Cassonetti per la raccolta dei vestiti pieni di capi di bassa qualità: come il fast fashion sta mettendo in crisi il sistema del riuso e del riciclo
I cassonetti per la raccolta dei vestiti usati sono ormai una presenza abituale nelle città. Nati con l’obiettivo di raccogliere abiti in buono stato, per molti anni hanno rappresentato un sistema virtuoso di recupero e riutilizzo dei tessuti. Nell’immaginario comune questi capi venivano donati direttamente ai senzatetto o a persone in difficoltà. In realtà, il loro destino era spesso diverso ma comunque utile: molti indumenti venivano recuperati, selezionati e trasformati in nuovi filati e tessuti destinati alla produzione di altri capi o materiali.
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Il riciclo prima del fast fashion
Prima della diffusione del fast fashion questo sistema funzionava piuttosto bene. Gli abiti avevano una qualità più elevata e una durata maggiore, caratteristiche che permettevano di riutilizzare efficacemente i materiali. Il recupero dei filati contribuiva a ridurre gli sprechi e allo stesso tempo creava un’intera filiera lavorativa fatta di raccolta, selezione e riciclo. Era un modello sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico.
Come il fast fashion ha rotto il meccanismo dei cassonetti per la raccolta degli indumenti usati
Negli ultimi anni, però, la situazione è cambiata radicalmente. L’avvento del fast fashion ha portato sul mercato grandi quantità di vestiti prodotti a costi molto bassi e con materiali di qualità inferiore. Questi capi vengono acquistati per pochi euro, indossati per un periodo breve e poi smaltiti. Quando finiscono nei cassonetti, spesso non possono essere riutilizzati né riciclati efficacemente perché i tessuti sono troppo scadenti o composti da fibre difficili da recuperare.
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L’uso improprio dei cassonetti per la raccolta dei vestiti
A questo problema si aggiunge un altro aspetto: sempre più persone utilizzano i cassonetti come se fossero un luogo dove liberarsi di qualsiasi oggetto inutile. Non è raro trovare al loro interno vestiti strappati, sporchi, scarpe inutilizzabili o addirittura rifiuti che non hanno nulla a che fare con l’abbigliamento. Questo comportamento compromette ulteriormente il sistema di raccolta e rende più difficile il lavoro delle aziende e delle cooperative che si occupano della selezione dei materiali.
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Il risultato è che un meccanismo nato per promuovere il riuso e il riciclo rischia di perdere la propria efficacia. Quando i cassonetti vengono riempiti con abiti inutilizzabili o con oggetti che non dovrebbero trovarsi lì, gran parte del materiale finisce comunque nei rifiuti, annullando i benefici ambientali del sistema.
Come usare i cassonetti correttamente
Per far funzionare davvero la raccolta degli indumenti è necessario un cambiamento culturale. I cassonetti per la raccolta degli indumenti usati non sono un’alternativa alla spazzatura, ma uno strumento per dare una seconda vita ai vestiti ancora utilizzabili o riciclabili. Utilizzarli correttamente significa contribuire alla riduzione degli sprechi, sostenere una filiera di lavoro e limitare l’impatto ambientale dell’industria della moda.
Solo attraverso maggiore consapevolezza e responsabilità da parte dei cittadini questo sistema potrà tornare a funzionare in modo efficace, come accadeva prima che il consumo rapido e la scarsa qualità degli abiti ne mettessero in crisi il funzionamento.
