Il Comune di Genova ha rifiutato le autorizzazioni per l’attendamento del Circo Africa e approvato la mozione per il divieto degli animali nei circhi
Il Comune di Genova si schiera in prima linea nella battaglia per la fine del circo con gli animali. L’attuale amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Silvia Salis, ha prima rifiutato le autorizzazioni per l’attendamento del Circo Africa di Paolo Orfei – che era previsto nel capoluogo ligure nei giorni dal 12 al 16 febbraio – e poi approvato all’unanimità la mozione che sollecita il governo a dare attuazione alla legge delega 15 luglio 2022 n.106 sul riordinamento del settore dello spettacolo, dove è previsto pure il superamento dell’uso degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti.
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Questa decisione del Consiglio comunale, sollecitata dalla consigliera delegata alla tutela degli animali Francesca Ghio (Avs), impegna anche la Giunta a promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla tutela degli animali nelle scuole e sul territorio, prevedendo inoltre il rafforzamento dei controlli effettuati dagli enti competenti sui circhi che richiedano l’attendamento, nel pieno rispetto delle Linee guida Cites, dei requisiti di benessere animale e della sicurezza pubblica.
I commenti
“Si tratta di una scelta che testimonia attenzione, senso di responsabilità e sensibilità istituzionale verso la tutela del benessere animale, nonché coerenza con un orientamento sempre più diffuso nella società civile e nelle amministrazioni locali, volto al superamento dell’utilizzo degli animali negli spettacoli viaggianti. Siamo convinti che decisioni come questa rappresentino un segnale importante e contribuiscano a promuovere modelli di intrattenimento rispettosi degli animali, in linea con l’evoluzione culturale del Paese”, ha commentato Arianna Fioravanti, responsabile Oipa Italia dei rapporti con le istituzioni.
In merito al voto della mozione ha espresso particolare soddisfazione pure la Lega Antivivisezione (Lav), “si tratta di un segnale politico significativo e trasversale, che rafforza la richiesta rivolta al Governo affinché ponga fine ai continui rinvii e dia finalmente attuazione alla Legge delega sullo spettacolo, assumendosi la responsabilità di una scelta ormai non più procrastinabile. Noi di LAV ci auguriamo che il positivo esempio del Comune di Genova sia seguito da altri Comuni. Il voto unanime di tutte le forze politiche dimostra come il superamento dell’utilizzo degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti, rappresenti una scelta ampiamente condivisa, capace di andare oltre ogni appartenenza politica. Di fronte a una volontà così chiara e trasversale – già espressa nel tempo anche da Comuni come Roma e Firenze, così come da Regioni come Lombardia e Piemonte – il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e il Sottosegretario Gianmarco Mazzi sono nuovamente chiamati ad assumersi le proprie responsabilità, dando piena attuazione alla delega del Parlamento e procedendo con urgenza all’emanazione del decreto legislativo per un chiaro stop all’utilizzo di tutti gli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti”.
Lo scorso 6 agosto, il termine per varare il decreto attuativo della già citata legge delega sullo spettacolo è stato spostato dal 18 agosto 2025 al 31 dicembre 2026.
Si tratta del terzo rinvio in due anni e secondo la Lav siamo a fronte di una “proroga della sofferenza” , poiché “il Consiglio dei Ministri ha ignorato ancora una volta la volontà della stragrande maggioranza degli italiani, i 240mila firmatari della nostra petizione, i pronunciamenti della Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari, dei Consigli regionali di Lombardia e Lazio, di Consigli comunali come Verona, Cagliari, Perugia, Roma che si sono espressi in favore della dismissione dell’utilizzo degli animali nei circhi”.
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Gli animali nei circhi
Il divertimento all’interno dei tendoni nasconde vite di sofferenze e privazioni. All’interno dei circhi, gli animali vivono in condizioni del tutto innaturali e sono privati delle loro esigenze biologiche ed etologiche. Costretti a vivere in gabbie o ambienti troppo ristretti ed in condizioni igieniche spesso pessime, spostati per lunghi tragitti e sottoposti a metodi di addestramento mortificanti e non di rado violenti, i protagonisti di questi “spettacoli” incorrono in problemi di salute e neurologici, arrivando perfino a sviluppare comportamenti aggressivi quale reazione allo stress e alla frustrazione dei loro istinti naturali.
Le loro espressioni ed i loro sguardi comunicano più di qualsiasi parola: tristi, impauriti, ridicolizzati e ridotti alla ripetizione di movimenti ripetitivi e ossessivi, nelle loro esibizioni gli animali sono piegati alle esigenze di intrattenimento di noi umani, ma il prodotto finale pare tutto tranne che uno spettacolo.
