16 Marzo 2026

Mobilità attiva, presentata la proposta di legge per tutelare pedoni e ciclisti

mobilità attiva

La mobilità attiva è l’oggetto di una proposta di legge, presentata alla Camera dei Deputati, che punta a tutelare pedoni e ciclisti

Alla Camera dei Deputati è stata presentata una nuova proposta di legge sulla mobilità attiva, prima firmataria l’onorevole Valentina Ghio (Pd), improntata alla sicurezza stradale ed alla tutela degli utenti più vulnerabili, ovvero pedoni e ciclisti.

Questo interessante testo inizia ora il suo iter parlamentare e mira ad ottenere un’adesione trasversale. Alla sua stesura ha contribuito la Federazione italiana ambiente e bicicletta (Fiab), convinta promotrice del necessario cambio culturale sulle strade, grazie anche al supporto di Andrea Colombo, esperto legale di mobilità e sicurezza stradale.

“Questa proposta di legge nasce da un dato evidente: sempre più persone scelgono di muoversi a piedi o in bicicletta, ma spesso in condizioni di elevata vulnerabilità. Serviva quindi un intervento organico che aggiornasse le norme e introducesse una gerarchia della mobilità centrata sulla tutela di pedoni e ciclisti. Non si tratta solo di modifiche tecniche, ma di un cambio di prospettiva. Siamo tutti pedoni e le strade devono diventare luoghi più sicuri e vivibili, dove camminare o pedalare sia una scelta normale e non un rischio. Inoltre strade meno trafficate sono un vantaggio anche per chi non può fare a meno di utilizzare la macchina. Per rendere concreto questo cambiamento istituiamo il Fondo nazionale per la mobilità attiva e introduciamo strumenti a supporto degli enti locali. Investire sulla mobilità attiva significa investire in salute, ambiente e città più inclusive, a misura di tutte le persone”, ha dichiarato l’onorevole Ghio

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Il contesto e la gerarchia di responsabilità

Stando ai dati forniti dall’ultimo rapporto sulla mobilità degli italiani “Audimob”, realizzato dall’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti (Isfort), oltre il 28% degli spostamenti quotidiani avviene a piedi od in bicicletta.

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Dopo gli shock della pandemia e la faticosa uscita dall’emergenza sanitaria, nell’ultimo biennio si stanno effettivamente modificando alcuni assetti di sistema. I segnali di cambiamento riguardano in primo luogo le scelte modali dei cittadini che consolidano la spinta graduale verso modelli più equilibrati e sostenibili. Il trasporto pubblico prosegue nel lento recupero dei livelli di mercato pre-Covid, l’uso dell’auto in condivisione (pooling) si rafforza e, soprattutto, cresce il peso della mobilità ciclistica e della micromobilità, favorite dal baricentro consolidato della mobilità urbana e di corto raggio. Ma altre linee positive di inversione di tendenza si affacciano. Ad esempio, la soddisfazione per i diversi mezzi di trasporto – pubblici e privati – mostra, per la prima volta dopo anni, un miglioramento leggero ma diffuso, possibile spia di una migliore organizzazione dei servizi e dei flussi veicolari. Ancora, i divari territoriali nei modelli di mobilità, storicamente contrassegnati dalla bassissima sostenibilità al Sud, nelle aree periferiche e nei territori più poveri, si stanno lievemente riducendo grazie soprattutto alla crescita della mobilità pedonale e ciclistica, nonché a un utilizzo un po’ più intenso – ma pur sempre marginale – del trasporto pubblico”, si legge nel rapporto.

Nonostante questi dati abbastanza incoraggianti restano però delle criticità evidenti in tema di sicurezza stradale, senza dimenticare che l’Italia resta il paese europeo con il più alto tasso di motorizzazione. I dati complessivi Aci-Istat più recenti, riferiti all’anno 2024, hanno rilevato sulle strade italiane ben 173.364 incidenti con lesioni a persone (+4,1% rispetto al 2023), che hanno causato 3.030 decessi (-0,3%) e 233.853 feriti (+4,1%). In media, 475 incidenti, 8,3 morti e 641 feriti ogni giorno. Più in dettaglio, sempre nel corso del 2024, sono deceduti a causa di incidenti stradali 470 pedoni (-3,1%), 185 ciclisti (-12,7%) – di cui 20 su bici elettrica (rispetto alle 12 vittime del 2023, +66,7%) – e 23 conducenti di monopattino (+9,5%).

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Rispetto al 2019, anno scelto dalla Commissione Europea come riferimento per l’obiettivo 2030 (dimezzamento del numero di vittime e feriti gravi), 44 province su 107 registrano un aumento del numero dei morti sulle strade, 55 una riduzione e nelle restanti 8 province il numero dei morti è rimasto stabile. In Italia, infine, la riduzione delle vittime rispetto al 2019 è ancora contenuta e pari al 4,5%”, si legge nel rapporto Aci-Istat.

