Potenziale inespresso nel rifiuto indifferenziato, lo studio di Erion rivela gli errori nella raccolta differenziata e lo spreco di materie prime
Un potenziale inespresso di materie prime si nasconde nel rifiuto urbano indifferenziato prodotto nelle case degli italiani: lo rivela lo studio di Erion, realizzato in collaborazione con l’Istituto per la protezione delle piante da legno e l’ambiente (Ipla) ed il Politecnico di Milano, secondo cui ogni anno oltre 940mila tonnellate di rifiuti finiscono erroneamente nell’indifferenziato, comportando uno spreco enorme di materie prime.
Questa indagine tecnico-scientifica sui materiali riciclabili nei rifiuti urbani indifferenziati è stata condotta in 15 città italiane, tra il luglio 2024 e lo stesso mese del 2025. I 38 campionamenti effettuati hanno permesso di individuare: i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE, raggruppamenti R4 – piccoli elettrodomestici e R5 – fonti luminose), i rifiuti di batterie (RB) portatili, i rifiuti tessili ed anche – in via sperimentale – i rifiuti di imballaggi di AEE ed i mozziconi di sigaretta.
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Le lacune nella raccolta di diversi tipologie di rifiuti rappresentano una criticità crescente e multifattoriale nel sistema di gestione dei rifiuti in Europa. Le varie direttive europee basate sull’economia circolare mirano a trasformare i rifiuti in risorse, purtroppo però la realtà è ancora molto distante dagli obiettivi dell’Unione, poiché solo il circa 50% dei rifiuti è destinato al riciclo od al recupero energetico (dati Eurostat 2024 riferiti all’anno 2022).
“I risultati di questo studio rappresentano un punto di partenza fondamentale per orientare interventi mirati e ripensare le nostre strategie. Le evidenze raccolte dimostrano che esiste un potenziale straordinario di recupero, ma ci impongono anche una riflessione urgente sui metodi attuali e sulla concreta capacità di assorbimento del mercato delle materie prime ottenute dal riciclo. Serve un approccio sistemico che combini infrastrutture più intelligenti, comunicazione mirata per ogni contesto urbano e la capacità di intercettare i cittadini dove vivono e lavorano”, il commento di Andrea Fluttero, presidente di Erion, ovvero il sistema collettivo no-profit scelto dai principali produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche al fine di adempiere alla legislazione nazionale in tema di RAEE.
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Il metodo
Nella prima fase delle attività di campionamento del rifiuto urbano indifferenziato, condotta nel 2024 da Erion, sono state coinvolte cinque città nelle macro-aree di Lombardia, Piemonte e Veneto, per un totale di dieci analisi merceologiche. Successivamente, la seconda fase svoltasi nel 2025 ha selezionato un’altra area – comprendente dieci località in Campania e Lazio – che ha consentito una strutturazione del campione analogo a quello del nord Italia, per la similarità delle caratteristiche insediative e della distribuzione dei centri urbani. Le 15 città dove sono stati effettuati i campionamenti sono: Avellino, Benevento, Caserta, Desio, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Novara, Rieti, Roma, Salerno, Torino, Verona e Viterbo.
Nella prima fase delle attività è stata indagata la presenza di RB e RAEE nel rifiuto urbano indifferenziato, dopo la definizione in collaborazione con l’Ipla di una procedura analitica specifica per tali frazioni, coerente con le indicazioni metodologiche già consolidate in ambito nazionale. Per singola analisi merceologica è stato analizzato un flusso di rifiuto pari a circa 300 chilogrammi, al fine di garantire una rappresentatività adeguata delle frazioni.
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La seconda fase delle attività ha invece ampliato l’indagine, includendo le frazioni di rifiuti tessili, mozziconi di sigaretta ed imballaggi di AAE. Alla fine delle analisi sono stati condotti anche degli approfondimenti qualitativi, con l’obiettivo di individuare le variabili che possono incidere sulle performance dei sistemi di raccolta e sul corretto conferimento dei rifiuti.
