Dai rifiuti alla plastica nascosta: l’inquinamento da prodotti mestruali e le soluzioni green per un ciclo più sicuro e responsabile
Ogni anno, secondo il Journal of Environmental and Life Sciences (JELS, 2023), circa 45 miliardi di assorbenti e tamponi vengono smaltiti nel mondo, contribuendo in modo significativo all’inquinamento da prodotti mestruali. Ognuno di essi può impiegare dai 250 agli 800 anni per decomporsi, poiché composto per circa il 90% da plastica, tra polietilene, polipropilene e poliacrilato.
Un singolo assorbente tradizionale può contenere l’equivalente di quattro buste di plastica, e la loro degradazione contribuisce alla produzione di microplastiche che finiscono nei mari e nel suolo, con un impatto ambientale enorme.
Secondo l’European Environment Agency (EEA, 2024), i prodotti mestruali usa e getta rappresentano la quinta categoria di rifiuti plastici più presente sulle spiagge europee, dopo bottiglie, tappi, mozziconi, sacchetti e posate.
A livello globale, il settore dell’igiene femminile produce circa 200.000 tonnellate di rifiuti non riciclabili ogni anno, e solo una minima parte viene smaltita correttamente: il resto finisce in discariche o negli oceani.
I rischi per la salute: tra sostanze chimiche e Sindrome da shock tossico
Oltre all’impatto ambientale, anche la salute delle donne è messa in discussione. Molti assorbenti e tamponi contengono sostanze chimiche come diossine, ftalati e profumi sintetici, derivanti dai processi di sbiancamento e dal trattamento della cellulosa.
Studi dell’Environmental Working Group (EWG, 2023) e della Harvard School of Public Health (2022) segnalano che l’esposizione prolungata a queste sostanze può alterare il sistema endocrino, causare irritazioni o infezioni vaginali e contribuire a disturbi ormonali.
Un caso particolarmente noto è quello della Sindrome da shock tossico (TSS), legata all’uso prolungato di tamponi. Questa condizione rara ma potenzialmente letale è causata da una proliferazione anomala dello Staphylococcus aureus dovuta all’ambiente umido e caldo creato dal tampone. Secondo un’indagine del CDC (Centers for Disease Control and Prevention, 2023), sebbene i casi siano diminuiti grazie alla maggiore informazione, rimane fondamentale promuovere pratiche di igiene corrette e alternative più sicure.
Ridurre l’inquinamento da prodotti mestruali: le alternative eco-friendly tra coppette, mutandine assorbenti e materiali compostabili
La buona notizia è che esistono soluzioni sostenibili. Negli ultimi anni, aziende e startup hanno sviluppato prodotti riutilizzabili come la coppetta mestruale, in silicone medicale e con una durata di circa dieci anni, o le mutandine assorbenti lavabili, che riducono fino al 90% dei rifiuti prodotti durante il ciclo.
Anche i biotamponi e bioassorbenti compostabili, realizzati in cotone biologico certificato GOTS e privi di plastica o profumi, stanno guadagnando terreno. Uno studio pubblicato su Sustainability Science (2024) mostra che la sostituzione degli assorbenti tradizionali con alternative biodegradabili ridurrebbe le emissioni di CO₂ legate al ciclo mestruale di circa 1,3 kg per persona all’anno, un dato non trascurabile se moltiplicato per miliardi di utenti.
Tuttavia, la transizione non è solo ecologica ma anche culturale: secondo un report dell’UN Women (2023), molte persone non hanno ancora accesso a prodotti igienici alternativi per motivi economici o per la mancanza di informazione e infrastrutture adeguate.
Legalize Mestruazioni, la campagna di We World e Cheap per la giustizia mestruale
La tampon tax e l’accesso gratuito: un problema economico (e ambientale)
Il tema si intreccia con un’altra grande questione: la tassazione dei prodotti mestruali. In molti Paesi, gli assorbenti vengono ancora classificati come “beni di lusso” e tassati tra il 5% e il 22%. In Italia, la cosiddetta tampon tax è stata ridotta al 5% solo nel 2024, dopo anni di dibattito, ma resta una barriera economica per molte donne.
Nel Regno Unito, la tassa è stata abolita nel 2021, e in Scozia i prodotti mestruali sono diventati completamente gratuiti grazie al Period Products (Free Provision) Act, un esempio di politica pubblica attenta alla giustizia sociale e di genere. Anche in Francia, Nuova Zelanda e Corea del Sud le scuole e le università hanno introdotto iniziative simili, come la Tampon Box, distributori gratuiti installati nei bagni pubblici e scolastici.
Se queste iniziative rappresentano un passo avanti per l’uguaglianza, resta il nodo della sostenibilità. Molte Tampon Box distribuiscono ancora prodotti monouso in plastica, aggravando il problema ambientale. Alcuni progetti pilota, come quello della University of California (2024), stanno testando distributori di coppette mestruali e assorbenti compostabili, accompagnati da programmi educativi sull’igiene sostenibile.
L’obiettivo, sottolinea un recente report dell’UNEP (United Nations Environment Programme, 2024), dovrebbe essere un sistema circolare che unisca accessibilità, salute e tutela ambientale: fornire prodotti gratuiti, sì, ma anche ecologici, sicuri e culturalmente accettabili.
Il ciclo mestruale non dovrebbe essere un lusso né un peso per il pianeta. Gli assorbenti e i tamponi usa e getta rappresentano una sfida ambientale, sanitaria e sociale che richiede un approccio integrato: innovazione nei materiali, educazione alla sostenibilità e politiche pubbliche inclusive.
Come ricorda la biologa ambientale María Estévez (JELS, 2023), “Ogni piccolo gesto, come scegliere un assorbente compostabile o una coppetta riutilizzabile, ha un impatto che dura più del ciclo stesso: un impatto che può cambiare il futuro del pianeta”.
[Foto di Reproductive Health Supplies Coalition su Unsplash]
