Vivere felicemente la disabilità: intervista a Lalla Ribaldone, autrice e facilitatrice di benessere, che racconta il suo percorso tra inclusione, Yoga della Risata, consapevolezza e sostenibilità.
Vivere felicemente la disabilità è possibile. Lo dimostra Lalla Ribaldone, autrice, Facilitatrice LifeHappinessInclusion e Teacher di Yoga della Risata, che con il suo libro Vivere felicemente la disabilità (2025, Poliedricamente Edizioni ETS) racconta un percorso di rinascita interiore, consapevolezza e cura di sé. Nata con disabilità uditiva e da sempre impegnata nel diffondere pratiche di benessere, Lalla ha trasformato esperienze difficili, paure e discriminazioni in strumenti per accompagnare altre persone verso una vita più autentica e inclusiva.
Il suo metodo Happy Lis, i percorsi di autoconsapevolezza e la sua formazione in Scienza del Sé e Psicologia Positiva, insieme alla Scienza della Felicità, hanno dato forma a un libro che non vuole essere un’autobiografia, ma un invito al cambiamento. Un testo ispirazionale che nasce da studi, esperienze e dal desiderio profondo di aiutare chi attraversa momenti sfidanti a ritrovare coraggio e felicità.
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Ti va di presentarti ai nostri lettori? Chi sei e cosa ti ha portata a scrivere il tuo libro?
Sono Laura Ribaldone, per tutti Lalla, e vivo a Solero, un paesino dell’Alessandrino. Nata con una disabilità uditiva, nel tempo ho intrapreso un percorso personale e professionale nel mondo del benessere. Sono Teacher di Yoga della Risata formata dalla Master Trainer Lara Lucaccioni e Ambassador certificata dal dr. Madan Kataria, fondatore della pratica. Lavoro come Facilitatrice LifeHappinessInclusion, aiutando persone con e senza disabilità che si sentono escluse a ritrovare consapevolezza e serenità. Ho ideato il Metodo Happy Lis, che integra risata e Lingua dei Segni Italiana, e il percorso “Vivere felicemente con se stessi”. Il mio libro nasce da una tesi per la certificazione in Scienza del Sé: inizialmente l’avevo lasciata da parte, ma dopo vari percorsi di crescita personale, in particolar modo la Psicologia Positiva, e una grande svolta lavorativa, ho capito che era il momento di condividerla per aiutare chi sta affrontando sfide simili alle mie.
Vivere felicemente la disabilità è un titolo molto significativo. Perché hai scelto di mettere al centro la parola felicemente?
La felicità è diventata una parte fondamentale della mia vita dopo anni di difficoltà e isolamento. Con lo Yoga della Risata ho iniziato a studiare la Scienza della Felicità e ho scoperto che il benessere non è un’emozione momentanea, ma una competenza che si può allenare. Per molto tempo ho creduto che, essendo una persona con disabilità, non avessi diritto alla felicità.
Superare queste convinzioni limitanti mi ha insegnato che tutti possiamo vivere felicemente: è una scelta di coraggio, parola che deriva dal latino “cor habeo”, avere a cuore, agire con il cuore. Ho fatto questa scelta di vita proprio perché ho avuto a cuore il mio benessere interiore, e cerco di trasmetterla alle altre persone perché possano vivere felicemente.
Nel tuo percorso lo Yoga della Risata ha avuto un ruolo importante. Che cosa ti ha dato e come ha cambiato la tua quotidianità?
Lo Yoga della Risata mi ha salvato la vita: in un periodo buio una persona cara- formata in Yoga della Risata- mi ha teso la mano e mi ha aiutata a risalire. La risata ha trasformato la mia mentalità, rendendola più aperta e positiva. Mi ha aiutato ad alimentare più consapevolezza nelle piccole cose, a coltivare relazioni sane, a nutrire buone abitudini. Oggi porto la risata nella mia vita quotidiana, in famiglia con il mio compagno, e nei club che conduco, in presenza e online. È uno strumento potente per affrontare momenti stressanti o sfidanti e per migliorare le relazioni, il lavoro e la vita sociale.
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Qual è il messaggio più urgente che desideri arrivi ai tuoi lettori?
Un messaggio veramente importantissimo, è avere il coraggio di essere felici e diventare architetti della propria vita, per viverla liberi da limiti e giudizi.
Accessibilità e inclusione sono tra gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 dell’ONU. Secondo te qual è il cambiamento culturale più urgente per costruire comunità più accoglienti?
In Italia siamo ancora indietro sul fronte dell’accessibilità e dell’inclusione. Il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana come lingua ufficiale nel 2021 è stato un passo avanti, ma serve molto di più: introdurla come materia sin dalle scuole primarie, formare insegnanti di sostegno specializzati e prevedere reali strumenti di accessibilità negli spazi pubblici.
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Un punto per me fondamentale è anche il linguaggio. Spesso si usa la parola “normodotato” per indicare chi non ha disabilità. Tuttavia il termine, se guardiamo al suo significato, si riferisce semplicemente a chi ha un quoziente intellettivo nella norma. Questo crea un confine rigido che non rappresenta la complessità delle persone. Anche molte persone con disabilità — salvo casi cognitivi specifici — possiede questa caratteristica. Voglio concludere con un mio aforisma: “siamo tutti uguali in quanto esseri umani, ma ognuno diverso, con la propria unicità”.
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Così, Lalla Ribaldone ricorda che “vivere felicemente la disabilità” non è un sogno irraggiungibile, ma un percorso fatto di consapevolezza, coraggio e cura di sé.
Il suo lavoro porta luce su un’idea di inclusione che riguarda tutti, la cui chiave è imparare ad accogliere la propria unicità e quella degli altri. Un messaggio che, nel contesto di uno stile di vita sostenibile, si intreccia saldamente con il desiderio di creare comunità più umane, rispettose e resilienti. Dove tutti – nessuno escluso- possono fiorire e dare il meglio di sé.
[Foto ©Lalla Ribaldone]