Dopo l’uccisione del leader del CJNG, il Messico affronta una nuova instabilità. Oltre all’emergenza sicurezza, analizziamo i rischi per gli ecosistemi, le foreste e i difensori della natura in un territorio sotto scacco dei narcos.
Messico allo sbando: cartelli dei narcos nel caos e istituzioni al centro di una crisi senza precedenti. Pesanti le ricadute e i rischi sugli ecosistemi già provati da anni di criminalità organizzata.
Il 22 febbraio 2026 le forze di sicurezza messicane, con supporto di intelligence statunitense, hanno ucciso Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come El Mencho, il capo storico del potente Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). Questo evento ha scatenato una violenta reazione di gruppi criminali, con blocchi stradali, attacchi a infrastrutture, incendi di auto e centinaia di scontri in almeno otto stati federali messicani. Alcuni governi esteri, tra cui quello degli Stati Uniti, hanno emesso avvisi di sicurezza e consigliato a cittadini e turisti di rifugiarsi o limitare gli spostamenti nelle zone più colpite.
Il bilancio provvisorio delle violenze parla di decine di vittime, tra cui membri delle forze dell’ordine, civili e sospetti affiliati ai cartelli; oltre a centinaia di cancellazioni e deviazioni di voli negli aeroporti, chiusure temporanee di scuole e uffici pubblici e un clima di insicurezza diffuso.
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Messico: narcos e lo sfruttamento delle risorse
Quella attuale non è soltanto una crisi di sicurezza: è il risultato di decenni in cui le organizzazioni criminali messicane hanno consolidato un controllo capillare su porzioni vaste di territorio, fondato non solo sul traffico di stupefacenti, ma sull’infiltrazione in settori dell’economia legale e nella gestione delle risorse naturali. Gruppi come il CJNG e altri cartelli operano da tempo in aree rurali: foreste, montagne, terre agricole… dove gestiscono rotte di contrabbando, sfruttamento di legname, coltivazioni intensive e miniere non regolamentate.
Questo controllo del territorio non è neutro dal punto di vista ambientale. In molte regioni, soprattutto negli stati di Jalisco, Michoacán e Guerrero, la presenza dei cartelli ha indebolito la capacità delle istituzioni ambientali di monitorare e limitare attività illegali come il taglio di legname o l’espansione incontrollata di monocolture. In questi stessi stati, negli anni recenti si è osservata una deforestazione significativa dovuta soprattutto all’espansione di coltivazioni intensive di avocado, che spesso coinvolgono sistemi di produzione non regolati e impatti negativi sui suoli e sulle risorse idriche.
L’espansione delle economie criminali nei settori della produzione agricola e delle risorse naturali ha portato a conseguenze ambientali profonde. La deforestazione per fare spazio a coltivazioni intensive, come appunto quella degli avocado, talvolta definita “oro verde” per i profitti che genera, ha trasformato vaste aree di foresta naturale in monocolture. Questo fenomeno non solo riduce la copertura forestale, ma mette in pericolo habitat di specie chiave, come la farfalla monarca nella Riserva della biosfera del Michoacán, uno degli ecosistemi più delicati del paese. Ancora una volta, il legame tra Messico, narcos e degrado ambientale è evidente.
Ma non è solo questione di agricoltura: in varie parti del Messico i gruppi criminali sono stati collegati anche a rotte di traffico di legname e minerali illegali, attività che generano profitti elevati e che avvengono spesso in aree remote e difficili da controllare. Senza la presenza stabile di istituzioni pubbliche, queste attività si svolgono con scarso rispetto per gli equilibri ecologici, alimentando degrado del suolo, inquinamento delle acque e perdita di biodiversità.
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Violenza, attenzione istituzionale e ambiente messo in secondo piano
La risposta immediata alla morte di El Mencho è stata di carattere militare e di sicurezza pubblica, con un dispiegamento di truppe e un aumento dei controlli nelle città maggiori. Tuttavia, questa escalation distoglie risorse e attenzione da temi di altra natura, come la tutela ambientale. In passato si è già visto come, quando gli organi statali si concentrano su emergenze di sicurezza, le attività di vigilanza ambientale vengono ridotte o sospese, lasciando spazio ad attività illegali di sfruttamento delle risorse che possono proseguire indisturbate. Anche nelle ultime ore, mentre gruppi criminali reagiscono alla leadership perduta, non ci sono stati annunci di ripristino o rafforzamento dei programmi di monitoraggio ambientale nelle aree rurali sotto pressione.
La sfida per le comunità e i difensori dell’ambiente
In un contesto di violenza diffusa, la vita delle comunità locali e degli attivisti ambientali diventa ancora più difficile. Gli ambientalisti messicani continuano da anni a denunciare intimidazioni e aggressioni quando provano a proteggere foreste, fiumi o specie a rischio, e negli ultimi anni il Messico si è distinto tra i paesi con il più alto numero di attacchi contro difensori della natura in tutta l’America Latina. Senza sicurezza e tutela dello Stato, le pressioni sulle risorse naturali aumentano, mentre chi prova a difenderle si trova spesso in prima linea tra conflitti sociali e ambientali.
[Foto di Juanjo Jaramillo su Unsplash]
