Inquinamento e rifiuti: tre messaggi ambientali che ci mandano i film dell’Est Europa premiati al Green Fest

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Inquinamento e rifiuti: tre messaggi ambientali che ci mandano i film dell’Est Europa premiati al Green Fest ultima modifica: 2020-11-15T08:00:57+01:00 da Francesco Rasero
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Tra le pellicole premiate al Green Fest 2020 di Belgrado ci sono tre film dell’Est Europa -provenienti da Macedonia del Nord, Russia e Polonia- i cui registi hanno scelto la fiction per lanciare forti messaggi ambientali, legati a due problemi molto sentiti: l’inquinamento dell’aria e i rifiuti.

Sono tre i film dell’Est Europa che la Giuria del Green Fest 2020 di Belgrado ha insignito di due premi e una menzione speciale: il macedone Ashes, di George Lazov; il russo Ecolove, di Dmitry Grigoriev, e il polacco Good Job, di Piotr Biedroń.

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Si tratta di tre cortometraggi, tutti realizzati sotto forma di fiction, seppure con tecniche e ambientazioni assai differenti tra loro. E uno scopo comune: denunciare i principali problemi ambientali che affliggono oggi l’area dell’Europa orientale.

La macchina da presa, i costumi, le ambientazioni e le musiche diventano quindi, per i tre registi, strumenti utili a lanciare un messaggio in grado di penetrare nelle coscienze degli spettatori e far partire in loro una riflessione ‘green‘.

Nella speranza, in fondo, che una visione più attenta alla corretta gestione delle risorse naturali si possa diffondere anche all’interno di società, come quelle del blocco ex-socialista, dove oggi l’ambiente non rientra tra le priorità dell’agenda politica né tra le principali preoccupazioni dell’opinione pubblica.

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Tra virus e lockdown, ma la causa è l’inquinamento

Il cortometraggio Ashes (Macedonia del Nord 2020, 19′), di George Lazov, si è aggiudicato la statuetta come miglior film del Sud-Est Europa, una categoria speciale che il Green Fest di Belgrado assegna ogni anno per valorizzare le produzioni dell’area balcanica.

Film dell'Est Europa Ashes
Film dell’Est Europa a tema ambientale | Il coprifuoco immaginato nel cortometraggio Ashes, con un virus causato dall’inquinamento che sta uccidendo le persone.

Lazov ha realizzato un’opera in cui ha messo insieme elementi che richiamano l’attualità -la presenza di un virus che costringe i cittadini a un lockdown forzato, con tanto di coprifuoco nelle strade- e la visione di una società futura, in cui la tecnologia domestica è in grado di fornire informazioni sullo stato di salute delle persone.

Molti elementi della scenografia, a partire dagli interni della casa della famiglia protagonista così come alcuni esterni chiaramente caratterizzati dall’architettura brutalista dei bloc ex-jugoslavi, contestualizzano chiaramente l’azione in una location molto simile a quelle in cui vivono oggi i primi destinatari di questo cortometraggio: i concittadini di Lazov, da anni alle prese con il dilemma che contrappone la tutela dell’ambiente alla produzione e al lavoro.

film dell'Est Europa Ashes
Film dell’Est Europa a tema ambientale | La co-protagonista del film Ashes, premiato al Green Fest di Belgrado

La Macedonia del Nord, insieme ai confinanti Kosovo e Serbia, è infatti una delle aree maggiormente colpita dall’inquinamento atmosferico in Europa e nel mondo, a causa delle emissioni nocive causate dall’industria pesante, con impianti spesso risalenti agli anni Settanta, e da una produzione energetica in gran parte basata sul carbone.

«Mi sono ispirato alla realtà del mio Paese, in particolare alla mia città natale, dove c’è una grande fabbrica che da anni inquina l’aria, ma allo stesso tempo è la principale stabilità economica della città -racconta il regista, alla sua prima opera di denuncia ambientale- Come narratore visivo, ho deciso di ambientare il mio film in un futuro tetro e distopico, in modo da poter raccontare la storia anche attraverso le immagini, i diversi colori delle stanze e il sottotesto del design e dei costumi. Anche come monito al pubblico su cosa può diventare il nostro futuro, se continuiamo a vivere come facciamo».

