Pesci d’Aprile famosi, in occasione del primo aprile, ecco le bufale più incredibili della storia, dagli spaghetti sugli alberi ai pinguini volanti, e i consigli per riconoscere le fake news
I Pesci d’Aprile famosi con fonti verificate sono il modo migliore per celebrare questa giornata imparando a distinguere le notizie reali dalle bufale storiche che hanno ingannato milioni di persone.
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Il primo aprile è il giorno in cui la sottile linea tra realtà e assurdo si assottiglia pericolosamente. Nella storia del giornalismo, anche le testate più autorevoli si sono concesse licenze poetiche decisamente spinte, creando bufale così verosimili da scatenare centralini intasati e richieste di prenotazione per mete inesistenti.
In occasione di questa ricorrenza, eHabitat ha selezionato i casi più celebri, veri e propri capolavori di creatività che, ancora oggi, ci insegnano l’importanza del senso critico e del fact-checking, perché le bufale non passano mai di moda.
Gli spaghetti che crescono sugli alberi (BBC, 1957)
Nel 1957 la BBC trasmette un elegante documentario nel programma Panorama. Immagini perfette: contadini svizzeri raccolgono spaghetti freschi direttamente dai rami degli alberi.
Il motivo? Un inverno mite e la scomparsa del “punteruolo dello spaghetto”.
Il risultato è surreale: centinaia di persone chiamano l’emittente chiedendo istruzioni per coltivare pasta in giardino.
Non era ignoranza. Era fiducia totale nel mezzo.
I pinguini dell’Antartide che volano verso l’Amazzonia (BBC, 2008)
Nel 2008 la BBC ci riprova. Questa volta con un video spettacolare: pinguini dell’Antartide che, stanchi del freddo, spiccano il volo verso la foresta amazzonica.
Immagini perfette, narrazione impeccabile.
Era tutto finto.
Il dettaglio geniale? Il nome del regista: Alid Loyas, anagramma di April Fools’ Day.
La vacanza a San Serriffe (The Guardian, 1977)
Nel 1977 il quotidiano The Guardian pubblica uno speciale di 7 pagine su una destinazione turistica da sogno: San Serriffe, un arcipelago tropicale.
Descrizioni dettagliate, cultura locale, geografia.
Peccato che fosse tutto inventato.
Il trucco? Ogni nome era un riferimento tipografico: Upper Caisse, Lower Caisse, Bodoni, Garamond.
Risultato: agenzie di viaggio tempestate di richieste per una meta inesistente.
L’archivio storico del giornale ne conserva il ricordo: The Guardian – San Serriffe.
La nascita dello Stato delle Trash Isles (LADbible & Plastic Oceans, 2017)
Nel 2017, un’iniziativa di grande impatto mediatico ha proposto di riconoscere ufficialmente l’enorme ammasso di plastica nel Pacifico (il Great Pacific Garbage Patch) come un vero e proprio Stato sovrano, chiamato Trash Isles.
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Era una provocazione. Ma ha funzionato.
Oltre 200.000 persone hanno richiesto la cittadinanza onoraria, tra cui l’ex vicepresidente USA Al Gore e l’attrice Judi Dench. E il tema dell’inquinamento da plastica è arrivato fino alle Nazioni Unite.
Il caso è documentato ampiamente dalle testate internazionali e sul sito della campagna Plastic Oceans – Trash Isles.
Fake news ambientali: come riconoscere un “Pesce” anche dopo il 1° aprile
Dodecalogo del giornalismo ambientale. 12 regole da seguire per raccontare la crisi climatica
Oggi le bufale viaggiano più veloci della luce, specialmente quando toccano temi sensibili come l’ambiente, i cambiamenti climatici o le nuove tecnologie “miracolose”. Se una notizia sembra troppo bella (o troppo assurda) per essere vera, è consigliabile muoversi in questo modo:
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Controllare la data: sembra banale, ma molte “scoperte rivoluzionarie” vengono pubblicate proprio tra il 31 marzo e il 1° aprile.
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Verificare la “fonte della fonte”: se la notizia cita studi di università mai sentite o nomi di scienziati che sono anagrammi (come il caso della BBC), meglio fermarsi a riflettere.
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L’emotività è un segnale: le fake news puntano tutto sullo stupore o sulla rabbia. La scienza e l’ambiente, purtroppo, hanno spesso tempi lenti e spiegazioni complesse.
