28 anni dopo di Danny Boyle riporta in scena un Regno Unito in quarantena e nuovi infetti evoluti. Una saga che parla di paura, sopravvivenza e legami.
Dopo oltre vent’anni dall’inizio della saga, Danny Boyle torna a raccontare un’Inghilterra devastata da un’epidemia con 28 anni dopo, il nuovo capitolo che segue i cult 28 giorni dopo e 28 settimane dopo. Ecco la nostra recensione.
La Santissima Trinità con la Vergjne Maria di Masaccio (1401-1428) è un grande affresco contenuto nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze. È considerata una delle opere fondamentali per la nascita pittorica del Rinascimento Italiano oltre che una summa dell’opera del pittore di Arezzo. La sua struttura rimanda alle classiche Trinità del periodo con in più un gioco prospettico che sarà fondamentale successivamente.
Tuttavia ha un particolare che la rende maggiormente interessante. Nella parte più bassa vi è raffigurato un sarcofago con uno scheletro: non vengono date delle indicazioni. L’unica scritta presente recita: «Io fu’ già quel che voi siete, e quel ch’i son voi anco sarete». Si rivolge direttamente a chi guarda, in una sorta di primitivo fumetto. Lo invita a riflettere sulla transitorietà delle questioni terrene. In altre parole è una riproposizione in chiave religiosa del Memento Mori.

Una locuzione di origine latina che rimandava alla guerra, ai generali portati in trionfo dopo una campagna vittoriosa. Era un sussurrato alle loro spalle: «hominem te memento». Ricordati che sei un uomo e che un giorno o l’altro devi morire. Nelle figurazioni di epoche successive è rimasto tale il significato, ancora oggi. Soprattutto in tempi recenti la pandemia ce lo ha detto in maniera esplicita. Esattamente come è avvenuto con le precedenti epidemie nel corso della storia.
I monumenti funebri e gli ossari sparsi in tutto il mondo hanno la medesima funzione. Queste riflessioni riportano alle prime immagini promozionali (e locandine) di 28 anni dopo di Danny Boyle, uscito nelle nostre sale con Eagle Pictures a partire dal 18 giugno. Il regista britannico, assieme allo sceneggiatore Alex Garland, ritorna a parlare del Regno Unito devastato da una epidemia di rabbia. Come è stato fatto in 28 giorni dopo (2002) e 28 settimane dopo (2007 di Juan Carlos Fresnadillo). La colonna di teschi presente nei materiali di 28 anni dopo, al centro di un colonnato di ossa, è un monumento ai caduti, un grande Memento Mori.
Proprio alla pandemia, ai tempi del lockdown, che ricordavano le immagini iniziali di 28 giorni dopo. Il risveglio di Jim (Cillian Murphy) in un ospedale in cui tutti sembrano essere scomparsi, muovendosi in una Londra deserta. Scene fittizie a cui si sono accostate quelle reali delle città in tutto il mondo svuotate. Quelle immagini di diciotto anni prima, erano divenute spaventosamente reali.
Oppenheimer – Il padre della bomba atomica secondo Christopher Nolan
In 28 giorni dopo il tutto era nato da una intenzione nobile ossia liberare degli scimpanzé da un laboratorio dove erano vittime di esperimenti sulla rabbia. Infettati e costretti a visionare ore di girati violenti. Una costrizione comune anche a noi, in un certo senso. La liberazione di quelle scimmie ha portato alla liberazione degli istinti peggiori, della fragilità di quello che chiamiamo vivere civile, di come le frustrazioni di ogni giorno possano avere conseguenze. In questa estasi della furia era tuttavia possibile trovare uno sguardo clinico sulla condizione dell’umanità e da lì trovare un punto fermo dal quale ripartire. Soltanto scendendo all’Inferno, è possibile risalire per rivedere le stelle. Una gigantesca scritta «HELP» fatta con le lenzuola e le tende, può essere fraintesa con «HELL». Una visione per debellare e ricominciare come avviene in 28 settimane dopo.

Da questo punto prende le mosse 28 anni dopo. L’Europa Continentale è libera dell’infezione e ha relegato il Regno Unito a una quarantena con blocchi navali. Impedendo a chiunque di entrare o di uscire dell’arcipelago. L’isolamento ha portato da una parte a un rafforzarsi delle piccole comunità locali; dall’altra gli Infetti si sono evoluti. Alcuni sono esseri grassi e striscianti che si nutrono di vermi; altri hanno avuto dell’infezione un effetto anabolizzante, divenendo più grossi e più intelligenti, in altre parole dei leader a capo di una struttura gerarchica verticale.
La Natura ha ripreso il suo corso: mandrie di cervi di centinaia di individui si muovono facendo tremare la terra. L’isola “felice” dei Teletubbies con cui 28 anni dopo si apre, è macchiata di sangue ed esiste in poche comunità fortificate. Come quella in cui vive il tredicenne Spike (Alfie Williams) con il padre Jamie (Aaron Taylor- Johnson) e la madre Isla (Jodie Comer). Siamo a Lindisfarne, un’isola raggiungibile solo con la bassa marea. Su di essa si conoscono tutti e tutti hanno una funzione, favorendo un’esistenza il più serena possibile. Si ha anche il tempo per riportare in luce forme di iniziazione ancestrali: l’uccisione di un infetto, al raggiungimento della adolescenza. Spike nonostante sia più giovane dell’età consentita, è pronto per questo pericoloso rito, accompagnato dal padre. Il suo cuore, però, è legato alla madre, inferma a letto da un male misterioso.

28 anni dopo si divide in due parti distinte, la prima con il padre e la seconda con la madre. Da una parte impara il Memento Mori, dall’altra il Memento Amor, ossia ricordarsi di amare. La saga è dall’inizio incentrata sui rapporti familiari: Jim decide di andare dai suoi genitori e creerà una famiglia ideale con la sopravvissuta Serena (Naomie Harris) e l’adolescente Hannah (Megan Burns).
Il protagonista di 28 settimane dopo, Donald (Robert Carlyle) è un padre che deve ricostruire il rapporto con i suoi figli a seguito della scomparsa della madre. La famiglia è centrale: è la propria casa e ancora sicura. Fonte di un amore che rischiamo di dare per scontato. In 28 anni dopo a Spike vengono ricordate quali sono le priorità. Per la sopravvivenza ci si deve aggrappare a qualcosa di più profondo. Anche questo è un memento.
