21 Agosto 2025

Lo zoo di Norimberga sotto accusa per l’abbattimento di dodici babbuini

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Dodici babbuini uccisi per sovrappopolazione: lo zoo di Norimberga si difende, ma le associazioni animaliste parlano di gestione irresponsabile

La mattina del 29 luglio, lo zoo di Norimberga ha chiuso per “ragioni operative”, e i suoi responsabili hanno dato il permesso di uccidere dodici babbuini della Guinea in perfetta salute. La loro popolazione superava i 40 esemplari, più dei 25 che potevano essere ospitati.

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La reazione degli attivisti

La Federazione Tedesca per la Tutela degli Animali e la sua associazione regionale bavarese sono sconvolte e criticano duramente i responsabili, infatti, hanno annunciato che presenteranno denuncia per violazione della legge sulla tutela degli animali.

Non solo, sette attivisti sono stati arrestati lo stesso giorno, dopo aver cercato di entrare nello zoo. Una donna si è incollata le mani a terra, in segno di protesta contro questa decisione ritenendo che i responsabili non abbiano saputo gestire correttamente il piano delle riproduzioni dei primati.

Christoph Maisack, presidente dell’Associazione tedesca per la tutela del diritto degli animali, ha affermato che lasciare che gli animali si riproducano troppo liberamente “non può costituire una ragione” per la loro uccisione.

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La risposta della direzione dello zoo di Norimberga

I responsabili e Dag Enke, direttore dello zoo, si difendono affermando che la decisione è stata presa dopo “anni di riflessione” e che l’abbattimento degli animali è stata “l’ultima risorsa legittima per preservare la popolazione”.

Infatti, la scelta di abbattere gli animali era stata presa già nel febbraio del 2024, e da allora si è provato a trovare una soluzione alternativa, ma con scarsi risultati. Anche gli zoo di altri Paesi in cui erano stati precedentemente inviati i babbuini avevano raggiunto la loro capacità massima e le misure contraccettive non erano riuscite a rallentare la crescita della popolazione.

Lo zoo si difende, precisando che la decisione si è svolta consultando le autorità competenti, come l’EAZA, l’associazione europea dei giardini zoologici. Encke ha inoltre sottolineato che lo zoo rischiava di violare le leggi sulla protezione degli animali, poiché ospitava un numero di esemplari superiore a quello compatibile con lo spazio a disposizione.

Il dibattito etico

Non è la prima volta che zoo europei hanno abbattuto animali. Il caso più celebre è la giraffa Marius che nel 2014, allo zoo di Copenaghen, venne uccisa e sezionata pubblicamente, poiché i suoi geni erano troppo simili a quelli delle altre giraffe nel programma di riproduzione dello zoo.

Questi avvenimenti potrebbero portare a chiederci quanto gli zoo siano capaci di gestire i propri animali e quanto sia etico trattenere altre specie in spazi confinati.

Da una parte del dibattito c’è  chi considera che trattenere un animale in uno zoo sia immorale, poiché non si rispetta il suo diritto di libertà e si tratta l’animale come un mezzo per raggiungere un fine umano, come l’intrattenimento. Gli zoo, infatti, ricevono milioni di visitatori ogni anno, creando quindi un profitto.

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L’animale potrebbe però non avere abbastanza spazio, a differenza del suo ambiente naturale, come spesso accade per le specie marine negli acquari, e in casi come questo, potrebbe essere necessario uccidere alcuni esemplari per diminuire la popolazione nello spazio limitato in cui si trovano. Questi confinamenti e queste costrizioni si riflettono nell’animale, che potrebbe dimostrare disturbi comportamentali.

Dall’altra parte del dibattito, invece, c’è chi considera gli zoo il luogo dove allevare specie autoctone in via di estinzione, per poi reintrodurle in natura. Secondo questa parte di persone queste strutture possono educare il pubblico ad apprezzare le altre specie, creando inoltre interesse ad argomenti come l’attività illegale dei bracconieri e la distruzione degli habitat da parte dell’uomo o come conseguenza al cambiamento climatico.

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Al di là della posizione che ciascuno di noi intende prendere, la vicenda dei dodici babbuini uccisi a Norimberga solleva una domanda che va oltre la gestione fallimentare della riproduzione o la legittimità delle “ultime risorse”. La verità è che gli zoo, per quanto moderni o ben intenzionati, restano strutture artificiali, create dall’uomo per esigenze umane e soprattutto per intrattenimento. In spazi limitati, con ritmi innaturali e in prigionia permanente, gli animali vivono lontano dai loro habitat, esposti a stress, disturbi comportamentali e — come in questo caso — decisioni letali.

Finché si accetterà che animali nati liberi siano confinati in gabbie per il nostro sguardo curioso o per la nostra coscienza ambientalista, continueremo a giustificare un sistema che si dice educativo ma che, troppo spesso, è profondamente diseducativo. Gli zoo non sono la risposta ma sono parte del problema. Se vogliamo davvero proteggerli, gli animali vanno difesi in natura, non rinchiusi. E soprattutto, non sacrificati per rimediare agli errori di chi li ha resi prigionieri.

[Foto di Dylan Mullins su Unsplash]

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