Pesca illegale del polpo, un problema anche per la foca monaca

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Pesca illegale del polpo, un problema anche per la foca monaca ultima modifica: 2022-10-08T10:29:54+02:00 da Marco Grilli
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Pesca illegale del polpo, il suo sovrasfruttamento mette a repentaglio il tentativo di ripopolamento delle coste da parte della foca monaca.

Sequestro record di 7.672 trappole adagiate in mare, un numero ben più alto di quanto previsto dalla legge: la pesca illegale del polpo è un problema serio, che sta mettendo a repentaglio anche il tentativo di ripopolamento delle nostre coste da parte della foca monaca.

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La foca monaca: caratteristiche e rischio estinzione

Partiamo da qui, da questo simpatico mammifero marino pinnipede che può raggiungere i tre metri di lunghezza e i 350 kg di peso, così agile in mare quanto lento e impacciato sulla terraferma. Di colorazione brunastra uniforme con una estesa macchia bianca irregolare sul ventre, la foca monaca presenta un bel musetto con lunghi ciuffi di vibrisse e può vivere fino a 20-30 anni.

Purtroppo però la sua sopravvivenza oggi è a forte rischio, poiché si tratta di uno dei mammiferi marini più minacciati al mondo, con meno di 700 esemplari presenti nel Mediterraneo. Il principale areale di presenza della foca monaca è costituito proprio dal mar Egeo e dal Mediterraneo orientale, ma il Mare Nostrum è da tempo sede di una forte ostilità nei suoi confronti da parte dell’uomo, basti pensare che un tempo veniva cacciata per le pelli e il grasso, che i pescatori l’han sempre considerata una minacciosa concorrente per le risorse ittiche, e non da ultimo che il turismo rappresenta un forte pericolo per i suoi siti di riproduzione, specialmente con le imbarcazioni da diporto. Facile capire perché sia diventata così diffidente nei confronti di noi umani.

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Nonostante questa situazione di disagio, avvistamenti e ricerche hanno individuato un tentativo della foca monaca di ripopolare le nostre coste, con osservazioni più o meno regolari in Basilicata, Sicilia e lungo le isole del Tirreno, principalmente di singoli esemplari o di femmine col cucciolo, a testimonianza della rarefazione della specie.

Varie organizzazioni impegnate nella salvaguardia della biodiversità nei mari si battono in difesa di questo simpatico mammifero con progetti specifici, tra queste il WWF – che ha fondato il gruppo foca monaca già nel lontano 1976 – e Sea Sheperd con la sua “Foca monaca defence campaign”. Affinché questo mammifero marino possa ricolonizzare le nostre acque è essenziale però che sia garantita anche la sua dieta, composta da anguille, triglie, sardine, piccoli tonni, aragoste e cefalopodi come moscardini bianchi e polpi. Proprio quest’ultimi sono vittime di una spietata pesca illegale, come dimostra il sequestro record di attrezzature della scorsa estate.

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Le meraviglie del polpo, un mollusco intelligente

Abbiamo specie intelligenti sul nostro pianeta con cui non stiamo nemmeno cercando di comunicare”, denuncia Sea Sheperd Italia. Sull’intelligenza del polpo non è lecito avere dubbi, trattandosi di un mollusco cefalopode che ha un cervello per ogni braccio, senza contare quello centrale che gli permette addirittura di utilizzare gli oggetti in qualità di attrezzi. Meraviglie che non finiscono qui se pensiamo pure ai tre cuori (due che soffiano il sangue blu nelle branchie e uno deputato al suo scorrimento nel resto del corpo), al sangue che si tinge di tal colore perché usa il rame per catturare l’ossigeno, alle sue incredibili capacità di sognare, memorizzare, risolvere problemi complessi, mimetizzarsi e stringere rapporti di amicizia. Fino al gesto più misterioso e all’apparenza nobile, quello delle femmine che smettono di mangiare e deperiscono soffiando ininterrottamente acqua ricca di ossigeno sulle uova deposte, per poi morire già prima della schiusa. Un comportamento che pare legato alla ghiandola ottica delle madri che subisce un cambiamento nel metabolismo del colesterolo.

pesca illegale del polpo
@ClaireFoster

Pesca a barattolo del polpo: il più grande sequestro in Italia

Il più grande sequestro in Italia di attrezzature per la pesca del polpo è legato a un’intesa stabilita tra il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, la Guardia di Finanza e Sea Sheperd Italia, che prevedeva, dalla primavera scorsa, il pattugliamento delle acque antistanti il parco da parte delle navi della sezione italiana dell’organizzazione internazionale di conservazione dei mari, sorta nel 1977.

