Cholitas Escaladoras, le alpiniste andine che scalano montagne e pregiudizi, trasformando la pollera in simbolo di libertà e resistenza
Nel cuore dell’altopiano boliviano, a oltre 4.000 metri di quota, un gruppo di donne indigene Aymara ha riscritto le regole della montagna e della società. Si chiamano Cholitas Escaladoras e, indossando con fierezza gli abiti tradizionali della loro cultura, scalano le vette più alte delle Americhe, sfidando pregiudizi secolari e rivendicando i loro diritti e le loro radici.
Dalla discriminazione all’orgoglio
Il termine “cholita” (diminutivo di “chola”, ovvero meticcia), un tempo usato in modo dispregiativo per indicare le donne indigene boliviane, è oggi diventato un simbolo di orgoglio e identità, dopo che queste donne se ne sono riappropriate con fierezza. Infatti, fino a pochi anni fa, le cholitas erano sistematicamente emarginate: discriminate per il loro aspetto, i vestiti e l’origine, venivano respinte da ristoranti, mezzi pubblici e persino da luoghi come Plaza Murillo, nel cuore della capitale La Paz.
Le Cholitas Escaladoras nascono proprio da questa esclusione. Tra le più conosciute ci sono Dora Magueño Machaca, Ana Lía Gonzales Magueño, Cecilia Llusco Alaña, Lidia Huayllas Estrada e Elena Quispe Tincutan, con età comprese tra i 25 e i 55 anni, vivono nella città di El Alto, a 4.000 metri d’altitudine, una delle aree urbane più alte del mondo, e hanno già scritto la storia dell’alpinismo. Il 23 gennaio 2019, infatti, hanno scalato la vetta dell’Aconcagua (6,968 metri) in Mendoza, Argentina, la più alta vetta dell’emisfero occidentale. La scalata è stata sponsorizzata dal Ministero della Cultura e del Turismo della Bolivia e la spedizione è ora raccontata in un documentario presentato al 68° Trento Film Festival nel 2020, dove ha ricevuto il premio del pubblico.
La divisa cholita
Le Cholitas non rinunciano alla loro identità nemmeno a 6.000 metri di quota: abbinano alle loro corde e picozze a un gonnellone a balze, lungo e colorato, detto pollera; la tipica bombetta, originariamente importata dall’Inghilterra per gli uomini; e lo aguayo, il telo decorato, usato come zaino in montagna e per portare i figli in città.
Questi capi, un tempo considerati segni di povertà e inferiorità sociale, sono stati rivalutati durante la presidenza di Evo Morales (2006-2019), anche lui di origine aymara. Le donne Aymara hanno così ritrovato orgoglio e visibilità, diventando icone di una Bolivia che riscopre e celebra le sue radici indigene.
Dal sostegno alla guida
Le Cholitas Escaladoras provengono in gran parte da famiglie legate all’alpinismo: molte di loro sono infatti mogli di guide di montagna. Abituate a vivere nei campi base, hanno lavorato per anni come cuoche o portatrici durante le spedizioni, trasportando anche carichi fino a venti chili sulle spalle. Tuttavia, il ruolo di guida restava per loro precluso, considerato una prerogativa maschile in una società ancora fortemente patriarcale come quella sudamericana. Decise a superare questa barriera culturale, nel 2015 alcune di loro hanno raggiunto la cima del Huayna Potosí (6.088 metri), una delle montagne più iconiche e frequentate della Cordillera Real.
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Ma non si sono fermate lì. Hanno già conquistato altre vette oltre i 6.000 metri: l’Illimani (6.462 m), l’Ojos del Salado (6.893 m), il vulcano più alto del mondo e cima più alta del Cile, e molte altre.
Dal 2017, i membri del gruppo ora accompagnano i turisti nelle loro scalate come guide abituali. Hanno anche seguito corsi professionali di arrampicata e sicurezza per diventare guide professioniste, cambiando il volto del turismo, tradizionalmente un settore a predominanza maschile.
Nuovi ostacoli per le Cholitas Escaladoras
Cecilia Llusco Alaña, una delle fondatrici, ha testimoniato l’impatto della crisi climatica: i ghiacciai delle Ande si stanno ritirando a ritmi allarmanti, fino a 30 metri all’anno. “Ogni volta che guardo le montagne, provo tristezza”, racconta al The Guardian. La Bolivia è il decimo Paese al mondo più a rischio per il cambiamento climatico e il più colpito del Sud America.
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Il sogno dell’Himalaya
Il prossimo obiettivo è ambizioso: scalare l’Everest. Per questo, le Cholitas stanno raccogliendo fondi tramite lavoro, eventi e crowdfunding sui loro canali social. “Voglio essere la prima donna con una pollera a raggiungere la cima dell’Everest, e far sventolare la bandiera della Bolivia lassù“, ha dichiarato Elena Quispe Tincuta in un’intervista alla Reuters.
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Le Cholitas Escaladoras non hanno solo scalato montagne: hanno demolito muri culturali, sfidato stereotipi e riscritto il ruolo delle donne indigene nella società contemporanea. Con ogni passo, con ogni vetta conquistata, dimostrano che la tradizione può essere una forza e non un ostacolo. E oggi, con lo sguardo puntato sull’Himalaya, portano con sé non solo sogni personali, ma le speranze di un intero popolo.
[Cover Image Wikimedia Commons]