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I dati più aggiornati, riferiti al primo semestre 2025, indicano fortunatamente una diminuzione delle vittime (1.310 rispetto alle 1.406 dello stesso periodo 2024, -6,8%), un piccolo progresso verso il raggiungimento degli obiettivi del 2030, nonostante resti ancora molto lavoro da fare.

Le cause principali degli incidenti sono la velocità elevata, la distrazione ed il mancato rispetto delle regole di precedenza, mentre i più coinvolti nei sinistri risultano gli utenti vulnerabili della strada. “Il 70% degli scontri stradali avviene in ambito urbano. Soltanto nel gennaio 2026 in Italia sono stati 58 i morti tra ciclisti e pedoni, tre in più dello stesso periodo del 2025”, chiarisce l’onorevole Ghio.

Per quanto riguarda l’estensione delle piste ciclabili, stando all’ultimo rapporto sull’ambiente urbano Istat, la rete complessiva in Italia raggiunge i  5.758,9 km, con una crescita media annua del 7,5% dal 2000, primo anno della serie storica. La densità media è di 29,7 km per 100 km² di superficie territoriale, ma restano forti squilibri territoriali poiché la dotazione risulta concentrata soprattutto nel Nord Italia (69,9 km/100 km², rispetto ai 19,2 del Centro ed ai 7 del Sud).

Le misure per la mobilità attiva

Il testo di questa proposta di legge, molto articolato e dettagliato, delinea un nuovo scenario urbano ed include numerosi aspetti della mobilità. I cambiamenti proposti riguardano il Codice della strada ma estendono la propria efficacia anche al Codice civile. Viene inoltre introdotta la gerarchia delle responsabilità, distinguendo tra gli utenti più forti (coloro che utilizzano mezzi con maggior massa, potenza o velocità) e quelli della mobilità attiva, al fine di tutelare quest’ultimi essendo i più esposti in caso di collisione. La modifica del secondo comma dell’articolo 2054 del Codice civile, infatti, fa sì che sia considerato sempre come maggiormente responsabile in caso di incidente il conducente del veicolo più pesante o potente, almeno fino a prova contraria.

“La gerarchia delle responsabilità che viene introdotta in questa proposta di legge è fondamentale. L’hanno adottata in Gran Bretagna e Olanda e non significa che c’è uno sgravio di responsabilità per altri utenti. Tutti devono rispettare le norme. Si vuole però indurre a una maggiore attenzione chi guida”, ha spiegato Massimo Gaspardo Moro (Centro studi Fiab) nel corso della conferenza stampa.

La proposta di legge  mira ad essere un “ecosistema integrato” – termine coniato dai suoi promotori – per raggiungere la vision zero, ovvero la fine delle morti per scontri stradali.

In tema di governance, la norma introduce gli indicatori di monitoraggio a livello locale ed istituisce il Comitato interministeriale per le politiche di mobilità attiva (Cipoma), cui spetterà il compito di assicurare il coordinamento e la definizione degli indirizzi strategici.

Vi sono inoltre numerose misure tese ad incentivare gli spostamenti a piedi ed in bicicletta ed a proteggere l’incolumità degli utenti attivi. Tra queste citiamo: la larghezza minima di due metri per i marciapiedi, intesi come luoghi di promozione della socialità; l’obbligo per gli automobilisti di mantenere almeno un metro e mezzo di distanza (in qualsiasi condizione stradale) durante il sorpasso dei ciclisti; l’installazione degli attraversamenti pedonali rialzati per indurre gli automobilisti a rallentare; la dotazione di sensori elettronici sui mezzi pesanti per rilevare la presenza laterale di pedoni e ciclisti negli angoli ciechi; la moderazione della velocità delle auto, intesa come elemento fondamentale per migliorare la sicurezza e la vivibilità di città e quartieri; la realizzazione di politiche di sicurezza stradale da parte delle amministrazioni comunali, come ad esempio le città 30, ed infine l’istituzione del Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale pari a 300 milioni di euro per il triennio.

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Sono previsti inoltre interventi specifici sull’educazione alla tutela della mobilità attiva, mentre anche la comunicazione dovrà fare la sua parte, con la pubblicità degli autoveicoli chiamata ad essere accompagnata da messaggi che promuovano la guida sicura ed il ricorso alla mobilità attiva e condivisa ed al trasporto pubblico.

“Questa proposta di legge concentra l’attenzione sulla mobilità ciclistica quotidiana, ritagliando un ruolo importante ai ciclisti che ogni giorno percorrono le strade cittadine, statisticamente più pericolose. La diminuzione delle collisioni stradali passa obbligatoriamente attraverso la prevenzione, in particolare limitando la velocità degli autoveicoli – ad esempio tramite i passaggi pedonali e ciclabili rialzati e ampliando gli spazi urbani sicuri per ciclisti e pedoni, come le zone urbane e scolastiche”, commenta Luigi Menna, presidente Fiab.

Ora non resta che attendere l’esito dell’iter parlamentare.

[Credits foto: Sunriseforever su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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