2 Febbraio 2026

Rapporto IEA Carbone 2025: record di consumi, ma la domanda globale è vicina al declino

Carbone 2025

Carbone 2025, il rapporto dell’IEA prevede una diminuzione graduale della domanda globale di questo nocivo combustibile fossile entro il 2030

Condizioni meteo, prezzi e decisioni politiche hanno influenzato il consumo globale di carbone nel 2025, provocando oscillazioni nella domanda spesso in contrasto con le recenti tendenze nazionali e regionali. Il rapporto annuale “Carbone 2025”, realizzato dall’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), prevede che la domanda globale di questo combustibile fossile diminuirà gradualmente entro la fine del decennio, anche a causa della concorrenza da parte di altre fonti energetiche quali le rinnovabili, il gas naturale ed il nucleare.

Il report fornisce previsioni fino al 2030 su domanda, offerta e commercio a livello globale e regionale, esaminando inoltre le principali tendenze in termini di investimenti, costi e prezzi.

Nonostante le tendenze insolite in diversi mercati chiave del carbone nel 2025, le nostre previsioni per i prossimi anni non sono cambiate sostanzialmente rispetto all’anno scorso: prevediamo che la domanda globale di carbone raggiungerà un plateau prima di diminuire gradualmente entro il 2030. Detto questo, ci sono molte incertezze che influenzano le prospettive per il carbone, in particolare in Cina, dove gli sviluppi – dalla crescita economica e dalle scelte politiche alle dinamiche del mercato energetico e alle condizioni meteorologiche – continueranno ad avere un’influenza enorme sul quadro globale. Più in generale, le tendenze nella crescita della domanda di elettricità e l’integrazione delle energie rinnovabili a livello mondiale potrebbero influenzare la traiettoria del carbone”, ha commentato Keisuke Sadamori, direttore dei mercati energetici e della sicurezza dell’IEA.

Le previsioni

Il settore energetico rappresenta attualmente i 2/3 del consumo totale di carbone. Tale dipendenza è all’origine di probabili variazioni nella domanda globale di questo combustibile fossile, poiché in questi anni stiamo assistendo all’aumento della capacità delle fonti rinnovabili, alla costante espansione del nucleare ed alle grande crescita della quantità di gas naturale liquefatto immesso sul mercato.

Secondo le previsioni dell’IEA la produzione di energia elettrica a carbone diminuirà dal 2026 in poi, mentre la domanda globale dello stesso carbone calerà in modo molto graduale fino al 2030. Entro quell’anno si prevede che i consumi diminuiranno del 3% rispetto al 2025, scendendo al di sotto dei livelli del 2023. Al contempo, entro la fine di questo decennio, la produzione globale di energia da carbone dovrebbe scendere al di sotto dei livelli del 2021.

Diverso il discorso per l’industria, dove il carbone mostra più resilienza e la sua sostituzione si rivela più lenta. L’uso del carbone nel settore diminuirà di meno dell’1% all’anno fino alla fine del 2030, ma si prevede che questo leggero calo sarà compensato da un aumento degli impianti di gassificazione del carbone, soprattutto in Cina.

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La crescita più significativa del consumo di carbone fino al 2030 dovrebbe verificarsi in India, dove si prevede che la domanda aumenterà in media del 3% all’anno, conducendo ad un incremento cumulativo di oltre 200 milioni di tonnellate (Mt). Ciò è dovuto principalmente alla forte domanda interna e alle politiche governative favorevoli. Più in generale, a livello regionale, la crescita più rapida riguarderà il Sud-est asiatico, dove stando alle previsioni la domanda di carbone aumenterà di oltre il 4% all’anno fino al 2030. Più incertezza vi è in Cina, dove piccoli cambiamenti politici o fluttuazioni della domanda possono influenzare la produzione di carbone, con impatto sui mercati internazionali.

In un contesto energetico complesso, le nostre previsioni per i prossimi cinque anni sono soggette ad alcune significative incertezze che potrebbero avere un impatto significativo. Ad esempio, in caso di una diffusione della gassificazione del carbone più forte del previsto, in particolare in Cina, o se l’integrazione di nuova capacità rinnovabile nei sistemi elettrici procedesse più lentamente del previsto, la domanda globale di carbone potrebbe superare le nostre previsioni. Allo stesso tempo, se la concorrenza di altre fonti energetiche fosse più forte del previsto, ciò potrebbe spingere il consumo complessivo di carbone al di sotto delle nostre previsioni”, chiarisce il rapporto.

I trend del 2025

Nel 2025 la domanda globale di carbone ha raggiunto la cifra record di 8,85 miliardi di tonnellate, con un aumento dello 0,5% rispetto all’anno precedente. In vari mercati importanti, però, i trend di consumo si sono discostati dalle tendenze recenti.

In India, ad esempio, una stagione dei monsoni precoce e intensa ha ridotto la domanda di elettricità e aumentato la produzione di energia idroelettrica, causando un calo del consumo annuo di carbone. In Cina invece il consumo è stato sostanzialmente simile a quello del 2024, mentre negli Stati Uniti d’America, dove la domanda di carbone è diminuita in media del 6% annuo negli ultimi 15 anni, abbiamo assistito addirittura ad un aumento dell’8% del consumo di questo combustibile fossile a causa di due fattori principali: la crescita dei prezzi del gas naturale ed il rallentamento della dismissione delle centrali a carbone  in virtù del sostegno politico del governo federale.

