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Criminalità organizzata in Europa, le minacce e i rischi per l’ambiente

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Criminalità organizzata in Europa, le minacce e i rischi per l’ambiente ultima modifica: 2025-12-01T00:05:11+01:00 da Marco Grilli
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La criminalità organizzata è in crescita in Europa e sta avendo un impatto notevole sull’ambiente, il report del Segretariato del Consiglio europeo

Oltre l’80% della popolazione globale vive in Paesi con alti livelli di criminalità e proprio in Europa si registrano i più rilevanti aumenti delle attività criminali a livello continentale. La malavita continua a prosperare, rivelandosi sempre più agile ed efficiente nello sfruttare le debolezze dei sistemi di governo e delle strutture aziendali.

Un report realizzato dal Segretariato del Consiglio europeo, dal titolo “Criminalità organizzata: una minaccia crescente per la democrazia”, analizza le caratteristiche tipiche delle operazioni criminali ed i vari settori coinvolti – tra cui quello ambientale – cercando di individuare anche le misure da applicare per combattere queste reti criminali.

La criminalità organizzata è diventata una forza globale, che rimodella le economie, sfrutta le istituzioni ed erode la resilienza democratica. La sua portata abbraccia un’ampia varietà di settori, adattandosi rapidamente ai cambiamenti tecnologici ed agli sconvolgimenti geopolitici. Agili, senza confini, controllanti e distruttive, queste reti si infiltrano nei sistemi legali, operano in diverse giurisdizioni e infliggono danni duraturi alla sicurezza, alla governance ed alla fiducia pubblica”, si legge nel report.

La criminalità ambientale

Complessa da individuare, perseguire e punire, la criminalità ambientale è estremamente redditizia e mette in pericolo non solo gli ecosistemi, ma anche la salute umana. Come chiarito dal Consiglio europeo, i reati ambientali includono: la raccolta, il trasporto, il recupero o lo smaltimento impropri dei rifiuti; le emissioni o gli scarichi illeciti di sostanze nell’atmosfera, nell’acqua e nel suolo; l’uccisione, distruzione, possesso o commercio di specie animali o vegetali selvatiche protette, nonché il commercio illecito di sostanze che riducono lo strato di ozono. Da non trascurare pure l’ecomafia e le speculazioni territoriali, che includono la cementificazione selvaggia, gli incendi dolosi, l’abusivismo edilizio e lo sfruttamento illegale delle risorse naturali.

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Aumento dell’inquinamento, degrado della fauna selvatica, riduzione della biodiversità, perturbazione dell’equilibrio ecologico e maggior rischio per la salute umana sono le principali conseguenze di questa attività criminosa, che minaccia l’economia sana ed ostacola la transizione ecologica.

L’Unione europea ha adottato misure per combattere le reti criminali coinvolte in tutte le forme di criminalità ambientale.  Il 20 maggio 2024 è entrata in vigore la nuova direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, che include sanzioni più severe ed un elenco più ampio di reati, oltre ad importanti disposizioni per migliorare la cooperazione transfrontaliera nelle indagini e nei procedimenti giudiziari.

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Le condotte che costituiranno reato passano infatti da nove a venti, con l’introduzione di nuovi reati quali il traffico di legname, il riciclaggio illegale di componenti inquinanti di navi e le violazioni gravi della legislazione in materia di sostanze chimiche. Vi è poi una clausola relativa ai “reati qualificati” (punibili con almeno otto anni di reclusione), che si applica quando un reato è commesso intenzionalmente e provoca la distruzione dell’ambiente o un danno irreversibile o duraturo allo stesso. In materia di pene, i reati dolosi che provocano il decesso di una persona saranno punibili con una pena detentiva massima pari ad almeno dieci anni, mentre altri reati comporteranno la reclusione fino a cinque anni. Per le imprese le sanzioni pecuniarie ammonteranno ad almeno il 5% del fatturato mondiale totale per i reati più gravi o, in alternativa, a 40 milioni di euro. Per tutti gli altri reati, la sanzione pecuniaria massima sarà pari ad almeno il 3% del fatturato o, in alternativa, a 24 milioni di euro.

Vedremo se tali misure porteranno ai risultati sperati, intanto però la criminalità ambientale è la quarta più grande attività della criminalità organizzata, il tasso di crescita annuale dei reati ambientali è del 5-7% e sono tra gli 80 ed i 230 i miliardi persi ogni anno proprio a  causa di quest’ultimi.

“Dal 2016 la criminalità ambientale è la quarta maggiore attività criminale a livello globale. I crimini ambientali sono spesso di tipo organizzato con una dimensione transfrontaliera. Il numero di indagini e azioni penali in materia di criminalità ambientale a livello nazionale ed europeo rimane basso rispetto ad altri ambiti penali”, ribadisce il rapporto annuale di Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nella giustizia penale.

I crimini ambientali, secondo il rapporto del Segretariato del Consiglio europeo, “includono attività come violazioni delle normative sui rifiuti e sull’inquinamento, disboscamento illegale e traffico illegale di animali selvatici. Queste attività illecite non solo degradano gli ecosistemi e mettono a repentaglio la salute umana, ma compromettono anche i mercati legali. Si stima che il solo traffico illegale di animali selvatici generi circa 23 miliardi di dollari all’anno, mentre si prevede che i flussi illeciti di rifiuti si intensificheranno ulteriormente nei prossimi anni”.

