VII Forum Acqua

VII Forum nazionale Acqua, le proposte sulla resilienza idrica di Legambiente

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VII Forum nazionale Acqua, le proposte sulla resilienza idrica di Legambiente ultima modifica: 2025-11-03T00:20:26+01:00 da Marco Grilli
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Al VII Forum Acqua Legambiente ha analizzato tre criticità (siccità, alluvioni ed inquinamento delle acque) e formulato dieci proposte sulla resilienza idrica

In occasione del VII Forum nazionale Acqua, organizzato da Legambiente in collaborazione con Utilitalia e intitolato La resilienza idrica in Italia, il cigno verde ha focalizzato l’attenzione su tre principali problematiche spesso di carattere emergenziale (siccità, alluvioni, acque inquinate) che assillano il nostro Paese, proponendo al contempo al governo una strategia nazionale per la resilienza della risorsa idrica, in linea con le richieste europee di riduzione dei consumi, miglioramento dell’efficienza e gestione delle crisi.

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A pochi mesi dall’adozione a livello comunitario della Strategia europea per la resilienza idrica, è giunto il momento che questa importante tematica sia posta al centro anche dell’agenda politica italiana, dato che il nostro Paese è uno degli hotspot climatici più sensibili nel bacino del Mediterraneo.

“La crisi climatica, il problema dei depuratori inefficienti o mancanti, delle reti colabrodo e delle mancate bonifiche dei siti di interesse nazionale che gravano principalmente sulle acque sotterranee o di falda, ma anche le inadempienze dell’Italia rispetto alle direttive europee sull’acqua  ci ricordano l’urgenza di risolvere le criticità e adottare una governance integrata della gestione delle risorse idriche”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

La Strategia europea per la resilienza idrica è molto ambiziosa ed individua le misure necessarie per il miglioramento della gestione idrica, ma risulta frenata dall’assenza di obiettivi vincolanti. Da qui parte l’appello di Legambiente al governo Meloni, con il lancio di dieci proposte per una strategia nazionale della risorsa idrica veramente efficiente e sostenibile. “Le nostre proposte indicano una direzione chiara da intraprendere per rendere il ciclo integrato e resiliente delle acque uno dei pilastri su cui costruire il Clean Industrial Deal made in Italy che serve al nostro Paese”, il commento di Ciafani.

Le criticità

Mentre la crisi climatica sta continuando a mostrare i suoi effetti negativi, l’Italia è ancora alle prese con una gestione dell’acqua poco efficiente, troppo frammentata e purtroppo priva di una quanto mai necessaria visione d’insieme.

La situazione generale, presentata da Legambiente con un ricco corredo di dati, si rivela assai preoccupante. Dal 2017 al 22 settembre 2025, l’Osservatorio Città Clima del cigno verde ha registrato ben 142 eventi con danni correlati ad una siccità prolungata, che hanno comportato ad esempio perdite di produttività agricola, frequenti interruzioni nella fornitura di acqua potabile, riduzione dei capi allevati ed altro ancora.

“Un fenomeno, quello della siccità, sempre più ampio e diffuso e che si è intensificato negli ultimi 4 anni: dei 142 eventi mappati, ben il 75% si è verificato tra il 2020 e il 2024 con danni rilevanti in diversi comparti produttivi e perdite economiche. In particolare, dalla primavera 2022 ai primi mesi del 2023, ammonta ad oltre 6 miliardi di euro la stima delle perdite economiche relative alla siccità nel settore agricolo (fonte Water economy in Italy, 2023)”, scrive Legambiente. Questi eventi siccitosi con danni, nel 18% dei casi, hanno causato l’adozione di provvedimenti di restrizione dell’uso di acqua per vari scopi (civile, agricolo, zootecnico, industriale).

Se da una parte gli effetti nocivi derivano dall’assenza di acqua, dall’altra un suo eccesso provoca altrettanti danni, quali alluvioni e frane. Stando ai dati, forniti dalla Protezione Civile sulle ordinanze emesse dal 2013 al 2022 per gli eventi legati al rischio idrogeologico ed idraulico, gli stati di emergenza aperti per una ricognizione del danno superiore ai 15 miliardi di euro sono stati ben 179. A tutto ciò vanno inoltre aggiunti i danni da decine di miliardi riguardanti le alluvioni verificatesi in Emilia Romagna, Toscana e Marche nel 2023.

La terza non meno rilevante criticità concerne l’inquinamento delle risorse idriche. “Sul fronte della qualità delle acque, sebbene il 75,1% delle acque superficiali e il 70% delle acque sotterranee raggiungano un buono stato chimico (per il sessennio di classificazione 2016-2021), persistono zone di inquinamento critiche e si prevede che per il 2027 il 30% dei corpi idrici superficiali e il 27% circa dei corpi idrici sotterranei non sarà in buono stato chimico. A pesare l’inquinamento chimico, come quello causato da nutrienti da agricoltura o dalle acque reflue urbane, le alterazioni idromorfologiche, l’estrazione di acqua, ma anche la presenza di specie aliene invasive che alterano le condizioni ecologiche e fisico-chimiche dei corpi idrici”, spiega Legambiente.

