Con Send Help Sam Raimi torna al cinema con un survival horror che è anche una satira sociale. Quando le apparenze cadono, la natura ristabilisce le vere gerarchie basate sulle competenze.
In Send Help il potere e il denaro come dimostrazione di forza e come mezzo per ottenere una posizione sociale (anche a discapito delle proprie reali capacità) è il tema centrale come in diversi numerosi film.
Come in Triangle of Sadness (2022) di Ruben Östlund, Palma d’oro al 75° Festival di Cannes. Il regista svedese porta tale concezione all’estremo attraverso un racconto al limite. I vari personaggi stipati in uno yacht di lusso, vagheggiano e si scambiano opinioni attraverso teorie da manuale di sociopolitica. Le stesse vengono poi smentite da una tempesta che provoca una detonazione di vomito che sommerge tutto.
A ciò fa seguito una detonazione vera dell’imbarcazione che porta i sopravvissuti alla deriva su di un’isola deserta. Qua i rapporti di forza si invertono quando l’inserviente che si era vista per una manciata di secondi all’inizio del film, diventa decisiva. Un personaggio apparentemente insignificante prende in mano la situazione grazie alla sua ‘arte di arrangiarsi’ e subito ne approfitta.

Questo tema, nel film di Östlund, è un approccio radicale per raccontare una questione complessa e ricca di sfumature. E per comprenderla non serve ricorrere a troppe teorie filosofiche o sociologiche. Basta osservare il mondo reale, come quello del lavoro.
È proprio su questo punto che si concentra Send Help di Sam Raimi, uscito con la 20th Century Studios Italia il 29 gennaio. Raimi è un autore che ha iniziato con il genere horror. È stato delle giovani promesse del cinema americano che nel 1981 esplode con La casa, un film horror dal modesto budget di 100.000 dollari. Tuttavia entra nel cinema contemporaneo come uno degli esordi più clamorosi (e di successo) attraverso anche una grande originalità tecnica se si tiene conto delle premesse.
Questo successo portò il regista ai vertici dell’industria hollywoodiana, fino alla realizzazione della trilogia di Spider-Man (2002 – 2007). Ha attraversato diversi generi dal thriller (The Gift, 2000), al fantasy (Il grande e potente Oz, 2013), al noir (Soldi sporchi, 1998). Ma la sua origine è nell’horror, quello più grezzo ed ironico che contamina anche tutto il resto della sua filmografia. Raimi nel 2009 dirige un film del genere in cui inserisce anche una forte componente sociologica (che in realtà non è mai mancata): Drag Me to Hell.
In quel film, attraverso la trama di una maledizione demoniaca, Raimi costruisce una satira sul mondo del lavoro. Esso è rappresentato con spietatezza: un sistema in cui bisogna essere più duri e intransigenti per avanzare o anche solo per essere notati. Ciò non è esente da conseguenze di vario tipo. Diciassette anni dopo, unendo i tre cardini dell’horror, della sociologia e del grottesco, firma con Send Help un racconto fortemente satirico mascherandolo da survival horror.

Anche qui si parla di visibilità, di mondo del lavoro e di rapporti di potere. La storia è ambientata in una grande azienda dove lavora Linda (Rachel McAdams), una donna di mezza età dall’aspetto trasandato. Al lavoro accompagna la passione per trekking, la lettura di libri sulla sopravvivenza e di auto motivazione. Nonostante tutto, Linda è estremamente efficiente nel suo lavoro, tanto da essere una possibile candidata per una posizione vice-dirigenziale. Le sue qualità professionali si dovrebbero teoricamente imporre rispetto alla sua esteriorità.
Tuttavia, nel suo ambiente viene poco considerata per il suo modo di fare oltre che per l’aspetto. Questo non sfugge al suo nuovo capo, Bradley Preston (Dylan O’Brien): una persona vuota che dà più valore alle amicizie dei tempi del college che alla professionalità. Di conseguenza, Linda è esclusa dalla promozione a cui aspirava, a favore di un altro collega meno competente ma più conforme. Inoltre Bradley è una persona arrogante e schizzinosa. Quando Linda gli parla lui non vede nient’altro che una briciola di tonno rimastole a un lato della bocca.

Bradley decide comunque di dar a Linda la possibilità di farsi valere accompagnandolo assieme ad altri colleghi a risolvere una acquisizione aziendale a Bangkok. Durante il volo, però, una forte turbolenza provoca la morte di tutti i passeggeri. Tranne Bradley e Linda che naufragano su di un’isola deserta. Linda, resasi conto della situazione, mette in pratica quanto ha imparato nel suo tempo libero. Competenze altrimenti considerate inutili, eccentriche o addirittura ridicole, diventano ora fondamentali per la sopravvivenza. Costruisce un rifugio, raccoglie l’acqua piovana, accende il fuoco e si procura il cibo.
L’isola è un terreno vergine dove le dinamiche si possono riscrivere. Per Linda, infatti, questa nuova condizione diventa, in un certo senso, una vita a cui aspirare. Per lei rappresenta una rinascita. Smette di essere l’impiegata relegata ai margini, per riscoprire una nuova identità, anche fisica, prima nascosta. Linda affronta le difficoltà con sicurezza, metodo ma, soprattutto tramite strategia e pianificazione. Non si tratta solo di un modo per affrontare le difficoltà professionali.
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Si ritorna paradossalmente a una situazione dove la catena alimentare è ristabilita. Chi procura cibo e protezione ha più privilegi e quindi maggior rispetto, oltre che per una maggiore forza. Questi sono i criteri “nuovi” dell’autorità. La lotta fra questa autorità conquistata e quella per diritto di Bradley (che ha ereditato l’azienda dal padre) crea una costante tensione all’interno di Send Help. L’ambiente selvaggio diventa così l’unico giudice onesto che non guarda il CV o l’aspetto fisico, ma solo la capacità di rispettare ed evolversi con la natura.
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Tensione condita (senza snaturarla) dall’ironia. Una satira sociale mai banale o ripetitiva portando un’ulteriore estremizzazione i temi affrontati da Triangle of Sadness. In fondo, nessuno ti salverà se non te stesso.

