoria.

[Photo Credit @Vytautas Želnys]

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