3 Marzo 2026

Imazon è Campione della Terra Unep per scienza e innovazione

Imazon, Campione della Terra Unep, è l’istituto di ricerca brasiliano che utilizza tecnologie d’avanguardia per la lotta alla deforestazione in Amazzonia

“Imazon ha sviluppato modelli di previsione della deforestazione basati sull’intelligenza artificiale che informano le politiche e aiutano le forze dell’ordine a proteggere la foresta pluviale amazzonica, promuovendo al contempo una crescita economica sostenibile: con questa motivazione, l’istituto no profit brasiliano di ricerca scientifica, attivo dal 1990, si è aggiudicato il premio Unep Campione della Terra  2025 – scienza e innovazione, ovvero la più alta onorificenza ambientale delle Nazioni Unite, riconosciuta ai leader delle istituzioni, della società civile e del settore privato le cui azioni hanno avuto un impatto trasformativo sull’ambiente. 

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Il premio

La foresta pluviale amazzonica, vero e proprio polmone del mondo visto che produce il 20% dell’ossigeno del pianeta Terra, è sempre più minacciata dalla deforestazione legata ai più svariati interessi economici.

“Il Brasile non sarà lo stesso senza la foresta pluviale amazzonica. E il pianeta non sarà lo stesso”, afferma Carlos Souza, ricercatore associato presso Imazon (Instituto do Homen e Meio Ambiente da  Amazônia), l’istituto che promuove la conservazione e lo sviluppo sostenibile in Amazzonia. Questa associazione senza fine di lucro è riconosciuta dal Ministero della Giustizia del Brasile quale organizzazione della società civile di interesse pubblico (Ocsip).

“L’istituto ha monitorato le dinamiche della deforestazione in Amazzonia dal 1985 al 2024. Il suo obiettivo non era semplicemente quello di impegnarsi in un esercizio scientifico o creare un documento storico, ma di elaborare uno strumento pratico che consentisse alla società brasiliana – il suo governo, le sue forze dell’ordine e le sue imprese – di collaborare per prevenire un’ulteriore distruzione dell’Amazzonia e, allo stesso tempo, sostenere una crescita economica sostenibile”, chiarisce il Programma delle nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) che ha assegnato il premio.

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La mappa digitale messa a punto dai ricercatori, caratterizzata da diversi indicatori di colore giallo, arancione o rosso, individua le aree forestali maggiormente a rischio. Solo nel corso del primo anno di lancio (2021), questo virtuoso modello ha permesso di scoprire il 99% degli atti di deforestazione illegale, contribuendo inoltre a salvare il 71% delle aree che erano state classificate ad alto rischio (corrispondenti ad un totale di 15mila chilometri quadrati di territorio) ed a fornire informazioni su oltre 4.400 procedimenti legali ambientali.

“Si tratta di un significativo cambiamento di paradigma reso possibile dall’intelligenza artificiale, dal cloud computing e dai nuovi algoritmi, che ci fornisce informazioni ancora più precise sul prossimo futuro dell’Amazzonia e contribuisce a prevenire scenari di distruzione”, chiarisce Souza.

Il ricorso ai dati satellitari ed ai nuovi strumenti di intelligenza artificiale ha permesso di creare il più accurato sistema di previsione della perdita forestale, tanto che il 73% degli allarmi di deforestazione si è verificato entro quattro chilometri dalla posizione prevista. Tale lavoro di ricerca permette di rafforzare l’applicazione della legge ed ha un’importanza enorme, perché fornisce supporto alle politiche governative oltre ad informazioni preziose per numerosissime controversie legali di carattere ambientale, arrivando perfino a influenzare il sistema di distribuzione dei crediti agricoli.

Imazon collabora infatti con le varie procure della regione nei casi di deforestazione illegale e con altre istituzioni, come ad esempio il Consiglio monetario nazionale, cui spetta la concessione dei crediti agricoli in base al rispetto delle norme ambientali da parte dei richiedenti.

Non si tratta però solo di un freddo lavoro di raccolta dati, perché Imazon, prima di tutto, collabora da sempre con le comunità locali ed ascolta le loro esigenze, cercando al contempo di tutelare il patrimonio forestale e di promuovere pratiche di sussistenza sostenibili. “La scienza non viene dall’esterno, ma dall’interno. Quindi, apportiamo le nostre conoscenze di ricerca e le colleghiamo alle conoscenze ancestrali locali ed alla saggezza dei popoli della foresta”, il concetto fondamentale spiegato da Ritaumaria Pereira, direttrice esecutiva di Imazon.

I dati oggettivi danno inoltre ragione a questo virtuoso istituto di ricerca, che ha completamente sovvertito la falsa credenza secondo cui la conservazione non può coesistere con lo sviluppo: tra il 2004 ed il 2012 la deforestazione dell’Amazzonia è diminuita dell’84% ed il Prodotto interno lordo (Pil) dello stesso territorio è più che raddoppiato. La tutela di un patrimonio forestale di altissimo valore ecologico non esclude dunque la possibilità di crescita economica.

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La situazione purtroppo però resta critica, perché la deforestazione dell’Amazzonia rallenta ma non si ferma, rischiando di accentuare le già devastanti conseguenze del cambiamento climatico. “Nonostante tutto questo arsenale di strumenti di monitoraggio, continuiamo a perdere foreste, a un’intensità minore, a un tasso annuo inferiore, ma la deforestazione continua ogni anno”, commenta Souza.

