Festival di Sanremo 2026, ancora greenwashing. Greenpeace critica la presenza di troppe aziende inquinanti e responsabili della crisi climatica tra gli sponsor
Torna il tradizionale Festival di Sanremo, giunto alla sua 76ª edizione, con il consueto corollario di polemiche pure pre-gara (caso Pucci docet) ed alcuni vecchi mali. Greenpeace Italia alza la voce e, dopo aver già segnalato la presenza di grandi sponsor responsabili della crisi climatica alle appena concluse Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, punta ora il dito contro i principali partner del Festival della canzone italiana 2026, quali Eni, Suzuki e Costa Crociere, protagonisti nell’evento diffuso “Tra palco e città” firmato da Rai Pubblicità.
Festival di Sanremo 2026 ai nastri di partenza, una mobilità più sostenibile ma non senza polemiche
“Ci troviamo di fronte a un paradosso: un evento che dovrebbe celebrare la musica italiana diventa il palcoscenico per il greenwashing di colossi industriali che inquinano il pianeta. Sponsor come Eni sfruttano la vetrina del Festival per confondere il pubblico e trasmettere un’immagine di aziende verdi e attente all’ambiente anche se la realtà è ben diversa. E come se non bastasse, sui rapporti di queste aziende con la Rai e con il Comune di Sanremo c’è una mancanza totale di trasparenza”, commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia.
La polemica
L’organizzazione ambientalista mostra sempre maggiore insofferenza nei riguardi di queste pretese green da parte di multinazionali dalle “mani sporche”, sempre più coinvolte nel business dei fossili ed in realtà poco attente alla transizione ecologica.
Già lo scorso anno, Greenpeace Italia aveva inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai e Rai Pubblicità, al fine di ottenere informazioni sia sui finanziamenti concessi al Festival da parte dei principali sponsor e partner, sia sugli spazi ottenuti da quest’ultimi in cambio degli emolumenti. Tale richiesta fu poi estesa al Comune di Sanremo ed ai ministeri dell’Economia e delle Finanze e delle Imprese e del Made in Italy. La ragione è facile da capire: il primo controlla direttamente la Rai, mentre il secondo definisce le linee guida che stabiliscono gli obblighi del servizio pubblico. La richiesta di Greenpeace trovò pure un appiglio politico grazie alla deputata Rachele Scarpa (Pd), che la rese oggetto di un’interrogazione parlamentare.
Fantagreenwashing, Greenpeace all’attacco del Festival di Sanremo
Ebbene, un anno è passato ma Greenpeace conferma di non aver mai ricevuto risposte adeguate. Anzi, dopo una serie di richieste di riesame, Rai e Rai Pubblicità hanno sostenuto di non dover rendere conto pubblicamente di quanto richiesto, mentre il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha precisato che quanto non pubblicato dalla Rai è oggetto di segreto industriale e commerciale ed il Ministero del Made in Italy si è limitato a condividere con l’organizzazione ambientalista alcuni documenti, giudicati da quest’ultima talmente oscurati da rivelarsi completamente inutili. Il Comune di Sanremo ha scelto invece di non condividere la documentazione per “clausole di riservatezza” ed “anche e soprattutto per la motivata opposizione da parte delle controinteressate”.
Secondo Greenpeace, la mancanza di trasparenza da parte della Rai e del Comune di Sanremo, di fatto enti pubblici, rende le sponsorizzazioni al Festival da parte di soggetti quali Eni ancora più problematiche, “soprattutto se consideriamo il fatto che il totale della raccolta pubblicitaria del Festival di Sanremo è in continua crescita, con stime di 70 milioni di euro investiti da partner e sponsor per questa edizione. La trasparenza sarebbe il primo passo per liberare il mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport dal greenwashing delle aziende inquinanti”, chiarisce Spadini.
Sanremo 2026, le Bambole di Pezza e il valore dell’imperfezione contro la plastica del sistema
Greenpeace vs Eni
La querelle tra Greenpeace ed Eni si trascina ormai da anni. Una recente analisi dell’ottobre 2025, commissionata dalla stessa organizzazione ambientalista, ha quantificato i danni economici associati alle emissioni di carbonio di nove tra le più grandi società petrolifere e del gas, Eni compresa, dalla firma dell’Accordo di Parigi nel 2015.