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Dati non troppo positivi pure per l’Unione europea (Ue), che nel 2025  ha fatto registrare un calo della domanda di carbone di un solo 2%, una percentuale abbastanza negativa se confrontata alle diminuzioni a due cifre verificatesi nei due anni precedenti. Il risultato dell’Ue è correlato alla minor produzione di energia idroelettrica ed eolica, che ha fatto crescere il contributo del carbone nel settore energetico soprattutto nella prima metà dell’anno.

Cina e Usa

La Cina resta il punto di riferimento principale nelle tendenze globali del carbone. Il Paese del Dragone ne consuma infatti il 30% in più rispetto a tutti gli altri Stati del mondo, oltre ad essere il maggiore produttore ed importatore a livello mondiale di questo combustibile fossile.

“Questa posizione dominante di un singolo paese rende i mercati globali del carbone fortemente dipendenti dagli sviluppi in Cina, in particolare quelli legati alla crescita economica, alle politiche governative, ai mercati energetici, alle condizioni meteorologiche e alle dinamiche del settore carbonifero interno cinese. Sebbene le nostre previsioni prevedano una leggera diminuzione della domanda di carbone in Cina nei prossimi cinque anni, il calo è lento (in media inferiore all’1% annuo) e una maggiore crescita della domanda di elettricità, una minore distribuzione di energia rinnovabile o un’accelerazione dei progetti di gassificazione del carbone potrebbero trasformare il leggero calo in un leggero aumento. Il governo cinese ha sottolineato la sua ambizione di raggiungere il picco dei consumi di carbone prima del 2030”, chiarisce il rapporto.

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Chi invece pare esser tornato a puntare forte sul carbone sono gli Stati Uniti di Trump, che nell’anno appena iniziato si sono pure ritirati dall’Accordo sul clima di Parigi. Questo rinnovato sostegno politico ad una fonte energetica non certo pulita si è concretizzato in varie misure a sostegno sia della domanda sia dell’offerta, quali le esenzioni ambientali ad alcune centrali ancora funzionanti,  il sostegno al loro ammodernamento e la riduzione delle royalties per l’estrazione  su terreni federali.

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Nelle nostre previsioni, la domanda di carbone negli Stati Uniti diminuirà in media del 6% all’anno fino al 2030, sulla base della continua crescita della capacità di generazione da fonti rinnovabili e del proseguimento della dismissione degli impianti a carbone, sebbene a un ritmo inferiore a quanto previsto in precedenza. Tuttavia, il tasso di declino dell’uso del carbone negli Stati Uniti potrebbe essere più lento se la domanda di elettricità sarà superiore alle aspettative o se la dismissione degli impianti a carbone si arresterà. Anche i prezzi del gas naturale giocheranno un ruolo nell’andamento della domanda di carbone negli Stati Uniti”, specifica il rapporto.

Domanda, prezzo e commercio internazionale

Negli ultimi anni la spinta della Cina verso il carbone ha rafforzato il commercio globale, attenuando l’impatto del calo delle importazioni dall’Unione Europea, dal Giappone, dalla Corea e da altri Paesi principali importatori. Tale trend al ribasso è stato dunque compensato dalla forte crescita cinese ed in misura minore di altri Paesi, quali India, Vietnam e Filippine, ma nel 2025 abbiamo assistito ad una inversione di tendenza (-5% importazioni globali) con la diminuzione dell’import di Cina ed India, dovuto alla debolezza della domanda, al livello soddisfacente della produzione interna ed all’abbondanza delle scorte.

Nel periodo di previsione le importazioni globali di carbone dovrebbero far segnare un forte calo (nella sola Cina una media del -2,5% all’anno fino al 2030), soprattutto per quanto riguarda le economie avanzate ed il carbone termico. Quello metallurgico pare invece avere prospettive migliori grazie in particolare alle esigenze industriali dell’India, che mira ad accrescere la produzione di acciaio e sconta la bassa qualità del carbone prodotto internamente.

La diminuzione delle importazioni cinesi nel 2025 ha comunque portato al primo calo del commercio mondiale di carbone dal 2020, con un crollo dell’export soprattutto in Indonesia (-50 milioni di tonnellate circa)  – maggior fornitore della Cina – e Colombia (-20%). 

“Guardando al futuro, con la riduzione delle importazioni di carbone e la pressione sui prezzi dovuta a forniture di GNL più economiche e abbondanti, la concorrenza tra gli esportatori si intensificherà. Il calo della domanda di importazioni da Giappone, Corea e Taipei cinese potrebbe danneggiare le esportazioni di carbone termico dell’Australia, mentre il settore carbonifero indonesiano è destinato a rimanere legato all’andamento della domanda in Cina. Gli esportatori di carbone metallurgico, guidati dall’Australia, sembrano avere prospettive migliori grazie alle prospettive di domanda relativamente solide in India”, specifica il rapporto.

Per quanto riguarda i prezzi del carbone, l’eccesso di offerta e l’indebolimento della domanda li hanno fatti scendere, dopo che avevano raggiunto un livello record con l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Quelli del carbone termico si stanno avvicinando ai costi di fornitura, con una conseguente contrazione dei profitti. Visto l’attuale contesto di prezzi bassi, le società minerarie carbonifere non sono più redditizie come un tempo e di conseguenza le fusioni e le acquisizioni nel settore carbonifero si sono quasi del tutto arrestate, con pochissime nuove operazioni annunciate.

Più in generale dunque, in tale contingenza di bassa domanda, abbondanti scorte,  prezzi più bassi e margini di profitto ridotti, l’IEA prevede un calo della produzione di carbone nella maggior parte dei principali paesi produttori fino al 2030.

[Credits foto: MolnarSzabolcsErdely su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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