La deforestazione netta zero pare ancora un obiettivo alla portata, raggiungibile tramite le pratiche per la cattura del carbonio ed il ripristino della biodiversità e delle aree disboscate improduttive. La politica è ora chiamata a scegliere cosa fare e quali priorità intende darsi, noi ci auguriamo che a guidarla sia la responsabilità verso il pianeta ed il futuro delle nuove generazioni.

Quando ho iniziato a lavorare, pensavo che la sfida fosse tecnologica. Pensavo fosse una mancanza di informazioni. Non lo è. Oggi è chiaro che ciò di cui abbiamo bisogno sono decisioni politiche pubbliche assertive per la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse amazzoniche. È ancora possibile vincere questa battaglia. Sono molto fiducioso. C’è ancora tempo. Ma non ne abbiamo molto”, conclude Souza.

Imazon

Intanto Imazon ne ha fatta di strada dalla sua fondazione nel 1990 sull’onda dell’operato di un volenteroso ecologo statunitense, Christopher Uhl, che giunto in Amazzonia nella sua veste di ricercatore capì subito che i cambiamenti in atto nella regione avrebbero avuto conseguenze notevoli, dando poi il là ad una nuova generazione di scienziati specializzati in questo ambito.

Le difficoltà degli inizi in una piccola sede con soli 15 ricercatori e tre computer disponibili sono ormai alle spalle, oggi Imazon ha pubblicato 1.040 studi, tra cui 323 bollettini, 271 articoli scientifici, 225 rapporti tecnici, 144 libri e 42 saggi in volumi collettanei, senza dimenticare i 35 piani di gestione, l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia e la realizzazione di quelle utilissime mappe per la prevenzione della deforestazione già trattate in precedenza. L’etica nel lavoro, la sostenibilità come obiettivo ed il metodo scientifico quale stella polare sono i pilastri su cui si regge. Non a caso, prima del premio suddetto Imazon aveva già ottenuto ben 22 riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale.

Dopo lo sviluppo del primo progetto dimostrativo di gestione forestale in Amazzonia, realizzato su un’area di 250 ettari a Paragominas, tra il 1993 e il 1994, ci sono stati molti altri contributi nel corso degli anni da parte di questo istituto, ci limitiamo a citare: la ricerca condotta in collaborazione con la Banca Mondiale sulle dinamiche di espansione e contrazione (2000), che è stata punto di riferimento per lo sviluppo di politiche pubbliche volte a combattere la deforestazione ed a creare unità di conservazione in Amazzonia (tali studi hanno contribuito al National Forest Program ed al National System of Conservation Units); la ricerca sull’ecologia del mogano (2002), che è stato inserito nelle specie minacciate nella Convenzione CITES; la creazione dell’Indice di frazione differenziale normalizzata (2005), utilizzato per monitorare il degrado forestale nella regione panamazzonica e in altri biomi; il supporto tecnico per la creazione di 13 Unità di conservazione per un totale di circa 22 milioni di ettari (2006); il lancio del sistema di allerta sulla deforestazione (Sad) e del Programma “Comune Verde” a Paragominas (2008); il sostegno alla creazione dei parchi nazionali Juruena e Campos Amazônicos nell’Amazzonia meridionale (2010); la pubblicazione del primo rapporto basato sull’Indice di progresso sociale (Spi) a livello subnazionale nel mondo, che ha misurato la qualità della vita in tutti i 772 Comuni dell’Amazzonia (2014); il ruolo di primo piano nell’ideazione e nello sviluppo della rete MapBiomas, che mira a mappare annualmente i cambiamenti nell’uso e nella copertura del suolo in Brasile, nonché la Creazione del Programma di Agenti ambientali comunitari (Aac), che ha già formato più di 100 volontari per le azioni di tutela ed educazione ambientale nello Stato del  Pará (2015), ed infine i lanci di FloreSer (2017), un sistema di monitoraggio della vegetazione secondaria in Amazzonia, del portale Proteja (2019), la più grande biblioteca digitale sulle aree protette del Brasile, del progetto Amazzonia 2030 (2020), di PrevisIA (2021), una piattaforma che utilizza l’intelligenza artificiale per identificare le aree a più alto rischio di deforestazione  in Amazzonia, del Green Radar (2022), per individuare gli stabilimenti di lavorazione della carne ed i rivenditori che contrastano più efficacemente la deforestazione illegale, in ultimo del portale JusAmazônia (2024), che consente il monitoraggio delle azioni civili pubbliche relative ai reati ambientali.

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Le attività di Imazon continuano pure ad avere risvolti politici importanti, basti pensare, nel 2023, alla ricerca riguardante 3.500 cause legali legate alla deforestazione illegale in Amazzonia, che ha spinto il Consiglio nazionale di giustizia (Cnj) a lanciare il Protocollo per giudicare le cause legali in materia ambientale, od allo studio sulla regolarizzazione dei terreni vero precursore del decreto federale n. 11.688 del 5 settembre 2023, che ha spinto verso la priorità alla conservazione.

Insieme a tutte le altre attività riguardanti il ripristino del paesaggio, la creazione e tutela delle aree protette, gli interventi in ambito socio-economico, politico e giuridico, questo istituto di ricerca che ha a cuore l’Amazzonia prosegue le sue nove azioni di monitoraggio nella regione, combinando innovazioni tecnologiche nel telerilevamento, nell’analisi spaziale e nell’intelligenza artificiale.

L’Amazzonia, oltre ad esser casa di molte popolazioni indigene, è un patrimonio mondiale per la ricchezza di biodiversità, la capacità di stoccare il carbonio e la regolazione del clima. Non possiamo permetterci di perderla.

[Credits foto: Bandiereunite su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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