6 Agosto 2025

Pasturismo, la sfida del turismo dolce nell’entroterra albanese al Clorofilla Film Festival 2025

Pasturismo è il documentario realizzato da Boschilla, in collaborazione con il CAI Grosseto, che domenica 10 agosto chiuderà le proiezioni del Clorofilla Film Festival nell’ambito di Festambiente 2025. La rassegna, in scena nel Parco della Maremma a Grosseto, rinnova anche quest’anno la media partnership con eHabitat.

Pasturismo
Una scena tratta da Pasturismo, il documentario che verrà proiettato a Festambiente 2025 ed è a concorso al Clorofilla Film Festival

Terre incontaminate ed immutate, dove la vita scorre lenta come accadeva secoli fa. Luoghi autentici e intrisi di tradizione, tra verdi pascoli, sentieri sterrati e un silenzio di pace interrotto soltanto dai versi degli animali. Pasturismo ci porta alla scoperta dell’Albania settentrionale, tra le montagne al confine con il Kosovo e il Montenegro, dove una nuova importante realtà sta pian piano emergendo tra riscatto e speranza.

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In questo lembo d’Europa, così ancorato alle radici, si fa strada l’opportunità del turismo, alternativa un tempo inimmaginabile. Dopo secoli di agricoltura e pastorizia e decenni delicati dal punto di vista socio-politico, il turismo sembra poter disegnare un nuovo volto all’Albania e al suo futuro. Si tratta di una terra che ricorda ancora da vicino le difficoltà dell’emigrazione e che oggi si trova a confrontarsi con un trend inverso sul piano della mobilità grazie ad un numero interessante di visitatori che cercano nella natura albanese evasione, verità e semplicità.

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Pasturismo osserva e racconta questo giovane fenomeno, ancora in via di sviluppo, ascoltando le voci e le testimonianze dei locali coinvolti in questa nuova prospettiva, così come quelle dei turisti e degli esperti.

Sono molti gli albanesi, soprattutto giovani aperti al mondo, che negli ultimi anni hanno colto nella bellezza atavica del loro stile di vita un enorme potenziale da sfruttare per guadagnarsi da vivere come guide o come host. In quelle stesse terre di frontiera, oggi sono gli albanesi ad accogliere gli stranieri, viandanti e visitatori in cerca di una connessione con la natura originale e con il ritmo lento della vita. I giovani locali fanno ancora i conti con l’idea di partire, ma si decide di restare lavorando “con le pecore e con i turisti”, con l’orgoglio di chi può raccontare al mondo la magia della propria terra e delle proprie tradizioni.

I turisti, dalla loro parte, sono sempre più alla ricerca di luoghi autentici e lontani dall’artificiosità delle loro vite in città, di una felicità da riscoprire nelle cose piccoli e semplici. Un paesaggio mozzafiato, del buon cibo, la calorosa ospitalità dei pastori che vivono appagati da una quotidianità lontana dall’abbondanza e dal superfluo.

Ed è anche dalle parole dei turisti che Pasturismo traccia un interessante fotografia socio-economica dell’Albania, una nazione in bilico tra un passato fatto di chiusura e di abbandono ed un futuro che offre certamente delle grandi possibilità, ma che si presenta come una sfida non facile da gestire in cui il turismo è un miraggio di ricchezza a cui guardare con cautela e lungimiranza.

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Per la sua peculiare storia, l’Albania è stata a lungo lontana dai meccanismo del turismo di massa e ciò ha in qualche modo preservato la rara autenticità che oggi, nel suo entroterra, attira turisti in numero ancora contenuto e sostenibile. Il paradosso di tale ribaltamento è che la promessa del turismo possa ingolosire cittadini e amministrazioni che, per rispondere ad esigenze crescenti, potrebbero adoperarsi per adeguare la loro offerta al prezzo di compromettere irreversibilmente quella stessa originalità e quelle stesse tradizioni che richiamano i visitatori.

Il rischio concreto è quello di una conformità fatta di grandi alberghi che prendono il posto delle umili guest-house dei pastori, di strade asfaltate in sostituzione ai sentieri, di strutture moderne che soffocano i paesaggi. Interessi economici destinati a minare la genuinità delle relazioni fino a quando questo ciclo, allo stesso tempo virtuoso e vizioso, non lascerà più nulla di autentico ad incoraggiare il turismo, come accaduto alle città della costa albanese.

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La natura, le esperienze a stretto contatto con l’ambiente incontaminato, l’utopia di un turismo non invasivo, quello di cui si può godere prima che arrivino tutti gli altri, rischieranno così di diventare l’ennesimo pacchetto preconfezionato a favore di hashtag. Cosa accadrà, dunque, quando l’attrattiva di quei luoghi meravigliosi si sgonfierà? Quali saranno le conseguenze per chi ha investito ciecamente in una scommessa così fragile?

Con le sue immagini accattivanti e il suo racconto atto ad osservare il fenomeno da più punti di vista, Pasturismo accompagna lo spettatore a comprendere come il turismo sia strettamente connesso alla vita sociale, economica, culturale ed ambientale di un luogo e dei suoi abitanti. Allo stesso tempo, spiega l’importanza di saperlo gestire con sapienza per evitare di distruggere proprio le risorse su cui poter far leva per le sorti di un intero Paese.

Un film di grande ispirazione e in grado di far riflettere, che permetterà al pubblico del Clorofilla Film Festival 2025 di godere dei luoghi meravigliosi che ne sono protagonisti, ma anche di approfondire il presente di una realtà a noi vicina, geograficamente e spiritualmente. Una testimonianza autorevole che, nel segno del cinema e della natura, offre la possibilità di cogliere gli aspetti della grande sfida del turismo dolce, di una ripresa fatta di impegno, di ambiente, di amore per le proprie radici.

Alla proiezione di Festambiente, domenica 10 agosto, parteciperanno il co-regista Giovanni Labriola e Marco Carollo del CAI Grosseto.

Alberto Pinto

Beneventano, laureato in comunicazione audiovisiva.
Appassionato di cinema, serie televisive, viaggi e di tutto ciò che è arte e comunicazione.
Creativo, curioso e sognatore, ama immergersi nelle storie e scoprirne dettagli e sfaccettature.
Per eHabitat scrive di musica e di cinema

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