Gli esiti
Grazie all’indagine sono stati ottenuti dati dettagliati sulla presenza delle diverse frazioni in oggetto all’interno del flusso di rifiuto indifferenziato. Sula base dei risultati dei campionamenti effettuati nelle 15 città, l’indagine tecnico-scientifica ha stimato i volumi di rifiuti potenzialmente recuperabili ogni anno dalla frazione indifferenziata su scala nazionale.
“Si tratta di un totale di 945.675 tonnellate di rifiuti, suddivise in 100.872 tonnellate di RAEE (R4 ed R5), 5.820 tonnellate di RB portatili e 838.983 tonnellate di Rifiuti Tessili. Queste quantità, se venissero conferite in modo corretto, potrebbero sommarsi a quelle attualmente gestite dalle filiere ufficiali, e contribuire all’incremento dei tassi di raccolta nazionali”, comunica Erion. In base a tali stime, la raccolta per i RAEE aumenterebbe dal 17 al 37%, quella per i RB dal 25 al 52%, mentre per i rifiuti tessili la crescita sarebbe dal 13 al 74%. Il corretto smaltimento permetterebbe dunque di avvicinare gli obiettivi normativi di raccolta, che sono fissati al 65% per i RAEE ed al 45% per i RB.
RAEE, RB e rifiuti tessili
RAEE
Per quanto riguarda l’analisi sulle singole frazioni di rifiuto prese in considerazione, per i RAEE è stato rilevato che i chilogrammi pro-capite di questi rifiuti rinvenuti nel flusso indifferenziato tendono ad aumentare nei Comuni sopra i 50mila abitanti, suggerendo una perdita di efficienza nel sistema di raccolta. Da un’ispezione più approfondita è emerso che le concentrazioni anomale di RAEE nell’indifferenziato sono correlate alla presenza di centri di raccolta con orari di lavoro poco compatibili con la normale giornata lavorativa. “Incrociando il dato di presenza dei RAEE nel flusso indifferenziato con il numero di soluzioni di conferimento per km², risulta evidente come le concentrazioni di rifiuto più alte si concentrino tra comuni a bassa densità di opzioni. Per converso, al crescere del numero delle soluzioni di conferimento tende a decrescere la quantità di RAEE rinvenuta nell’indifferenziato”, si legge nello studio.
Più in generale, resta ancora nettamente maggioritaria la consistenza dei RAEE conferiti erroneamente nel flusso indifferenziato ed ai bassi livelli di corretta raccolta corrispondono spesso pure piccole quote di tali rifiuti nell’indifferenziato, un esito che conferma il noto problema del mancato conferimento dei piccoli RAEE. “In conseguenza delle piccole dimensioni delle AEE in questione e del basso livello di consapevolezza di ampie fasce della cittadinanza rispetto alle opzioni di conferimento esistenti, i RAEE rimangono spesso nelle case anche al termine della loro fase di utilizzo”, chiarisce Erion. Tale fenomeno prende il nome di miniera urbana.
In conclusione, per quanto riguarda i RAEE i dati evidenziano l’inefficacia dei sistemi di raccolta vigenti ed i peggior risultati delle città di più grandi dimensioni rispetto a quelle più piccole nella capacità di intercettazione di questi rifiuti da parte dei canali ufficiali (31% per le città al di sopra dei 100mila abitanti, contro il 45% per le città al di sotto di tale soglia di residenti). Tale aspetto pare essere collegato alla lontananza dei centri di raccolta dai punti nevralgici delle città ed alla loro scarsa pubblicizzazione, nonché alla probabile dispersione di informazioni riguardo al corretto conferimento del rifiuto.
Rifiuti da batterie
I rifiuti da batterie portatili, a differenza dei RAEE, non fanno segnare un aumento del volume pro-capite di rifiuti conferiti nell’indifferenziato al crescere della popolazione. Dai risultati dei campionamenti emerge inoltre che la concentrazione di RB nel flusso indifferenziato diminuisce in corrispondenza di un numero elevato di soluzioni di conferimento. “A differenza del caso dei RAEE, la simultanea concentrazione relativamente scarsa di RB sia nel flusso indifferenziato che nella raccolta ufficiale porta a pensare che le batterie esauste vengano conferite anche in altri flussi di rifiuto, aumentando la complessità d’interpretazione di questo dato”, sottolinea lo studio.
