27 Ottobre 2021

Alluvione a Catania, tra crisi climatica e cementificazione. Il commento di Luca Mercalli

La drammatica alluvione a Catania porta in primo piano gli effetti congiunti di crisi climatica ed eccessivo sfruttamento del territorio: la denuncia di Luca Mercalli in tv.

La cronaca delle ultime ore -con i disastri e le vittime dell’alluvione a Catania– fa tornare di attualità due temi ambientali globali di primaria importanza, che oggi vengono drammaticamente declinati sulla realtà italiana: la crisi climatica e l’eccessiva cementificazione del territorio.

Una lettura rilanciata anche dal noto meteorologo Luca Mercalli, ospite in tv della trasmissione Agorà su RaiTre. «L’Italia è storicamente esposta al rischio idrogeologico e le cronache degli ultimi secoli riportano una grande quantità di fenomeni di questo genere in tutto il Paese, dalle Alpi alla Sicilia -ha esordito durante il collegamento televisivo- Oggi, però, da un lato abbiamo un cambiamento rispetto al clima del passato, con un aumento di frequenza e di intensità di queste piogge violente: se già questi fenomeni ci procuravano dei problemi 50 o 100 anni fa, è ovvio che ne creino di più, perché si ripetono più spesso e diventano anche più disastrosi».

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Al tema del Climate Change si intreccia anche lo sfruttamento eccessivo del territorio, frutto di un’antropizzazione a volte incontrollata: «In questi ultimi decenni abbiamo aggiunto una quantità enorme di infrastrutture e abitazioni, rendendo il territorio più vulnerabile: si è costruito troppo, spesso anche nelle vicinanze dei corsi d’acqua, sottraendo loro i necessari spazi di espansione -ha proseguito il meteorologo- Questi due fenomeni messi insieme esaltano ancora di più i rischi e i danni a cui andiamo incontro. Dobbiamo avere anche il coraggio, in qualche caso, di demolire».

I dati relativi alle precipitazioni forniti dal SIAS, il Servizio informativo agrometeorologico siciliano, sono impressionanti: nell’entroterra catanese si sono registrati fino a oltre 600 millimetri di pioggia in tre giorni, superiori alla quantità che normalmente cade in un anno (585 mm in media).

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I dati relativi alle precipitazioni cumulate in 72 ore in Sicilia, con gli effetti del ciclone mediterraneo nell’area orientale, causa della drammatica alluvione a Catania (fonte: SIAS)

Il cosiddetto “flash flood” ha trasformato le vie e le piazze di Catania e dei paesi limitrofi in veri e propri fiumi di acqua e fango, allagando edifici, travolgendo auto e causando anche alcune vittime.

Molti esperti parlano di questo evento meteorologico come il primo ciclone mediterraneo la cui forza è paragonabile a un uragano tropicale di categoria 1, con venti oltre i 120 chilometri orari e abbondanti precipitazioni.

Un triste primato che -unito al record di caldo europeo registrato in estate a Siracusa– rende evidente come la Sicilia risulti essere uno dei fronti italiani maggiormente esposti all’impatto dei cambiamenti climatici.

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Francesco Rasero

Giornalista pubblicista, dal 1998 scrive su carta stampata e online. Oggi è direttore responsabile di una testata locale e gestisce Altrov*e, start-up che si occupa di copywriting e comunicazione. Ha lavorato per oltre un decennio nel settore ambientale, oltre ad aver organizzato svariati eventi culturali, in ambito artistico, cinematografico e teatrale. È appassionato di viaggi, in particolare nell’area balcanica e nell’Est Europa, dove ha seguito (e segue) alcuni progetti di volontariato. Ama conoscere, progettare, fotografare e stare a contatto con le persone. Ma ancora di più ama il rugby, i suoi gatti e la sua nuova famiglia.

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