1 Aprile 2026

Pesci d’Aprile famosi che hanno fatto la storia, dagli alberi di spaghetti ai pinguini volanti

Pesci d’Aprile famosi, in occasione del primo aprile, ecco le bufale più incredibili della storia, dagli spaghetti sugli alberi ai pinguini volanti, e i consigli per riconoscere le fake news

I Pesci d’Aprile famosi con fonti verificate sono il modo migliore per celebrare questa giornata imparando a distinguere le notizie reali dalle bufale storiche che hanno ingannato milioni di persone.

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Il primo aprile è il giorno in cui la sottile linea tra realtà e assurdo si assottiglia pericolosamente. Nella storia del giornalismo, anche le testate più autorevoli si sono concesse licenze poetiche decisamente spinte, creando bufale così verosimili da scatenare centralini intasati e richieste di prenotazione per mete inesistenti.

In occasione di questa ricorrenza, eHabitat ha selezionato i casi più celebri, veri e propri capolavori di creatività che, ancora oggi, ci insegnano l’importanza del senso critico e del fact-checking, perché le bufale non passano mai di moda.

Gli spaghetti che crescono sugli alberi (BBC, 1957)

Nel 1957 la BBC trasmette un elegante documentario nel programma Panorama. Immagini perfette: contadini svizzeri raccolgono spaghetti freschi direttamente dai rami degli alberi.

Il motivo? Un inverno mite e la scomparsa del “punteruolo dello spaghetto”.

Il risultato è surreale: centinaia di persone chiamano l’emittente chiedendo istruzioni per coltivare pasta in giardino.

Non era ignoranza. Era fiducia totale nel mezzo.

I pinguini dell’Antartide che volano verso l’Amazzonia (BBC, 2008)

Nel 2008 la BBC ci riprova. Questa volta con un video spettacolare: pinguini dell’Antartide che, stanchi del freddo, spiccano il volo verso la foresta amazzonica.

Immagini perfette, narrazione impeccabile.

Era tutto finto.

Il dettaglio geniale? Il nome del regista: Alid Loyas, anagramma di April Fools’ Day.

La vacanza a San Serriffe (The Guardian, 1977)

Nel 1977 il quotidiano The Guardian pubblica uno speciale di 7 pagine su una destinazione turistica da sogno: San Serriffe, un arcipelago tropicale.

Descrizioni dettagliate, cultura locale, geografia.

Peccato che fosse tutto inventato.

Il trucco? Ogni nome era un riferimento tipografico: Upper Caisse, Lower Caisse, Bodoni, Garamond.

Risultato: agenzie di viaggio tempestate di richieste per una meta inesistente.

L’archivio storico del giornale ne conserva il ricordo: The Guardian – San Serriffe.

La nascita dello Stato delle Trash Isles (LADbible & Plastic Oceans, 2017)

Nel 2017, un’iniziativa di grande impatto mediatico ha proposto di riconoscere ufficialmente l’enorme ammasso di plastica nel Pacifico (il Great Pacific Garbage Patch) come un vero e proprio Stato sovrano, chiamato Trash Isles.

Per non mangiare rifiuti rendiamo l’isola di plastica del Pacifico uno Stato indipendente

Barbie plastic free, la fake news provocatoria in un video con Daryl Hannah

Era una provocazione. Ma ha funzionato.

Oltre 200.000 persone hanno richiesto la cittadinanza onoraria, tra cui l’ex vicepresidente USA Al Gore e l’attrice Judi Dench. E il tema dell’inquinamento da plastica è arrivato fino alle Nazioni Unite.

Il caso è documentato ampiamente dalle testate internazionali e sul sito della campagna Plastic Oceans – Trash Isles.

Fake news ambientali: come riconoscere un “Pesce” anche dopo il 1° aprile

Dodecalogo del giornalismo ambientale. 12 regole da seguire per raccontare la crisi climatica

Oggi le bufale viaggiano più veloci della luce, specialmente quando toccano temi sensibili come l’ambiente, i cambiamenti climatici o le nuove tecnologie “miracolose”. Se una notizia sembra troppo bella (o troppo assurda) per essere vera, è consigliabile muoversi in questo modo:

Perchè l’immagine della gabbia rifugio per gli uomini nelle foreste svedesi è una bufala

  1. Controllare la data: sembra banale, ma molte “scoperte rivoluzionarie” vengono pubblicate proprio tra il 31 marzo e il 1° aprile.

  2. Verificare la “fonte della fonte”: se la notizia cita studi di università mai sentite o nomi di scienziati che sono anagrammi (come il caso della BBC), meglio fermarsi a riflettere.

  3. L’emotività è un segnale: le fake news puntano tutto sullo stupore o sulla rabbia. La scienza e l’ambiente, purtroppo, hanno spesso tempi lenti e spiegazioni complesse.

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