4 Maggio 2026

Chernobyl, struttura di contenimento danneggiata dall’attacco russo

Chernobyl struttura di contenimento

A Chernobyl è ancora allarme sicurezza, Greenpeace Ucraina svela i danni provocati dalla guerra alla struttura di contenimento, con rischio di rilascio polveri radioattive

A quarant’anni esatti dal più grave incidente nucleare della storia, Chernobyl continua a far parlare di sé anche per le conseguenze della guerra in Ucraina. Il 14 febbraio 2025, un drone russo Geran-2 con una testata ad alto potenziale esplosivo ha colpito il tetto del Nuovo Confinamento Sicuro (NSC), la struttura di contenimento presso la centrale nucleare. Il mese successivo Greenpeace Ucraina ha incaricato l’ingegnere Eric Schmieman di valutare l’impatto e le conseguenze di questo attacco russo con droni, con l’obiettivo pure di raccogliere informazioni pertinenti per fornire supporto ad una possibile indagine penale.

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Il rapporto pubblicato lo scorso 14 aprile da Greenpeace Ucraina parla chiaro: il deterioramento della struttura di contenimento potrebbe provocare il rilascio nell’ambiente di polveri altamente radioattive, con effetti che non conoscono confini.

Il Nuovo Confinamento Sicuro

Per ricoprire il reattore numero 4, esploso il 26 aprile 1986 all’interno della centrale nucleare di Chernobyl, nei mesi successivi le autorità sovietiche decisero di costruire il sarcofago (Shelter Object), noto pure come contenitore di confinamento, che avrebbe dovuto ridurre il rilascio di radionuclidi nell’atmosfera, impedire l’infiltrazione di acqua e diminuire  i livelli di radiazione nel sito.

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Questa imponente struttura in cemento ed acciaio fu costruita tra il maggio ed il novembre del 1986 da ben 90mila operai, costretti a lavorare in condizioni radiologiche estreme, che impedirono di adottare i migliori standard ingegneristici. Si trattava di una soluzione temporanea pensata per la durata di 20 anni, nel 1997 fu quindi avviata una strategia a lungo termine al fine di stabilizzare il reattore danneggiato e sviluppare una soluzione di contenimento permanente.

Il Piano messo in atto (Shelter Implementation Plan – SIP), finanziato da ben 45 Stati, mise a disposizione 2,1 miliardi di euro. Il SIP progettò  una nuova struttura, ovvero il Nuovo Confinamento Sicuro (NSC), un’enorme cupola metallica costruita tra il 1998 ed il 2016 (anno della sua inaugurazione), che a causa degli elevati livelli di radiazione del reattore 4 fu assemblata a 500 metri di distanza e trasportata sul sito tramite un sistema ferroviario unico nel suo genere.

Lo scopo dell’NSC è quello di fornire un ambiente sicuro e protetto per 100 anni per lo smantellamento del sarcofago ed il controllo dei materiali altamente radioattivi presenti al suo interno, ovvero il combustibile nucleare, il combustibile fuso simile alla lava, le polveri radioattive e tutti i detriti strutturali.

L’attacco alla struttura di contenimento della centrale di Chernobyl e le conseguenze

Alle ore 1:59 di venerdì 14 febbraio 2025,  un drone HES tipo Shaped-136/Garen-2, provvisto di una testata ad alto potenziale esplosivo, ha colpito il lato nord-ovest dell’NSC. Dall’analisi del colore dei pezzi del drone recuperati e delle marcature si ricava che si tratta di un’arma molto probabilmente fabbricata in Russia, su licenza dell’Iran.

La Russia ha subito negato di aver preso di mira come obiettivo l’NSC: secondo il parere degli analisti militari, però, si è trattato quasi sicuramente di un atto deliberato delle sue forze armate. Schmieman, già coinvolto nella progettazione dell’NSC e consulente tecnico durante la fase della sua costruzione, ha valutato l’impatto dell’attacco con droni sulla centrale nucleare e soprattutto sullo stato funzionale dello stesso NSC. Il documento pubblicato sarà presentato pure all’Ufficio del procuratore generale dell’Ucraina, ovvero alla massima autorità requirente del Paese.

Nel rapporto si legge che l’attacco ha danneggiato le principali funzioni dell’NSC. L’impatto del drone sul lato nord-ovest ha infatti causato un’apertura di 15 m² che ha toccato sia la volta esterna che quella interna del gigantesco arco in acciaio. Risultano deformati e danneggiati gli elementi strutturali critici di questa fondamentale copertura, compreso il sistema gru principale, per il quale non è ancora possibile valutare la capacità portante.

Le schegge provenienti dall’esplosione del quinto attacco con droni russi a Chernobyl hanno causato numerose piccole perforazioni nelle calotte ad arco, distribuite su un’area di circa 200 m². Gli incendi causati dall’esplosione iniziale sono stati spenti con acqua in modo relativamente veloce, ma altri incendi hanno continuato a divampare per diversi giorni. La combustione degli strati critici all’interno del tetto è proseguita all’interno della calotta ad arco esterna per tre settimane”, chiarisce il rapporto.