Dopo un’iniziale periodo di indagine sotto copertura, l’attenzione di Sea Sheperd Italia si è soffermata sulla micidiale pesca a barattolo, consentita dalla legge nel limite di 1.250 trappole concesse a imbarcazione, con divieti di operare con tali mezzi dal 15 luglio al 15 agosto e di lasciare qualsiasi attrezzatura sul fondale marino (Decreto del Mipaaf del 30 dicembre 2019).

Il litorale toscano è infatti noto per questo tipo di pesca del polpo, che prevede la legatura a un’unica cima di nylon di centinaia di trappole cilindriche aperte su un lato. Ogni imbarcazione può utilizzare un massimo di cinque cali/travi, ognuno dei quali non può essere lungo più di quattro chilometri e non può detenere più di 250 “barattoli” o “tubi” in materiale plastico e/o PVC, piazzati generalmente ogni otto metri.

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Questi dispositivi vengono calati paralleli alla costa a profondità variabili ma non superiori a 35 metri. A questo punto il gioco è fatto: i barattoli di plastica appaiono tane sicure dove poter abitare e deporre le uova per i polpi, mentre la cima che lega le trappole diviene un ottimo substrato per sorreggere le uova lì collocate a migliaia da seppie e calamari. Atto finale: il pescatore non fa altro che salpare i cali/travi che tengono insieme i barattoli, svuotando quest’ultimi quando presentano la preda all’interno.

Grazie anche alla tecnologia utilizzata a bordo della M/Y Conrad, il lavoro di pattugliamento lungo il litorale toscano di Sea Sheperd si è trovato ben presto di fronte a un inquietante imprevisto: pareva più uno sterminio che una semplice pesca commerciale, poiché il numero di barattoli utilizzati sembrava elevatissimo, i polpi venivano attratti nelle trappole anche durante il fermo biologico e l’attrezzatura di pesca non risultava rimossa.

Giorno dopo giorno, quella che all’inizio era soltanto una spaventosa ipotesi, si è rivelata essere una spietata realtà: scoperto un esteso sistema di pesca illegale composto da decine di migliaia di trappole adagiate sul fondale. I quaranta chilometri di costa che abbiamo monitorato, navigando per più di 200 miglia nautiche in mesi di pattugliamento, custodiscono un raccapricciante segreto: qui si nasconde un vero e proprio disastro ambientale, tra i più spaventosi in cui Sea Sheperd Italia si sia mai imbattuta”, scrive la branca italiana dell’organizzazione fondata dal capitano Paul Watson, che oggi ha entità indipendenti in oltre 20 Paesi.

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Il prezioso lavoro di Sea Sheperd Italia, in collaborazione con la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto, ha condotto al maxisequestro di ben 7.627 barattoli, un’operazione mai vista prima in Italia. Il lavoro di rimozione e recupero è partito lo scorso 2 agosto ed è stato reso possibile grazie al “salpa palamiti” in dotazione alle navi, alla preparazione dell’equipaggio a bordo e all’ausilio di un biologo marino, che ha valutato ogni volta il modo migliore e meno traumatico per liberare i polpi, restituendoli al mare. Molluschi tanto intelligenti quanto sovrasfruttati, che ogni anno vengono pescati in Italia per una quantità di circa tremila tonnellate, senza poter disporre di numeri certi per quanto riguarda la pesca illegale e quella sportiva.

Gli oceani si stanno svuotando sotto i nostri occhi. La pesca illegale tocca numeri record col 75% degli stock ittici del solo Mediterraneo sottoposti a sovrasfruttamento, il destino dei polpi pare andare a braccetto con quello delle foche monache. Nonostante tutto c’è chi continua a lottare, come Sea Sheperd, “per gli oceani e per le straordinarie creature che li abitano, lottiamo perché sappiamo di non poter più tornare indietro, lottiamo contro l’estinzione perché se gli oceani muoiono, moriamo anche noi”.

[Immagine di copertina @ClaireFoster]

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Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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