14 Marzo 2026

Conan, il ragazzo del futuro – Al cinema la serie anime di Miyazaki

In occasione dei 45 anni della sua messa in onda italiana, è arrivato al cinema Conan, il ragazzo del futuro di Hayao Miyazaki

Conan il ragazzo del futuro
Conan il ragazzo del futuro (未来少年コナン, Mirai shōnen Konan) è un anime televisivo del 1978 ideato e diretto da Hayao Miyazaki

Ci sono momenti in cui è necessario fare i conti con il proprio passato per poter guardare al futuro in modo più lucido e nitido. Non soltanto a livello intimo e personale, ma anche su scala globale. Uno sguardo indietro diventa allora fondamentale per immaginare un futuro possibile, o addirittura altamente probabile. Questo è uno dei nuclei centrali del cinema di Hayao Miyazaki. Nei suoi lavori si guarda spesso a un futuro (se prossimo o plausibile non ci è dato saperlo), con annessa una riflessione sul passato, intimo e collettivo.

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In questa prospettiva si inserisce anche la sua aspirazione all’universalità: raccontare storie radicate in un contesto preciso ma capaci di parlare a tutti. Il pensiero di Miyazaki, però, non è emerso soltanto negli ultimi anni. La sua ultima opera, Il ragazzo e l’airone (2023), è un messaggio meta-cinematografico rivolto alle nuove generazioni. La necessità impellente di fare un passaggio di testimone. Perché la possibilità di commettere errori, con una maggiore consapevolezza, si dovrebbe ridurre.

Si tratta sia dell’eredità di riscrivere una nuova storia, sia la stessa ripulita. Quest’ultima possibilità c’è solamente facendo i conti con gli sbagli del passato per trasformarli, parafrasando un celebre aforisma di Oscar Wilde, in esperienze. Esperienze che, una volta riconosciute come tali, scivolano nell’augurio del non ripetersi, grazie ai giusti input, e agli inevitabili sacrifici del caso. Una simile riflessione è tuttavia solo un perfezionamento, una maggiore consapevolezza in decadi di Miyazaki.

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Ma una sua forma embrionale era presente fin dal principio della sua carriera. Bisogna andare ben oltre Nausicaä della Valle del vento (1984) il film che lo ha definito come autore e che ha portato alla fondazione dello Studio Ghibli nel 1985. Bisogna andare al 1978, un anno prima del suo esordio al lungometraggio con Lupin III – Il castello di Cagliostro (1979). Si deve arrivare alla fine degli anni Settanta e quando sulla rete televisiva giapponese NHK viene trasmessa la serie Conan, il ragazzo del futuro (1978), prodotta da Nippon Animation.  

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In Italia è stato distribuito per la prima volta su televisioni private a partire dal 1981. In occasione del 45° anniversario della messa in onda, dal 9 all’11 febbraio è stato distribuito in 4K in collaborazione con Dynit e Adler Entertainment, un montaggio degli ultimi tre episodi della serie. Si tratta in un mediometraggio di 47 minuti che è venne distribuito per la prima volta in Giappone con la Shochiku con il titolo di Conan, il ragazzo del futuro: la resurrezione dell’enorme macchina Giganto nel 1984.

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La serie è liberamente ispirata al romanzo per ragazzi The Incredible Tide (1970) di Alexander Key. Il titolo stesso è significativo: un’onda “incredibile”, un maremoto, la distruzione. Nel futuro in cui vive il protagonista Conan, un ragazzo di undici anni, il mondo è stato devastato da una catastrofe. Si tratta di un’enorme onda anomala come conseguenza delle azioni dell’uomo. Nel 2008 ci sono state una serie di guerre con esplosioni nucleari talmente potenti da spostare l’asse terrestre. Così si altera l’andamento delle maree, sommergendo la maggior parte delle terre emerse. Ciò che rimane sono poche isole sparse.

Conan il ragazzo del futuro
I tre giovani protagonisti di Conan, il ragazzo del futuro: Conan (al centro), Jimsey e Lana.

Conan nasce su una di queste isole. I suoi genitori facevano parte dell’equipaggio di un’astronave che aveva tentato di fuggire dalla Terra ma che era precipitata. I sopravvissuti avevano ricominciato a vivere sull’isola, finché, uno dopo l’altro, sono morti. Rimane in vita soltanto il capitano, che cresce Conan come un nonno. La storia ha luogo vent’anni dopo il grande disastro, nel 2028. Il cuore narrativo della serie, può sembrare semplicemente la proiezione di un’epoca in cui il domani appariva radicalmente incerto. Forse è solo fantasia. O forse è una forma di monito.

Conan risulta essere un lavoro imperfetto, prima di tutto per via di una narrazione che si sviluppa nell’arco di ventisei episodi. Per sua natura, una struttura del genere comporta inevitabilmente delle lungaggini e una caratterizzazione di alcuni personaggi in modo approssimativo.

Comunque lo spirito di Miyazaki e alcuni dei temi che più gli stanno a cuore sono già presenti. Prima fra tutti, la sua grandissima attenzione per la separazione fra Natura e Tecnologia, in cui la seconda è quasi sempre in difetto rispetto alla prima. Per il semplice motivo che la prima non può essere strumentalizzata essendo, sia nel bene che nel male, “democratica”.

La tecnologia non lo è. Anche l’invenzione che nasce con le migliori intenzioni può rivelarsi pericolosa. Emblematico qui il caso dell’energia solare: può essere utile perché darebbe energia per sopravvivere e automatizzare la produzione di risorse. Ma può anche alimentare terribili macchine da guerra, inutilizzabili altrimenti. La tecnologia è più utile per la pace o per la guerra?

Capitano Dyce Conan
Conan assieme a un altro personaggio, il Capitano Dyce in una scena dell’anime.

I personaggi sono spesso divisi davanti alla domanda: qual è la cosa giusta? Conan stesso mantiene una coerenza cristallina, così come i suoi amici, Jimsey e Lana. Questo non è visto come un limite, ma come una forza dirompente, capace di stravolgere gli equilibri.

Conan il ragazzo del futuro è ancora una narrazione poco quadrata, ma capace di inanellare momenti di pura poesia: come l’invasione di falene che preannuncia un evento catastrofico. Ancora una volta la Natura mostra bellezza e, un istante dopo, distruzione. Sono momenti sparsi all’interno di un mondo che sta a metà tra il post-apocalittico e il favolistico. Miyazaki ha sempre voluto creare una favola. Conan e Lana rappresentano la matrice di tutti i giovani protagonisti dei film successivi di Miyazaki. Sono la base, la colonna portante di una filmografia che, come i suoi personaggi, resterà sempre coerente e profondamente riconoscibile.

Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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