Sanremo 2026, Dargen D’Amico e l’AI, quando la tecnologia diventa specchio della nostra fragilità
“La cifra stima il costo sociale del carbonio (SCC), ovvero i danni economici relativi agli impatti sulla salute e sulla sicurezza alimentare, ai rischi legati all’innalzamento del livello del mare e degli eventi climatici estremi per tutto il periodo in cui la CO₂ resterà in atmosfera. Secondo l’analisi, realizzata da scienziati indipendenti, i danni associabili alle sole emissioni di ENI negli ultimi dieci anni ammonterebbero a 460 miliardi di euro”, riferisce Greenpeace.
Nel maggio 2023, Greenpeace Italia – insieme a ReCommon ed a dodici privati cittadini – ha promosso la prima azione di contenzioso climatico (climate litigation) contro una società di diritto privato italiana (Eni, appunto).
Tale causa civile chiede “di accertare e dichiarare che ENI SPA, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Cassa depositi e prestiti SPA sono responsabili nei confronti dei cittadini italiani per danni alla salute, all’incolumità e alle proprietà, nonché per aver messo, e aver continuato a mettere, in pericolo gli stessi beni per effetto delle conseguenze del cambiamento climatico. Un fenomeno che queste realtà hanno contribuito a provocare a causa delle emissioni in atmosfera di gas serra, e in particolare CO2, derivanti dalle attività industriali, commerciali e dei prodotti per il trasporto di energia venduti da ENI, il tutto oltre i limiti internazionalmente riconosciuti e accettati dalla stessa compagnia”.
Fulminacci a Sanremo 2026, tra Stupida sfortuna e l’ansia ambientale di una generazione
“La Giusta Causa”, come è stata ribattezzata, non chiede una quantificazione dei danni patrimoniali e non, ma solo un accertamento delle responsabilità dei convenuti per i danni provocati. “Allo stesso tempo chiediamo la condanna di ENI a rivedere la sua strategia industriale per ridurre le emissioni di gas climalteranti del 45% al 2030 rispetto ai livelli del 2020, in linea con l’Accordo di Parigi, e la condanna del Ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista influente di Eni, ad adottare una politica climatica che guidi la sua partecipazione nella società sempre attenendosi alle disposizioni dell’Accordo di Parigi”, chiariscono i promotori di questa battaglia legale.
In seguito alle eccezioni preliminari sollevate da Eni, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti, riguardanti “il difetto assoluto di giurisdizione del giudice ordinario adito”, si sono pronunciate le sezioni unite della Corte di Cassazione che hanno invece riconosciuto la competenza del giudice civile a valutare azioni per danni da emissioni climalteranti (ordinanza n. 20381 del 23 luglio 2025).
Giustizia climatica: la Cassazione dà ragione a Greenpeace, via libera alla causa contro ENI
Per Greenpeace siamo di fronte a una vittoria storica in tema di giustizia climatica, che ha dimostrato come nessuno (colosso Eni compreso) possa più sottrarsi alle proprie responsabilità. Le cause climatiche in Italia sono dunque lecite e ammissibili, poiché la Suprema Corte ha ribadito che i giudici italiani si possono pronunciare sui danni derivanti dal cambiamento climatico sulla scorta sia della normativa nazionale, sia di quella sovranazionale.
“La pronuncia allinea l’Italia agli altri paesi più evoluti in cui il clima e i diritti umani trovano una tutela giurisdizionale e indica la strada per tutte le future azioni giudiziarie nel nostro Paese. La tutela dei diritti umani fondamentali di cittadine e cittadini minacciati dall’emergenza climatica è superiore a ogni altra prerogativa e da oggi sarà possibile avere giustizia climatica anche nei tribunali italiani”, la conclusione di Greenpeace.
Leo Gassmann a Sanremo 2026 con un brano che racconta il suo spirito Naturale
Segui eHabitat per notizie e approfondimenti su Sanremo 2026. Anche quest’anno saremo sul campo per seguire e raccontarvi il Festival con un occhio di riguardo per l’ambiente.
[Immagine di copertina @Francesco Rasero]