Per quanto riguarda i RB, sempre a differenza dei RAEE, non si riscontra un migliore target di raccolta nei canali ufficiali da parte dei più piccoli centri urbani (le città sotto i 100mila abitanti intercettano nel sistema di raccolta ufficiale solo il 26% del rifiuto conferito, mentre i grandi centri urbani arrivano in media al 41%).
Rifiuti tessili
Spostando il focus sui rifiuti tessili, possiamo appurare che il trend più diffuso è quello del conferimento nel flusso indifferenziato, nonostante i risultati non trascurabili della raccolta ufficiale, attivata in Italia solo dal 2023. Meno accentuato in questo caso è il fenomeno della miniera urbana, “a differenza di RAEE e RB, l’abbigliamento non viene dimenticato nei cassetti o negli armadi ma viene conferito nei cassonetti stradali oppure, in larga parte, nell’indifferenziato. Il motivo può essere ricercato negli obiettivi della filiera che attualmente gestisce i rifiuti tessili (orientata principalmente al riutilizzo) e nella conseguente comunicazione data ai cittadini in cui si richiede di conferire nei cassonetti stradali solo gli abiti in buono stato, passando indirettamente il messaggio che il tessile non riutilizzabile debba essere dismesso nell’indifferenziato”, chiarisce lo studio.
Le quantità minori di rifiuti tessili nel flusso indifferenziato si riscontrano laddove sono attivi servizi di ritiro porta a porta. Come nel caso dei RAEE spicca inoltre la maggior virtuosità nella raccolta da parte dei piccoli centri urbani rispetto a quelli più grandi (17% di rifiuto tessile intercettato dai canali ufficiali nelle città sotto i 100mila abitanti, contro il 9% registrato in quelle al di sopra di tale soglia di residenti).
Potenziale inespresso del rifiuto, quali azioni future?
“I dati emersi da questo studio rappresentano una base solida per approfondire l’efficacia delle reti di raccolta attualmente esistenti, offrendo indicazioni preziose sulle soluzioni funzionanti – o meno – nei diversi contesti urbani. Le evidenze raccolte potranno quindi orientare in modo mirato eventuali interventi infrastrutturali e iniziative di comunicazione, consentendo di adattare le strategie alle specificità di ciascuna città sulla base di dati concreti”, scrivono gli autori dello studio.
La significativa quantità di RAEE, RB e rifiuti tessili che finisce nel flusso indifferenziato invece che nei canali ufficiali di raccolta testimonia l’inefficacia dei sistemi di gestione, oltre che la mancata consapevolezza da parte dei cittadini sul corretto conferimento. Tale situazione limita le potenzialità dell’economia circolare e dimostra le carenze soprattutto delle città più grandi e con maggior densità abitativa, che pur essendo punti strategici di intervento evidenziano un potenziale di raccolta non ancora pienamente sfruttato.
“La mancata intercettazione di questi flussi comporta sia perdite economiche sia gravi impatti ambientali. In particolare, il fenomeno del ‘mancato conferimento’ emerge come una delle principali cause di inefficienza, alimentato da fattori culturali e infrastrutturali”, si legge nelle conclusioni dello studio.
Le azioni future dovrebbero dunque focalizzarsi sulle iniziative di informazione e sensibilizzazione dei cittadini sui benefici del corretto conferimento e sul potenziamento dei punti di raccolta, tramite una loro migliore distribuzione ed accessibilità soprattutto nelle grandi città. Gli studi futuri sono chiamati invece a proseguire con ulteriori campionamenti per migliorare la precisione delle stime e verificare l’efficacia delle misure adottate.
[Credits foto: nikofendi su Pixabay]