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Subito dopo l’incidente, nel corso del 2025 sono stati avviati i lavori per le riparazioni d’emergenza, che hanno incluso tra l’altro l’applicazione di una copertura temporanea sulla superficie esterna dell’NSC, insufficiente però a ripristinare completamente le funzioni di confinamento, come confermato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA). Ciò significa che aumenta il rischio di rilascio di materiali radioattivi nell’ambiente, soprattutto in caso di crollo del sarcofago originario. Tale situazione avrebbe conseguenze significative con problemi di radiazioni all’interno dell’NSC, rilevanti costi finanziari aggiuntivi e maggior esposizione dei lavoratori alle radiazioni.

Tra le principali conseguenze dell’impatto del drone vi è anche la perdita di controllo dell’umidità, a causa dell’incendio dello strato di membrana all’interno del tetto, che aumenta a sua volta il rischio di corrosione dei componenti in acciaio. Il tetto dell’NSC è stato progettato per una durata di 100 anni, che potrebbe però esser seriamente compromessa dal processo di corrosione accelerata che si prevede si verificherà a partire dal 2030. Urgono dunque interventi per ripristinare il controllo dell’umidità entro i prossimi quattro anni.

È molto importante ripristinare la funzione di contenimento delle sostanze radioattive all’interno dell’NSC, nonché la protezione anticorrosione attiva per garantire il funzionamento del confinamento per il progetto 100 anni. Dopo aver completato i lavori di riparazione entro i tempi previsti (entro il 2030), potremo passare all’attuazione del compito principale per cui è stato costruito il Nuovo Confinamento Sicuro, ovvero lo smantellamento delle strutture instabili del sarcofago originario e la sua trasformazione in un sistema ecologicamente sicuro”, ha dichiarato Serhii Tarakanov, direttore della centrale nucleare di Chernobyl.

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Prospettive

In seguito all’attacco con droni russi, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (EBRD) ha avviato un nuovo programma di finanziamento con il coinvolgimento di donatori internazionali, al fine di  mettere a disposizione 500 milioni di euro per il ripristino delle funzionalità dell’NSC. Attualmente i piani includono indagini mirate, progetti per le riparazioni iniziali e lo studio di soluzioni ingegneristiche per la definizione di una strategia di riparazione complessiva, in collaborazione con l’autorità di regolamentazione nucleare ucraina.

Se è pur vero che è già stato approntato un calendario al 2030 per il completamento delle riparazioni, val la pena considerare che la prosecuzione della guerra russo-ucraina resta il principale ostacolo al compimento dei lavori, visto che la centrale nucleare di Chernobyl si trova proprio in prima linea in una zona di guerra.

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Secondo Tarakanov, “per ripristinare completamente il funzionamento del Nuovo Confinamento Sicuro, è necessario seguire una serie di interventi, tra cui la sostituzione di tutte le membrane danneggiate; la riparazione del sistema di manutenzione delle gru principali e di altre attrezzature danneggiate, nonché delle strutture di supporto in acciaio; il ripristino della piena tenuta del rivestimento esterno. Tutto ciò rappresenta un’operazione tecnica estremamente complessa, dati gli elevati livelli di radiazione presenti nell’area di lavoro”. Proprio in merito a questo ultimo punto, considerando che anche bassi livelli di esposizione possono provocare effetti negativi sulla salute della popolazione tesi a manifestarsi in periodi successivi,  l’Ucraina è chiamata a prepararsi al monitoraggio a lungo termine ed all’osservazione medica dei lavoratori.

Schmieman rileva nel rapporto che la demolizione delle strutture instabili all’interno del sarcofago originario è assolutamente necessaria, al fine di prevenire il loro crollo incontrollato con rischio di diffusione di grandi quantità di polvere radioattiva all’interno dell’NSC. I tempi ipotizzati per completare lo smantellamento anticipato e quello differito sono di circa 54 mesi. Ciò significa che se tali operazioni fossero avviate al momento del completo ripristino delle funzionalità dell’NSC nel 2030, dovrebbero essere completate entro il 2035.

Più complessa, pericolosa e incerta è invece la rimozione dei materiali contenenti combustibile (FCM). L’analisi di dieci scenari conferma che il primo passo dovrebbe essere quello della rimozione e dell’imballaggio per lo smaltimento di FCM dalla sala centrale dell’edificio del reattore dell’unità 4. “In definitiva, per lo smaltimento del combustibile nucleare esaurito è necessario un deposito geologico profondo. Attualmente, solo la Finlandia gestisce un deposito geologico profondo per il combustibile nucleare esaurito (Onkalo)”, chiarisce Schmieman.

Suggerimenti

In queste prime fasi del progetto l’autore del rapporto propone due suggerimenti. Primo: riesaminare le strategie di base che hanno guidato la progettazione originale dell’NSC e che influenzeranno la pianificazione ed i costi di riparazione della struttura. Ad esempio, l’NSC consente la rimozione dei detriti contaminati dalla parte superiore del sarcofago verso quella inferiore. “Una strategia alternativa potrebbe essere quella di rimuovere prima il materiale più pericoloso procedendo verso quello meno pericoloso”, afferma Schmieman.

Il secondo suggerimento riguarda l’esplorazione di metodi e materiali costruttivi innovativi, come l’aggiunta di isolamento e materiale sigillante dallo spazio anulare alla superficie interna del guscio ad arco esterno dell’NSC, al posto della rimozione della superficie esterna della stessa struttura. Droni o altri mezzi robotici dovrebbero effettuare l’applicazione a spruzzo di materiali ignifughi per ridurre i tempi ed i costi dell’operazione.

Garantire la sicurezza della centrale nucleare di Chernobyl resta una priorità assoluta.

[Credits foto: Francesco Rasero]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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