La caccia alle balene in Islanda è stata annullata per il secondo anno consecutivo, la soddisfazione degli ambientalisti
Nuovo stop per la caccia alle balene in Islanda, che era stata autorizzata fino al 2029 ma anche quest’anno non verrà praticata. La più grande compagnia baleniera islandese ed attualmente l’unica attiva, ovvero la Hvalur Hf., ha annunciato infatti il blocco di ogni attività anche per il 2025, dopo quello dello scorso anno correlato al rilascio tardivo del permesso. “Data l’attuale situazione economica, Hvalur HF non vede altra opzione che rimanere attraccata e aspettare giorni migliori. La situazione sarà rivalutata l’anno prossimo”, il commento rilasciato ai media islandesi dall’amministratore delegato dell’azienda Kristján Loftsson, che ha spiegato come la caccia alle balene non sia più economicamente sostenibile.
“L’andamento dei prezzi dei prodotti nel nostro mercato principale, il Giappone, è stato sfavorevole di recente e sta peggiorando. Il prezzo dei nostri prodotti è ora così basso che non è giustificabile cacciare”, chiarisce Loftsson.
La forte opposizione dell’opinione pubblica internazionale a questa crudele pratica, le difficoltà economiche ed il calo della domanda di carne di balena stanno contribuendo a creare un contesto sempre più sfavorevole per l’industria baleniera, che continua ad arrancare e vede di fronte a sé un futuro segnato dall’incertezza. Già dal 2020, sempre a causa del calo dei profitti, aveva cessato le proprie operazioni anche la seconda più grande compagnia baleniera islandese, la IP-Utgerd.
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La caccia alle balene
La caccia alle balene è vietata a livello internazionale dalla stagione 1985-86, quando è entrata in vigore la moratoria decretata dalla Commissione baleniera internazionale (IWC), che motivava tale scelta con l’incertezza delle informazioni scientifiche disponibili sugli stock di balene a livello mondiale.
L’IWC, istituita dalla Convenzione internazionale sulla regolamentazione della caccia alle balene del 1946, è l’organizzazione internazionale competente per la conservazione e la gestione delle popolazioni di balene. Attualmente ne fanno parte 88 Stati. Nonostante la moratoria in atto, la caccia alle balene può essere ancora autorizzata dagli Stati nazionali con la concessione di permessi speciali per scopi scientifici, che in pratica si rivelano spesso dei semplici pretesti per nascondere quella che in realtà è la caccia a fini commerciali. Varie deroghe consentono inoltre ad alcuni Paesi di aggirare la moratoria. Ad oggi Islanda, Norvegia e Giappone sono gli unici tre Stati che autorizzano la caccia commerciale alle balene, nonostante la crescente contrarietà dell’opinione pubblica in tutto il mondo.
Nel dicembre 2024 il premier uscente islandese, Bjarni Benediktsson, autorizzò la caccia di un massimo all’anno di 209 balenottere comuni (Balaenoptera physalus) e 217 balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata) fino al 2029, suscitando una vasta indignazione popolare e le forti proteste delle organizzazioni ambientaliste ed animaliste locali.
Generalmente la stagione della caccia alle balene in Islanda va dalla metà del mese di giugno a quello di settembre, ma già negli ultimi anni erano state evidenti le difficoltà dei balenieri nel raggiungere le quote stabilite. Il crollo del consumo di carne di balena è ormai una tendenza diffusa ovunque: in Islanda un sondaggio abbastanza recente ha rivelato che solo il 3% della popolazione la consuma regolarmente, mentre il whale watching, ovvero il turismo basato sulle osservazioni delle balene in natura, sta generando un giro d’affari in netta crescita.
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Lo stop temporaneo alla caccia in Islanda potrebbe essere un’ottima notizia in prospettiva per le politiche di conservazione di questi imponenti cetacei così preziosi.
L’importanza delle balene
Le balene sono fondamentali per il mantenimento della biodiversità, la salute degli oceani e la lotta al cambiamento climatico.
Quali predatori e prede contribuiscono a mantenere l’equilibrio degli ecosistemi marini. I biologi marini hanno inoltre scoperto che questi cetacei così pesanti (fino a 28 tonnellate) e longevi (possono vivere oltre 100 anni) accumulano molta più anidride carbonica rispetto ad altri organismi marini, contribuendo così a contrastare il riscaldamento globale.
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Una grande balena accumula in media 33 tonnellate di anidride carbonica, un’enorme quantità che quando muore, inabissandosi, trattiene per secoli in fondo agli oceani. Le deiezioni delle balene fertilizzano le acque ed i fondali poiché sono ricche di sostanze nutritive, quali ferro, azoto e potassio, che facilitano la proliferazione del krill e del fitoplancton e di conseguenza favoriscono la fotosintesi (con produzione di ossigeno) e l’accumulo di carbonio dall’acqua e dall’atmosfera.
