Stop alla distruzione dei rifiuti tessili: dal 2026 l’UE vieta alle grandi aziende di distruggere abiti e scarpe invenduti. Cosa prevede il regolamento ESPR.
Esiste l’impatto ambientale legato all’uso (o all’abuso) di oggetti e materiali. E poi, c’è qualcosa che si spinge ancora più in là, ben oltre ciò che il senso comune dovrebbe accettare: la produzione massiva di beni di consumo che non verranno mai utilizzati. Gli indumenti ne sono un esempio eclatante: ogni anno milioni di capi nuovi vengono distrutti prima ancora di essere indossati. Con lo stop alla distruzione dei rifiuti tessili, l’Unione europea interviene per fermare una pratica che alimenta sprechi, emissioni e sovrapproduzione nel settore moda. Le nuove misure, adottate nell’ambito del regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR), rendono operativo il divieto per abbigliamento, accessori e calzature invenduti.
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Rifiuti tessili invenduti: i numeri dello spreco in Europa
Secondo le stime della Commissione europea, una quantità compresa tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili invenduti viene distrutta ogni anno prima ancora di arrivare al consumatore finale. Una pratica che genera circa 5,6 milioni di tonnellate di CO₂, un volume paragonabile alle emissioni nette annuali della Svezia nel 2021.
Il paradosso è evidente: capi nuovi trasformati in rifiuti per liberare magazzini, proteggere il valore del marchio o gestire resi eccessivi, in un sistema dominato dalla fast fashion e dall’ultra-fast fashion, che produce come se non esistessero limiti, né ambientali né materiali.
Stop alla distruzione dei rifiuti tessili: cosa prevede l’ESPR
Il Regolamento (UE) 2024/1781, entrato in vigore nel luglio 2024, introduce un doppio intervento:
- Divieto di distruzione per abbigliamento, accessori e calzature invenduti;
- Obbligo di trasparenza sui volumi di prodotti smaltiti.
Per le grandi imprese, il divieto scatterà il 19 luglio 2026. Le medie imprese dovranno invece adeguarsi entro il 2030.
Micro e piccole imprese sono escluse dagli obblighi di comunicazione, ma restano coinvolte nel quadro generale di sostenibilità.
La distruzione sarà consentita solo in casi specifici: motivi di sicurezza, problemi igienico-sanitari, danneggiamento dei prodotti o obblighi normativi.
Trasparenza obbligatoria e rendicontazione standard
Accanto al divieto, la Commissione ha adottato un formato standard per la comunicazione dei dati sugli invenduti. Le imprese dovranno indicare:
- numero e peso dei prodotti distrutti;
- motivazioni dello smaltimento;
- eventuali deroghe applicate;
- misure adottate per prevenire la distruzione.
Dopo le prime fasi, il nuovo schema entrerà pienamente in vigore da febbraio 2027, offrendo tempo per il progressivo adeguamento.
L’obiettivo è rendere comparabili i dati tra Stati membri e generare una base informativa trasparente su un fenomeno finora poco tracciabile, e poco tracciato.
Verso un’economia circolare nel settore moda
Lo stop alla distruzione dei rifiuti tessili si inserisce nella più ampia strategia europea per l’economia circolare e nella transizione delineata dal Green Deal. Al suo interno, il settore tessile è considerato prioritario per impatto ambientale e volume di rifiuti generati.
Le imprese saranno incentivate a:
- migliorare la gestione delle scorte;
- ridurre la sovrapproduzione;
- ottimizzare lo smistamento dei resi;
- favorire rivendita, donazione, rigenerazione e riciclo.
Come ha dichiarato la Commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall, il settore tessile è “in prima linea nella transizione verso la sostenibilità”, ma i numeri dimostrano la necessità di interventi strutturali.
Cosa cambia per consumatori e imprese
Dal punto di vista dei consumatori, queste misure rispondono a una crescente sensibilità verso l’impatto ambientale e sociale della moda.
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Per le imprese, invece, il divieto rappresenta un cambio di paradigma: la distruzione come soluzione ordinaria per l’eccedenza di magazzino non sarà più ammessa. La trasparenza diventa, così, leva competitiva e reputazionale, mentre la gestione responsabile degli invenduti è chiamata a una radicale trasformazione: da costo nascosto a elemento centrale delle strategie aziendali.
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