La lotta alla criminalità organizzata

La criminalità organizzata rappresenta una minaccia sistemica per la democrazia, poiché l’infiltrazione delle reti criminali tende ad erodere lo stato di diritto, distorcere l’economia, frammentare la società ed indebolire la capacità statale di garantire la sicurezza. La malavita approfitta inoltre dei continui sconvolgimenti geopolitici, non di rado gli attori statali finiscono infatti per sostenere o tollerare la criminalità organizzata quale arma di lotta politica per destabilizzare le democrazie rivali, garantendo ai gruppi criminali profitti, protezione politica e libertà operativa.

Affrontare questa minaccia significa adottare un approccio globale e costruttivo, che coinvolga tutti i livelli di governo e della società e miri sia alla domanda che all’offerta delle economie illecite. “Poiché la criminalità organizzata prospera grazie alle opportunità commerciali, è essenziale ridurre il mercato di beni e servizi illeciti. Cambiare il comportamento dei consumatori e sviluppare ‘anticorpi’ sociali per resistere e ridurre la domanda di questi beni illeciti sono aspetti fondamentali per indebolire la presa della criminalità organizzata. Se non si affronta la domanda, anche gli sforzi più incisivi delle forze dell’ordine faranno fatica a produrre un impatto duraturo”, si legge nel rapporto.

Il Segretariato del Consiglio d’Europa invita dunque a sensibilizzare l’opinione pubblica tramite apposite campagne fondate su pratiche basate sull’evidenza, sviluppate attraverso partnership pubblico-private ed amplificate dai media. Occorre poi investire nell’istruzione e nella prevenzione poiché la criminalità organizzata attrae soprattutto giovani in condizioni di vulnerabilità: i sistemi educativi dovrebbero quindi includere programmi di alfabetizzazione digitale per rafforzare la resilienza al reclutamento criminale.

Un’altra raccomandazione è quella di potenziare le alternative sociali ed economiche, poiché “ampliare l’accesso al lavoro, all’istruzione e ai servizi locali, soprattutto nelle aree vulnerabili, riduce l’attrattiva delle economie illecite”. Molto importante si rivela poi il sostegno alla riabilitazione tramite programmi che offrano reinserimento sociale, supporto per la salute mentale e formazione professionale, garantendo la sicurezza degli ex detenuti e delle loro famiglie. Si tratta di un’arma assai utile per evitare le recidive ed aiutare chi ha sbagliato a tenersi lontano una volta per tutte dalle reti criminali.

Per combattere la criminalità organizzata non bastano però gli arresti ma servono risposte strategiche abbinate alla resilienza strutturale: forti istituzioni, solidi controlli finanziari e un’efficace cooperazione internazionale sono i fattori fondamentali per evitare che queste reti criminali si adattino e si rigenerino. In primis urge una modernizzazione delle indagini e dell’azione penale, grazie ad un migliore e più efficace accesso ai dati ed all’adozione di strumenti investigativi avanzati, quali l’analisi basata sull’intelligenza artificiale. Il resto lo faranno il rafforzamento della cooperazione tra agenzie e la condivisione di informazioni tra le varie autorità coinvolte, l’individuazione di modelli in reati apparentemente non correlati  (come nel campo delle frodi online e delle minacce ibride) e l’accesso legale alle prove digitali, comprese le comunicazioni crittografate. “Le conoscenze specialistiche, come l’esperienza nell’indagine e nel perseguimento dei reati ambientali, stanno diventando sempre più importanti”, si legge nel report.

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Follow the money è poi un altro principio fondamentale nella lotta al crimine: seguire il denaro consente infatti di tracciare i flussi finanziari e di avviare indagini sistematiche che possono giungere a smantellare intere reti e non singoli operatori. “Il rafforzamento dei regimi antiriciclaggio, la chiusura delle scappatoie e il potenziamento delle competenze e degli strumenti per indagare crimini complessi, in particolare quelli che coinvolgono le tecnologie emergenti come le criptovalute, sono fondamentali per smantellare le infrastrutture finanziarie criminali e recuperare profitti illeciti”, spiega il Segretariato.

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Tra le altre raccomandazioni troviamo pure il rafforzamento della cooperazione tra le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie. La criminalità organizzata è ormai transnazionale e solo una cooperazione transfrontaliera che includa la collaborazione operativa tra le forze dell’ordine ed una solida cooperazione giudiziaria può portare a procedimenti penali di successo. Urge il rafforzamento di Europol ed Eurojust, mentre lo scambio di informazioni in tempo reale, la promozione di squadre investigative comuni, il riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie, l’interoperabilità delle banche dati e la condivisione dei casellari giudiziari saranno tutti altri fattori che aiuteranno ad affrontare efficacemente questa minaccia transnazionale.

Infine il Segretariato del Consiglio europeo invita a promuovere la responsabilità, perché è la corruzione che consente alle reti criminali di cooptare le istituzioni ed ostacolare la giustizia. Per far questo occorre: rafforzare l’indipendenza della magistratura ed i meccanismi di integrità e controllo in tutto il settore pubblico; proteggere giudici e investigatori dalle intimidazioni; fornire solide garanzie a informatori e testimoni ed infine sostenere gli sforzi anticorruzione e le riforme dello Stato di diritto nei Paesi più fragili a livello istituzionale.

Sconfiggere le reti criminali è una sfida complessa ma non  insormontabile, che “richiede urgente volontà politica, risorse adeguate e prontezza all’innovazione”. In sintesi, un processo di adattamento continuo alla crescente portata e complessità della criminalità organizzata, che non può prescindere dall’azione coordinata tra i settori pubblico e privato e dalla resilienza delle istituzioni democratiche.

[Credits foto © RayMediaGroup su Pixabay]

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Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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