Il fitoplancton, oltre ad essere importante fonte di cibo per gli organismi marini così come il krill, cattura infatti annualmente 37 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, ovvero il 40% di quella prodotta, una quantità paragonabile a quella di quattro foreste amazzoniche e superiore di ben 70 volte a quella immagazzinata dalle gigantesche sequoie dei parchi statunitensi, come rilevato in uno studio del Fondo monetario internazionale (Fmi).
Oggi però questi mammiferi marini sono costantemente minacciati non solo dalla pesca commerciale ma anche da altre pressioni antropiche, quali: il crescente traffico marittimo con il conseguente aumento delle collisioni con le imbarcazioni; il rumore sottomarino; le attività di whale-watching non regolamentate; le competizioni sportive con natanti a motore e soprattutto l’inquinamento da contaminazione chimica e da materiali quali plastiche e microplastiche.
“Tutte queste fonti di disturbo e impatto sono ulteriormente aggravate dai cambiamenti climatici, dove il riscaldamento e l’acidificazione dei mari, lentamente ma inesorabilmente, stanno modificando lo scenario di biodiversità del Mediterraneo, a partire dai livelli più bassi delle catene trofiche fino ad arrivare ad organismi, quali i cetacei, all’apice di queste catene. È quindi di fondamentale importanza il mantenimento e l’operatività di un network transfrontaliero come il Santuario Pelagos che, oltre a definire linee guida per la conservazione, sia attivo nella divulgazione e nella formazione delle nuove generazioni affinché acquisiscano sempre maggiore consapevolezza che i mammiferi marini, unitamente agli ecosistemi che li sostengono, rappresentano un patrimonio universale che non può essere eroso”, ha commentato in occasione della Giornata mondiale delle balene dello scorso 16 febbraio il professor Carlo Pretti, direttore del Centro interuniversitario di biologia marina “G. Bacci” di Livorno (Cibm).
La balenottera comune, l’unica balena presente regolarmente nel Mediterraneo dove è classificata “in pericolo”, nonostante le attività di protezione a livello internazionale conta oggi meno di 100mila esemplari in tutto il mondo, di cui circa 1.720 nel Mare Nostrum.
Il commento della Captain Paul Watson Foundation
Ad esprimere particolare soddisfazione in seguito alla notizia della sospensione della caccia alle balene in Islanda è stata la Captain Paul Watson Foundation, che ha puntualizzato l’importanza delle sue attività di contrasto a partire dal 2019, quando l’arrivo della nave Brigitte Bardot nelle acque islandesi coincise con l’annullamento delle attività di caccia, così come successe successivamente con la John Paul DeJoria nel 2024, dopo l’uccisione di 24 balene nell’autunno del 2023.
Anche quest’anno l’organizzazione internazionale per la tutela degli oceani, guidata dal leggendario ecoattivista Paul Watson, era già pronta ad intervenire con la nave dislocata a Dublino, finché tutto è stato reso vano dall’annuncio dello stop alla caccia da parte della Hvalur Hf.
Questo il commento del capitano Watson: “Vigileremo attentamente su qualsiasi tentativo di preparare gli arpioni e saremo pronti. Si è trattato di un movimento di molte persone ed organizzazioni tramite l’educazione, i contenziosi, la legislazione e le azioni dirette. Massimo rispetto per Elyssia Phillips e Anahita Babaei per aver occupato e ritardato l’arrivo delle due baleniere nel settembre 2023. È questo tipo di incredibile coraggio e passione da parte di individui che ha molto contribuito a porre fine a questa atrocità. E naturalmente non posso dimenticare il mio team del 1986, Rod Coranado, David Howitt e Sarah Borg, per aver affondato due delle baleniere illegali di Loftsson. E Rob Read ed il suo team di Sea Sheperd UK, ora Captain Paul Watson Foundation UK, per i molti anni trascorsi a documentare e raccogliere prove sulle operazioni illegali di Loftsson”.
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Paul Watson ha inoltre ricordato i notevoli risultati ottenuti dalle campagne condotte contro la caccia alle balene in Islanda negli ultimi tre anni, che hanno consentito a centinaia di balenottere comuni in pericolo d’estinzione di continuare a nuotare libere nelle acque dell’Atlantico settentrionale. “Gunnar, titolare del secondo permesso di caccia alle balene in Islanda, ha messo in vendita la nave per la caccia alle balene. L’industria sta crollando. Niente baleniere. Nessun massacro. Questo traguardo è il risultato di decenni di resistenza: è un momento da celebrare, ma non un momento per fermarsi. Non ci fermeremo finché la caccia alle balene in Islanda non sarà non solo sospesa, ma vietata per sempre! Per l’oceano”, le conclusioni di Watson.
Le balene hanno ancora bisogno di chi è disposto a battersi per la loro conservazione.
[Credits foto: foco44 su Pixabay]
