Trump e la nuova ricetta Coca Cola: addio sciroppo di mais, arriva lo zucchero di canna. Ma il cambiamento rischia di danneggiare l’ambiente.
Negli ultimi giorni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sorpreso il pubblico americano con un annuncio tanto curioso quanto controverso: Coca-Cola, secondo lui, starebbe tornando alla “vera” Coca, ovvero a una ricetta con zucchero di canna al posto del classico sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), utilizzato da decenni nella formula statunitense. Un ritorno alle origini? Forse. Ma dietro questo presunto “ritorno al gusto autentico” si nascondono implicazioni ambientali, agricole ed economiche molto più complesse — e in alcuni casi allarmanti.
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Un annuncio politico, non aziendale
Trump ha dichiarato pubblicamente di aver “convinto” Coca-Cola a fare questo cambiamento, definendolo una vittoria per la salute e per l’America. Tuttavia, la multinazionale di Atlanta non ha mai confermato ufficialmente l’adozione della nuova ricetta. In una nota diplomatica, Coca-Cola ha semplicemente detto di “apprezzare l’interesse del presidente” e ha promesso “nuove innovazioni” in arrivo. Insomma, nessuna garanzia che il cambiamento sia reale, né imminente.
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Sciroppo di mais vs zucchero: la sfida ambientale
Al centro di questa vicenda ci sono due ingredienti dolcificanti che hanno un impatto molto diverso sull’ambiente:
- Lo sciroppo di mais (HFCS) è prodotto largamente negli Stati Uniti. È energivoro, richiede fertilizzanti chimici, pesticidi e grandi quantità d’acqua. Tuttavia, viene lavorato localmente, sostenendo l’industria agricola americana.
- Lo zucchero di canna, invece, ha un’impronta leggermente inferiore in termini di emissioni di CO₂, ma la sua coltivazione nei paesi tropicali è legata a deforestazione, erosione di suolo e sfruttamento idrico. Inoltre, dovrà essere importato, spesso da Brasile, Messico o India, aumentando la dipendenza da catene logistiche internazionali.
Cambiare dolcificante non è quindi un semplice “upgrade salutistico”: potrebbe significare trasferire l’impatto ambientale da un sistema agricolo noto a uno estero, spesso meno regolamentato.
L’altra crisi: il packaging in plastica
Il vero impatto ambientale del cambio di ricetta, però, potrebbe manifestarsi da tutt’altra parte: nel contenitore, più che nel contenuto. Le tariffe doganali imposte da Trump su alluminio e acciaio durante il suo mandato (25%) hanno aumentato i costi delle lattine, spingendo Coca-Cola a prendere in considerazione un ritorno massiccio alle bottiglie di plastica PET.
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Secondo fonti interne riportate da The Guardian e Greenpeace USA, la compagnia starebbe pianificando una riduzione dell’uso di lattine in favore della plastica, già entro il 2026. Questo rappresenterebbe un enorme passo indietro per la sostenibilità ambientale: Coca-Cola è il più grande produttore di plastica monouso al mondo, con oltre 130 miliardi di bottiglie prodotte ogni anno.
Plastica, Coca-Cola è l’azienda che produce più inquinamento
La plastica PET ha un ciclo di vita molto più lungo, contribuisce all’inquinamento marino, e solo una parte viene effettivamente riciclata. Ironia della sorte: una scelta di marketing “nostalgico” rischia di accelerare la crisi globale dei rifiuti.
Coca-Cola abbassa i suoi obiettivi “green”
In parallelo a queste dinamiche, l’azienda ha recentemente annunciato un ridimensionamento dei suoi obiettivi ambientali: invece del 50% di plastica riciclata nei suoi imballaggi entro il 2030, ora punta solo al 35–40% entro il 2035. Una scelta che molti osservatori interpretano come una ritirata dalla leadership ambientale che Coca-Cola aveva promesso.
Una scelta (forse) popolare, ma a che prezzo?
Nutrizionalmente, il passaggio da mais a zucchero di canna non offre reali benefici. Entrambi sono zuccheri semplici, con effetti pressoché identici su metabolismo e salute pubblica. Ma mentre la retorica trumpiana parla di “autenticità” e “America first”, le scelte sottostanti sembrano raccontare un’altra storia: più plastica, più importazioni, meno sostenibilità.
[Foto di Cody Engel su Unsplash]
