13 Febbraio 2025

Montagne immaginarie, un libro sul futuro di Alpi e Appennini

montagne immaginarie

Montagne immaginarie di Michele Sasso fa il punto sulle trasformazioni in atto nelle zone montuose del nostro Paese

É in montagna che il cambiamento climatico sta correndo a doppia velocità rispetto ad altre aree del nostro Paese ed è in alta quota che vanno imbastite strategie di resilienza per evitare da una parte lo sfruttamento turistico, dall’altra un ulteriore abbandono di territori che rappresentano il 59,8% della Penisola pur ospitando appena il 22,5% della popolazione. Montagne immaginarie di Michele Sasso (Edizioni Ambiente) racconta questa dialettica che vede la montagna “sospesa tra visioni distorte di un futuro che la vorrebbe come un parco giochi senza regole, da sfruttare per costruire comprensori e impianti sciistici fuori tempo massimo e il presente fatto di narrazioni e migrazioni per cercare nuove forme per riabitare questi luoghi”.

Lo fa con un libro dal taglio giornalistico, sottolineando tutte le criticità di una turistificazione d’alta quota che ipoteca il futuro delle risorse idriche nel nome dello sci. A un anno esatto dall’appuntamento olimpico di Milano Cortina, Sasso ci ricorda che la costruzione dei bacini idrici artificiali avrà conseguenze devastanti per la gestione delle acque, così come l’ormai celebre pista da bob ampezzana che costerà 100 milioni di euro, con un futuro costo di gestione di 1.400.000 euro annui totalmente a carico del comune.

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Il costo della neve

I Giochi Olimpici Invernali che stanno per ripetere a Milano e Cortina d’Ampezzo gli errori già fatti a Torino e nelle valli piemontesi vent’anni fa, altro non sono che l’avanguardia di un atteggiamento predatorio delle città nei confronti delle montagne circostanti: “Nell’immaginario collettivo la modernità alpina è cementificazione e sofferenza, dominio e sfruttamento delle montagne da parte delle città. (…) Banlieu bianche delle aree metropolitane pensate come spazi isolati ed economia chiusa, una città traslata in montagna con artificializzazione dell’ambiente e riproposizione dello stesso schema di palazzine e condomini delle località turistiche italiane che hanno portato a colonizzare immagini e mentalità, di crescita e sviluppo e concettualizzare l’ambiente montano”.  Una dinamica che Sasso riassume con il concetto di metromontagna e che trova nella produzione della neve artificiale la sua manifestazione più impattante sotto il profilo ambientale. La produzione di neve artificiale sulla dorsale alpina comporta un costo energetico di 720 gigawatt/ora annui ovverosia il fabbisogno di 250.000 famiglie. E necessita di bacini artificiali (141 sulle Alpi e 17 sugli Appennini), cannoni, tubazioni, elettrodotti, reti informatiche stazioni di pompaggio, in poche parole un sistema di infrastrutture insostenibile.

Secondo Sasso quello della metromontagna è “un modello coloniale che trasforma anche la mentalità del colonizzato dimenticando che le risorse che arrivano nei borghi e nei paesi non sono destinate a chi risiede ma soltanto ai consumatori mordi e fuggi che ripropongono gli stessi modelli di consumo metropolitani in contesti (falsamente) tipici”.

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L’alternativa della “restanza”

Questo assalto alla montagna per praticare sport invernali o per collezionare scatti instagrammabili è, in epoca di cambiamento climatico, un anacronismo le cui conseguenze verranno pagate non solo dalle comunità che risiedono in quota, ma anche da coloro che si trovano a valle e che dipendono dai beni comuni (acqua, foreste e servizi ecosistemici vari) di questi luoghi saccheggiati dall’interesse privato.

Dopo avere raccontato le criticità dei territori montani, Sasso si addentra nella “restanza”, la necessità e la volontà di rimanere nel proprio luogo di origine per contribuire a creare un nuovo senso che sappia smarcarsi dai saccheggi dello sviluppismo a ogni costo. Partendo da questo concetto ideato dall’antropologo Vito Teti, nella pars construens di Montagne immaginarie, Sasso racconta alcune storie di chi sceglie di vivere lontano dai grandi centri e dai servizi, perseguendo con coraggio la strada dell’agricoltura montana o di un turismo lento, sostenibile ed estraneo alle logiche estrattive dell’overtourism.

[Foto Pixabay]

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Materia Rinnovabile, La Revue Dessinée, La Stampa Tuttogreen, Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow News, Slow Food. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online”, “Propaganda Pop”, "Cronofagia" e "Geomanzia", "Prime" e "Riconquistare il tempo".

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