Il 2026 è l’Anno Internazionale dei pascoli e dei pastori, un occasione per valorizzare chi, ogni giorno, valorizza il nostro territorio.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha proclamato il 2026 Anno internazionale dei pascoli e dei pastori, accendendo i riflettori su una delle professioni più antiche e oggi più a rischio del nostro tempo.
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I pastori, custodi del territorio
Figure spesso dimenticate, lontane dalla frenesia urbana, i pastori vivono a stretto contatto con la campagna e con i ritmi naturali. Il loro lavoro, lento e attento, custodisce tradizioni millenarie e contribuisce a preservare l’identità culturale dei territori.
Nel nostro Paese, i pastori rappresentano una realtà cardine: si occupano della cura degli animali, della tutela dell’ambiente e della conservazione della biodiversità.
La lotta giornaliera contro i cambiamenti climatici
Tuttavia, i pastori sono oggi in prima linea di fronte ai cambiamenti climatici, che provocano siccità, degrado dei pascoli e alterazioni nei cicli naturali, incidendo profondamente sul loro stile di vita.
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Un’ulteriore minaccia è rappresentata dall’inquinamento del suolo, dannoso sia per gli animali sia per i pastori. Fenomeni come erosione, uso eccessivo di fertilizzanti e compattazione del terreno contribuiscono al degrado globale dei pascoli.
Secondo studi delle Nazioni Unite, circa il 50% dei pascoli mondiali risulta oggi degradato.
La pastorizia nel mondo
La pastorizia è un’attività praticata in tutti i continenti: dalle steppe dell’Asia centrale alla savana africana, dalle Alpi e dai Pirenei alle Ande, fino alle Grandi Pianure degli Stati Uniti.
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A livello globale, circa due miliardi di persone, tra pastori e piccoli agricoltori, dipendono da pascoli sani. In molti Paesi dell’Africa occidentale, la pastorizia impiega fino all’80% della popolazione, mentre in Asia centrale e in Mongolia oltre il 60% del territorio è destinato al pascolo e l’allevamento sostiene quasi un terzo della popolazione. D’altronde la proposta di rendere il 2026 l’Anno Internazionale dei pastori e dei pascoli è stata avanzata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2022 proprio dalla Mongolia.
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L’impegno della FAO a sostegno dei pascoli e dei pastori
Il Direttore Generale della FAO QU Dongyu ha sottolineato che l’Anno Internazionale è un momento di azione collettiva.
“Dobbiamo ascoltare e incoraggiare donne, giovani e organizzazioni pastorali a partecipare alle decisioni che plasmano le loro terre e i loro mezzi di sussistenza. Troppo spesso, le loro voci rimangono inascoltate o ignorate, e il loro contributo sottovalutato. Dobbiamo salvaguardare i pascoli attraverso una gestione responsabile, il ripristino e gli investimenti, e sostenere le persone che li gestiscono”, ha affermato il Direttore Generale.
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Ha poi aggiunto: “Per tutto l’anno, la FAO lavorerà a stretto contatto con i governi e tutti i partner per promuovere il lavoro sui pascoli e sui pastori nell’ambito dell’obiettivo generale dei Quattro Migliori: migliore produzione, migliore nutrizione, migliore ambiente e una vita migliore, senza lasciare indietro nessuno”.
Il riconoscimento UNESCO della Transumanza
Il riconoscimento della FAO si inserisce in un percorso già avviato: nel 2019, l’UNESCO ha inserito la transumanza nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, riconoscendone il valore storico, sociale e ambientale.
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Il 2026 rappresenta quindi un’occasione fondamentale per valorizzare i pastori, tutelare i pascoli, promuovere politiche sostenibili e garantire un futuro a un mestiere antico che continua a essere essenziale per l’equilibrio ambientale e sociale.
[Foto di @GaiaVolino]