I costi economici

A causa dei mancati adempimenti alla Direttiva Ue 2024/3019 riguardante il trattamento delle acque reflue, l’Italia ha già pagato multe per 210,5 milioni di euro, cui si aggiungeranno altri circa 300 milioni per  le restanti penalità da corrispondere fino al 2030. Un bilancio tutt’altro che lusinghiero, se pensiamo che tali rilevanti cifre avrebbero potuto essere impiegate per l’adeguamento degli impianti secondo i dettami della sopra citata direttiva.

Notizie poco incoraggianti arrivano anche dai dati riguardanti la siccità dell’estate appena trascorsa, che ha comportato perdite per un totale di 6,8 miliardi di euro, destinati a salire a 17,5 nel 2029 in base ad uno studio realizzato da esperti della Banca centrale europea (BCE) e dall’Università di Mannheim.

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Per quanto riguarda invece la prevenzione in campo idrogeologico, Legambiente ha elaborato i dati provenienti dal Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS) dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) ed ha calcolato che – dal 1999 al 2024 – sono stati spesi 20,48 miliardi di euro per ben 25.903 interventi relativi alla mitigazione del dissesto idrogeologico. Tale cifra ha consentito di portare a termine oltre un terzo dei lavori previsti, che però si sono dimostrati insufficienti poiché negli ultimi decenni il rischio idrogeologico è sensibilmente aumentato.

Infine, spostando il focus sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), possiamo constatare che l’Ue ha stanziato 5,3 miliardi (saliti a circa otto grazie a cofinanziamenti pubblici e privati) per la riduzione delle perdite di rete, gli investimenti in infrastrutture e sistemi digitali per l’efficienza irrigua, il rafforzamento della sicurezza e dell’affidabilità dell’approvvigionamento idrico e l’ammodernamento degli impianti di trattamento delle acque reflue e dei sistemi fognari. Non vi è stata però un’attuazione lineare e solo il 2% dei progetti è giunto a conclusione.

Le proposte avanzate al VII Forum Acqua

“Senza una strategia nazionale per la risorsa idrica e una pianificazione efficace, il Paese continuerà a pagare caro gli effetti e i danni legati a siccità, alluvioni e inquinamento delle acque”, ribadisce Legambiente.

Rivolgendosi al governo Meloni, l’organizzazione ambientalista chiede di rimettere al centro dell’agenda politica la resilienza idrica, dando in primis piena implementazione alla Direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE, alla Direttiva alluvioni 2007/60/CE ed a tutte le normative collegate alla gestione della risorsa ed all’adattamento ai cambiamenti climatici. Tutto questo “a partire dall’emanazione del Decreto Presidente della Repubblica (D.P.R.) che regolamenterà il riutilizzo per i molteplici usi irrigui, industriali civili e ambientali, armonizzando la normativa vigente e permettendo ai gestori un quadro normativo stabile e coerente”, precisa Legambiente.

Il cigno verde invita  inoltre ad uscire dalla logica emergenziale con Piani anti alluvione e per la gestione della siccità, che coinvolgano le comunità locali ed integrino buone pratiche, competenze scientifiche ed eccellenze tecnologiche. Le altre proposte di Legambiente prevedono: la riduzione dei consumi ed il miglioramento dell’efficienza idrica; la promozione di una strategia di mitigazione delle immissioni di inquinanti (ad esempio con la maggior diffusione dell’agricoltura biologica ed integrata di alto livello ed il bando universale dei PFAS); il rafforzamento del controllo e monitoraggio sull’uso e sugli scarichi nei settori agricolo, industriale ed edilizio, ed infine la costruzione, l’adeguamento e la messa in regola dei sistema fognari e di depurazione, migliorando l’intero sistema di gestione con la piena attuazione della nuova Direttiva Ue 2024/3019.

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Esempi di resilienza idrica

Dopo l’analisi di così tante criticità, il documento di Legambiente elenca alcune pratiche positive di resilienza idrica nel nostro Paese. Tra queste il progetto di recupero del lago d’Orta, che coinvolge oltre 130 soggetti sia pubblici che privati per il salvataggio di questo prezioso specchio d’acqua soggetto ad un lungo periodo di contaminazione, tale da averlo reso uno dei bacini lacustri più acidi al mondo.

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Un altro esempio virtuoso citato dal cigno verde, riguardante il riuso di acqua in agricoltura, è quello del depuratore di Fasano-Forcatella (Br), attivo dal 2007, che intercetta e affina le acque del depuratore comunale per distribuirle a 50 aziende agricole, o nei periodi di minor richiesta idrica le raccoglie nel lago di Forcatella per la ricarica indiretta della falda e la mitigazione dell’intrusione di acqua marina. Infine ecco il progetto Spugna della Città metropolitana di Milano, che prevede 90 interventi basati sulla natura in 32 Comuni per la riduzione delle inondazioni e dell’inquinamento idrico e per la conservazione dell’acqua nei periodi siccitosi.

[Credits foto: Wikilmages su Pixabay]

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Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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