Il Comune di Bologna replica alla sentenza del TAR sul progetto Città 30 e lancia la fase 2: «serve a ridurre gli incidenti e salvare vite, con vantaggi anche a livello ambientale»
Bologna non rinuncia al progetto “Città 30”, ovvero l’abbassamento della velocità massima consentita in ambito urbano a 30 km/h, con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e le emissioni, migliorando la qualità della vita e dell’aria.
L’iniziativa è stata bloccata nei giorni scorsi dalla sentenza del TAR dell’Emilia-Romagna del 20 gennaio, che ha sospeso alcuni atti, ma il sindaco Matteo Lepore ha subito ribattuto: «La Città 30 andrà avanti -ha dichiarato- Il pronunciamento del Tribunale Amministrativo pone questioni burocratiche sugli atti, alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono e noi siamo con loro».
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Meno incidenti, morti e feriti
Proprio a tal proposito ieri, in conferenza stampa, lo stesso Lepore ha fornito i dati relativi ai risultati ottenuti dai primi due anni del progetto (2024 e 2025) con 709 incidenti, 348 feriti e 17 morti in meno rispetto al biennio precedente (2022-2023).
«Questi numeri si traducono in un risparmio dei costi sociali da incidentalità stradale per la città di Bologna che sfiora i 66 milioni di euro, calcolato in base ai parametri del Ministero dei Trasporti», ha rimarcato l’Amministrazione in un comunicato stampa.
«L’efficacia è provata anche dal confronto tra i 14 “Grandi Comuni” d’Italia oggetto di focus da parte di ISTAT nel Report annuale sugli incidenti stradali -si legge ancora- La netta diminuzione di incidenti, morti e feriti nella città di Bologna risulta addirittura in controtendenza (su incidenti e feriti) o comunque in misura estremamente superiore (sui morti), rispetto all’andamento medio nelle altre 13 grandi città italiane».
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La sentenza del TAR
Nella sentenza che ha “bocciato” il progetto Città 30 a Bologna, il TAR non ha ritenuto che la modalità adottata dal Comune fosse conforme a quella proposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che richiede la produzione di documenti specifici strada per strada.
«Ci eravamo preparati a questo possibile scenario, cominciando a predisporre schede che riportano in dettaglio i criteri previsti dalla nuova Direttiva -è la replica che viene da Palazzo d’Accursio- Dal punto di vista sostanziale questo non muterà il progetto e i suoi obiettivi».
Al termine di tale revisione, l’amministrazione emetterà nuovi atti. Nel frattempo, inoltre, è stato annunciato che «non tutte le strade oggi a 30 km/h torneranno a 50 km/h»: quelle già esistenti al 31 dicembre 2023, a partire dal centro storico, rimarranno infatti attive «in quanto non interessate dalla sentenza».

I benefici ambientali
“Una città più sicura, con meno inquinamento, meno rumori e con una maggiore qualità di vita per i suoi abitanti: anche se raggiungere questi obiettivi per una metropoli sembra un’impresa complicata, in realtà basta poco“: questa era la presentazione del progetto da parte del Comune, due anni fa, dopo una fase di consultazione pubblica che aveva coinvolto oltre 20 mila cittadini.
Oltre alla sicurezza stradale, gli aspetti ambientali hanno rappresentato in questi anni un valore aggiunto, messo nero su bianco dai dati raccolti dalle tre centraline situate nel territorio comunale ed elaborati dall’ARPAE Emilia Romagna.
Il livello di NO2 (biossido di azoto, un agente particolarmente inquinante) misurato dal punto di rilevazione di Porta San Felice è calato da un valore medio orario di 42,75 microgrammi al metro cubo del 2023 ai 28,44 ug/m3 del 2024.

Anche l’inquinamento acustico ha risentito positivamente dell’andamento più prudente da parte dei guidatori, poiché i decibel emessi ai 30 km/h sono più bassi rispetto a velocità maggiori.
Per quel che riguarda i flussi di traffico, infine, a livello cittadino si è registrata una flessione di circa il 7%, pari a oltre 15.000 veicoli in meno al giorno.
«Una delle conseguenze più positive dell’introduzione della Zona 30 a Bologna è stata rappresentata dall’incoraggiamento alla mobilità attiva e sostenibile -aggiungono dal Comune- L’iniziativa ha dato il via ai lavori per costruire marciapiedi più ampi e per garantire una maggiore sicurezza sulle strade per pedoni e ciclisti, così da favorire i mezzi di trasporto non motorizzati».
La fase 2 di Bologna Città 30
Il Comune ha anzi annunciato il via alla “fase 2” di Bologna Città 30, con interventi su intere zone e lungo le direttrici principali, oltre a interventi diffusi di moderazione del traffico che già nel 2026 interesseranno 100 punti del territorio.
«Si tratta di misure tutte tese a garantire l’avanzamento degli obiettivi di sicurezza, vivibilità e qualità dello spazio pubblico, comprendendo anche la riqualificazione dello spazio pubblico con l’inserimento di nuovi alberi e verde -specificano- Questi interventi saranno realizzati in via prioritaria in strade ad alta frequentazione di pedoni e ciclisti e/o caratterizzate dalla presenza di asili, scuole, campi sportivi, parchi gioco, luoghi di culto, ospedali, musei, luoghi di lavoro con numero rilevante di addetti».
Le risorse già stanziate nell’ambito del Programma triennale dei lavori pubblici 2025-2027 ammontano a circa 16 milioni di euro, tra fondi comunali ed europei.
«Intervenire sulla configurazione delle strade non è sufficiente: per la sicurezza conta molto anche il comportamento delle persone, quindi è importante coinvolgerle attivamente, e promuovere campagne informative, iniziative di sensibilizzazione ed educazione -concludono dal Comune- Su questo continueremo a lavorare sia attraverso la comunicazione tradizionale che digitale, con attività di prossimità nonché con i gruppi di cittadine e cittadini attivi, in particolare ambasciatrici e ambasciatori della Città 30».
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