Film dell’Est Europa: dalla Russia con Ecolove

Il secondo film dell’Est Europa premiato al Green Fest si è invece aggiudicato la categoria riservata ai giovani registi: a vincere è stato Dmitry Grigoriev, autore di Ecolove (titolo originale Ecolav, Russia 2019, 24′).

Film dell'Est Europa Ecolove
Film dell’Est Europa a tema ambientale | La locandina di Ecolove, del russo Dmitry Grigoriev

La sua storia è ambientata nella società russa odierna e vede protagonisti due giovani, che durante un’uscita tra amici iniziano a discutere di alcuni aspetti legati alla contemporaneità, tra cui quelli ambientali.

Si scopre che la protagonista, Lisa, è una ragazza che ha scelto di vivere completamente zero waste, in particolare rifiutando tutto ciò che comporta l’acquisto e lo smaltimento di imballaggi a perdere. Questo suo strano stile di vita incuriosisce, ma allo stesso tempo spaventa, un ragazzo suo coetaneo.

«Lei rappresenta una tipologia di persone che stiamo iniziando a incontrare nelle nostre vite e relazioni sociali quotidiane e che, forse, saranno in grado di cambiare e salvare il mondo -spiega Grigoriev, sottolineando come si tratti di un tipo di personaggio ancora poco presente nel panorama cinematografico- Come autore, vengo ispirato dagli individui e dalle iniziative brillanti: per Lisa, ho preso a modello una ragazza realmente esistente, che vive in Russia e lavora per Greenpeace».

Il regista di Ecolove -oggi impegnato nel realizzare video di sensibilizzazione per alcune associazioni ambientaliste russe- sottolinea quindi come il suo messaggio ambientale non possa essere slegato da una visione più ampia di cambiamento della società: «Oggi abbiamo problemi enormi, in gran numero e sotto ogni punto di vista, ma credo che presto la Russia sarà libera e il pianeta sarà più verde».

Smog, 44 mila vittime all’anno in Polonia

Si è infine aggiudicato la menzione speciale nella categoria “cortometraggi” il polacco Good Job (titolo originale Piękna Robota, Polonia 2020, 8′) di Piotr Biedroń.

Film dell'Est Europa Good Job
Film dell’Est Europa a tema ambientale | Una scena di Good Job, del polacco Piotr Biedroń

La scena è ambientata in un ampio spazio aperto, nel centro di una città, dove un uomo in giacca e cravatta (che nel finale si scoprirà essere niente di meno che Mister Smog, che ha lasciato la sua forma di nebbia e polvere per assumere sembianze umane) ordina a un operaio di scavare 44.000 buche.

Un escavatore rotto, il caldo e la mancanza di spazio sembrano rallentare inesorabilmente il lavoro, ma Mr. Smog non accetta dilazioni: gli scavi devono essere ultimati entro l’inverno. Altrimenti non sarà possibile seppellire le sue future vittime.

«Il problema dell’inquinamento dell’aria nel mio Paese è molto grave, ma il Governo polacco sta trascurando questa emergenza -denuncia il regista- Per questo ho scelto di realizzare qualcosa in grado di scioccare il pubblico: il numero di tombe, infatti, corrisponde al numero di persone che muoiono ogni anno a causa dello smog nella sola Polonia. Come una città di medie dimensioni».

A differenza dei suoi colleghi macedone e russo -che hanno scelto il futuro e il romanticismo come chiavi per affrontare le tematiche ambientali- Biedroń ha giocato la carta della commedia nera, peraltro condensata in soli otto minuti.
«
Si tratta di un genere non facile, ma mostrare un problema attraverso l’umorismo, unito a una scena finale scioccante, ritengo sia un modo per far sì che questo passi in modo forte e venga ricordato dallo spettatore».

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Giornalista pubblicista, dal 1998 scrive su carta stampata e online. Oggi è vicedirettore di un giornale di informazione locale e gestisce Altrov*e, start-up che si occupa di copywriting e comunicazione. Ha lavorato per oltre un decennio nel settore ambientale, oltre ad aver organizzato svariati eventi culturali, in ambito artistico, cinematografico e teatrale. È appassionato di viaggi, in particolare nell’area balcanica e nell’Est Europa, dove ha seguito (e segue) alcuni progetti di volontariato. Ama conoscere, progettare, fotografare e stare a contatto con le persone. Ma ancora di più ama il rugby, i suoi gatti e la sua nuova famiglia.

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