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Spiega Oipa Italia, “i leoni e gli elefanti in natura stabiliscono complessi rapporti sociali, annullati all’interno del circo. Al contrario, le tigri sono animali solitari: al circo vengono costrette a vivere in pochi metri quadrati (in natura il loro territorio si può estendere anche per centinaia di km²) in gruppi a volte costituiti anche da altri felini. I domatori piegano la volontà degli animali attraverso violenze e privazioni: o l’animale si piega o muore. Anche durante gli spettacoli, non è difficile notare che gli animali sono terrorizzati: spesso i leoni strisciano sulla pancia, con le orecchie abbassate indietro, ringhiando sommessamente”.
Opia Italia entra in dettaglio pure sulle dure e innaturali condizioni di detenzione, fornendo alcuni esempi significativi, “gli elefanti sono in genere immobilizzati da due corte catene metalliche legate alle zampe. Fermi in piccoli box in mezzo ai loro escrementi, passano la giornata dondolando ossessivamente il capo, l’unico movimento possibile. Un atteggiamento che mantengono anche una volta liberati. In un dossier pubblicato recentemente dall’associazione animalista inglese Animal Defenders, si dimostra come i leoni del circo Chipperfield’s (condannato per maltrattamento di animali) passino fino al 97% della loro giornata in spazi di 1,9 x 2,4 metri. Tutto è regolato in maniera rigida e monotona. Agli animali non resta che dormire o girare nervosamente nelle loro gabbie basse e strette. Il circo di Barcellona, che come altri circhi fa anche servizio zoo, teneva un canguro in una gabbia buia e talmente piccola che l’animale non riusciva neppure a stare eretto”.
“Assecondare l’uomo o morire” è la filosofia del domatore, che per impartire i suoi voleri ricorre a metodi estremi, come le percosse e la privazione del cibo e del sonno, in un clima costante di minaccia e intimorimento. Oipa Italia ricorda, ad esempio, un dichiarazione del domatore francese Alfred Court, “restavo solo con le tigri e le punivo in modo che esse non avrebbero dimenticato… È il gioco del domatore di leoni. Egli fa agire il leone sotto la costante minaccia della morte e lo ricorda al leone con migliaia di punzecchiature, ferite e frustate. Il leone ruggisce la sua protesta, ma va avanti con l’esercizio, perché non vuole morire”.
Leoni, tigri, elefanti e cavalli sono gli animali più diffusi nei circhi, dove è facile trovare pure dromedari, zebre, canguri, rettili, pappagalli, gorilla, scimpanzé, bufali, oche e foche, oltre a tigri bianche, ippopotami e rinoceronti, di più recente diffusione. La Convenzione di Washington (Cites) del 1973, che regola il commercio delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, vieta l’importazione degli scimpanzé e di altri animali esotici che continuano però ad esser oggetto di un commercio illegale.
Novità e situazione europea
Qualcosa fortunatamente si sta muovendo. Mentre il circo contemporaneo, che non prevede l’utilizzo di animali, miete sempre più successo e consenso di pubblico, anche in Italia stiamo assistendo a qualche novità positiva, come ad esempio il rinnovo dello storico Circo Medrano, che dopo 160 anni di attività è diventato animal-free, od il progetto di rilancio del noto Circo Moira Orfei, destinato unicamente alla valorizzazione di giocolieri, clown, acrobati ed a non impiegare più gli animali.
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D’altronde, anche i gusti del pubblico paiono ormai cambiati. Un’indagine Doxa del settembre 2023, commissionata dalla Lav, ha rilevato che oltre il 76% degli italiani è contrario all’utilizzo degli animali nei circhi, mentre il 79% è favorevole a destinare i fondi pubblici solo ai circhi intenzionati a riconvertirsi e quindi a non proporre più spettacoli con animali.
Mentre l’Italia è ancora in posizione di attesa, in Europa sono molti ormai i Paesi che hanno applicato il divieto totale o parziale dell’utilizzo degli animali nei circhi. La prima a introdurre il bando totale è stata la Grecia nel 2012, seguita da Cipro, Malta e Croazia, mentre restrizioni ai soli animali selvatici vigono in Danimarca, Norvegia, Irlanda, Scozia, Galles, Inghilterra, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Spagna, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord, Slovacchia, Romania, Estonia, Lettonia, Lituania e, con alcune eccezioni o limiti, in Finlandia, Svezia, Francia, Portogallo, Bulgaria, Repubblica Ceca e Polonia.
Tali dati mostrano il notevole ritardo del nostro Paese: nei circhi italiani sono ancora detenuti circa duemila animali, che dopo continui rinvii sperano che il 2026 sia finalmente l’anno definitivo per l’uscita dai tendoni e la riconquista della libertà.
[Credits foto succo © Pixabay]
