Sto bene al mare è il tormentone estivo di Marco Mengoni, Sayf e Rkomi. Il brano, apparentemente scanzonato, nasconde un profondo messaggio attivista e ambientalista per il futuro del Pianeta.
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Quando si parla di musica, non si può non riconoscere che il trend dei tormentoni estivi ha conosciuto negli ultimi anni un vero e proprio exploit. La bella stagione è il momento più indicato per lasciarsi accompagnare da canzoni allegre e spensierate che restano in testa tra sole, mare, località vacanziere e drink rinfrescanti.
Per molti, i tormentoni dell’estate 2025 hanno fatto fatica ad ingranare, anche per la naturale parabola di un genere paracadute in cui molti artisti hanno tentato di rifugiarsi rendendo l’offerta satura e ridondante.
Particolarmente interessante, dunque, il caso di Sto bene al mare, singolo rilasciato quest’estate da Marco Mengoni in featuring con Sayf e Rkomi. Il brano, infatti, si è distinto per un netto distacco dai temi semplici e leggeri delle classiche canzoni estive per esplorare un territorio diverso e proporre agli ascoltatori un pezzo in grado di far riflettere, anche quando ce ne stiamo tranquilli sotto l’ombrellone.
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Sto bene al mare è una canzone che forse, ad un primo impatto, non ha convinto chi si aspettava un Marco Mengoni travolgente alle prese con la hit estiva prevedibile, ma confortante. Man mano, però, il pezzo ha tirato fuori tutta la sua potenza che risiede in un testo non banale e in un messaggio che ha molto a che fare con l’attualità e con la difesa dell’ambiente.
Apparentemente il martellante verso che dà il titolo al brano “sto bene al mare” può sembrare solo il semplice mantra di chi cerca la fuga dalla frenesia della vita moderna. “Non ho motivo di stare in città”, recita il testo, inneggiando effettivamente al bisogno di riscoprire un contatto più profondo con la bellezza e la pace della natura.
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“Ma mi ci vedi tipo tu a CityLife? A fare i cin cin con i re di cemento. A festeggiare di un futuro che, sai, cambia colore come cambiano i venti”. Proseguendo con l’ascolto, quello che pensavamo essere soltanto un tormentone estivo inizia ad emanare una certa sensazione di inquietudine verso il futuro, la consapevolezza di quanto poco stiamo facendo per prenderci cura del mondo di oggi.
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E infatti, ad un certo punto, qualcosa rompe la linearità del pezzo. “Io NON sto bene al mare, mi devo abituare. Mi fa pensare, mami, a quanto siamo stati male. Ho un’estate da sprecare, stavolta rimedio”.
Sono parole che, neanche troppo tra le righe, rivelano una vera e propria chiamata all’azione e ci invitano a non perdere tempo prezioso ignorando le serie problematiche che stanno mettendo a rischio l’equilibrio del nostro Pianeta. Soltanto affrontandole, soltanto battendoci per un mondo migliore, potremo poi goderne in pace.
“Cosa succede all’altra parte del mare? Con gli occhiali e con la crema solare mentre la terra scompare”. Questi versi diventano allora la chiara denuncia di un mondo che soffre. Dall’altra parte del mare, c’è chi vive quotidianamente la devastazione della guerra, della violenza, delle ingiustizie e anche dell’emergenza climatica. Tutto mentre noi ci voltiamo dall’altra parte con ignavia ed indifferenza, presi dall’egoismo. Un messaggio diretto che, nel videoclip del brano, è sottolineato anche dall’immagine di un castello di sabbia con la bandiera della Palestina.
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Ecco che Sto bene al mare, allora, non ci suona più come il ritornello allegro di chi si gode finalmente il sole ed il mare. Letto in modo antifrastico, il coraggioso tormentone di Marco Mengoni, Sayf e Rkomi, è piuttosto un ammonimento sarcastico per tutti coloro che si rintanano nella comodità del non prendere posizione, che fingono che i problemi del mondo non riguardino ciascuno di noi. Per tutti quelli che sotto la sabbia, oltre che i piedi, mettono anche la testa.
