Libri sull'ambiente per l'estate

Tre libri sull’ambiente per l’estate 2020

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Tre libri sull’ambiente per l’estate 2020 ultima modifica: 2020-07-28T08:14:21+00:00 da Davide Mazzocco
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Disastro e sopravvivenza di Raffaele Scolari, Disagiotopia a cura di Florencia Andreola e Antropologia di Tim Ingold invitano a riflettere sul rapporto fra umanità e ambiente

L’estate è una stagione propizia per le letture e noi di eHabitat vi consigliamo tre libri usciti nelle ultime settimane e accomunati da una riflessione sul rapporto fra gli esseri umani e l’ambiente. Si tratta di tre saggi che affrontano temi fondamentali: il global warming, il disagio sociale nel tardo capitalismo e il ruolo dell’antropologia contemporanea. Letture che aprono la mente, stimolano la riflessione e offrono prospettive per il cambiamento.

Disastro e sopravvivenza di Raffaele Scolari

Mimesis inaugura la collana Katastrophé diretta da Luca Mercalli con Disastro e sopravvivenza di Raffaele Scolari, una raccolta di interventi che delineano un quadro anticonvenzionale dell’impatto dei cambiamenti climatici sul pensiero umano. Se l’attenzione sulle conseguenze ambientali ed economiche della crisi ambientale è indubbiamente in crescita, così come il numero di pubblicazioni che ci spigano che il tempo è in scadenza, l’analisi antropologica della crisi climatica resta territorio poco esplorato dalla saggistica.

Agile e denso, il saggio di Scolari inizia sottolineando la necessità di un’arte climatologica capace di generare una diffusa consapevolezza sul riscaldamento globale. Il lavoro di ricercatori e divulgatori scientifici non può generare un cambiamento senza il supporto di altri ambiti della conoscenza e anche l’arte (intesa nel senso più ampio del termine) può e deve giocare un ruolo in questa fase di cambiamenti epocali.

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La riflessione sulla dimensione temporale è capitale nell’approccio di Scolari alla questione climatica. Viviamo un’epoca di accelerazione, nella quale trasformazioni che in passato avvenivano in un’era geologica sono oggi misurabili in scale secolari quando non decennali: “I guasti alla bio e geosfera hanno messo in moto bio e geodinamiche di lunga durata, le quali nondimeno produrranno effetti in tempi storici e quindi anche già fra pochi decenni (su questo la comunità non sembra più nutrire dubbi). Mutamenti di cui sappiamo che in assenza di agenti artificiali si producono o produrrebbero sull’arco di diversi secoli e in taluni casi di centinaia di millenni, sono stati messi in moto dall’attività umana a partire dalla Rivoluzione industriale”.

L’accelerazione e la trasformazione del Pianeta a opera dell’essere umano hanno fatto convergere molti studiosi sulla definizione di Antropocene, una condizione, quella odierna, nella quale “ogni nostro viaggio, navigazione, consumo o deiezione ci ritorna sotto forma di smog, polveri fini, riscaldamento globale, spam, microplastiche, sostanze tossiche negli alimenti. Non si dà più ‘fuori’, bensì ci ritroviamo ‘dentro?: una lunga serie di atti da noi compiuti giorno dopo giorno da luogo a retroazioni più o meno, apparentemente o realmente, innocue o dannose”.

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Allineandosi al pensiero di Amitav Gosh, Scolari sottolinea come la forma del romanzo sia incapace di raccontare la drammaticità dei cambiamenti climatici perché troppo compromessa con il sistema capitalistico che è causa delle crisi ambientali. La costellazione di valori della forma-romanzo esalta l’autoaffermazione e l’individualismo, quindi, di fronte alla crisi climatica, non può che porre l’accento sulla responsabilità individuale a discapito di quella collettiva.

Nell’epilogo Scolari azzarda un’ipotesi più che credibile sulle montanti derive autoritarie che percorrono il Pianeta da un decennio a questa parte: “Mi arrischio ad aggiungere che le politiche o i deliri identitari cui oggi un po’ ovunque nel mondo si assiste possono essere visti come tattiche narrative o edificazione di muri cultural-psicologici in vista di quanto potrebbe accadere di qui a qualche decennio – per farlo accettare a quella parte di mondo che sarà meno colpita e soprattutto che avrà gli strumenti (economici, tecnologici e militari) per fare fronte agli stravolgimenti della biosfera… tenendo a distanza, fuori dalle isole di sopravvivenza, la moltitudine di miserabili della terra”.

Una lettura davvero preziosa, in grado di arricchire la visione di tutti coloro che seguono con interesse il dibattito sulla crisi climatica.

Disagiotopia a cura di Florencia Andreola

Nel saggio di D Editore curato da Florencia Andreola otto tra storici, filosofi, architetti, urbanisti e psicologi raccontano le forme del disagio nel tardo capitalismo: il lavoro precario e mal retribuito, la crescita di fenomeni quali l’ansia, lo stress e la depressione, il divario tra potenze economiche e Paesi del Terzo Mondo, il dilagare della gentrification.

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Federico Chicchi nel suo saggio Contro la società della prestazione prende in esame l’imperativo della performance e le conseguenze che esso ha sulla società e sull’equilibrio psicofisico degli equilibri. Umberto Galimberti concentra la propria attenzione sul disagio giovanile nell’epoca dei social network, Pier Vittorio Aureli e Maria Shéhérazade Giudici compiono una riflessione sull’evoluzione dello spazio domestico e sulle sue implicazioni socio-economiche e Saskia Sassen ci guida in un excursus sulla “pulizia economica” compiuta a danni delle fasce più deboli della società con l’alibi della crisi e il grimaldello del debito.

Ad affrontare in maniera più diretta la questione ambientale è Loretta Lees nel suo saggio Gentrification planetaria nel quale racconta come, dal Brasile alla Cina, dalla Nigeria a Londra, la gentrificazione esacerbi le diseguaglianze sociali passando come un caterpillar sul diritto alla casa dei residenti. Che si tratti di delocalizzazioni di inquilini proprietari o di spostamento di inquilini locatari gli impatti sono multipli: sociali (la distruzione delle reti sociali e di supporto familiare), economici (la perdita degli investimenti e del lavoro), culturali (la rottura delle reti di sostegno della comunità e della perdita del senso del luogo), sanitari (i problemi di salute mentale e fisica, la depressione) e scolastici (bambini e ragazzi allontanati dalla loro scuola).

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Da una parte si periferizza la povertà, dall’altra le municipalità si concentrano sulla trasformazione degli spazi urbani piuttosto che sul miglioramento delle condizioni degli abitanti. Una critica al sistema capitalistico che depreda le risorse del Pianeta non può che partire dai suoi principali centri nevralgici, le città nelle quali la gentrificazione agisce come amplificatore delle diseguaglianze sociali.

Antropologia di Tim Ingold

La crescita demografica, la pressione sulle metropoli, la deforestazione, il consumo di combustibili fossili, le carenze idriche e alimentari pongono il mondo “nella morsa di un sistema di produzione, distribuzione e consumo che, arricchendo grottescamente i pochi, non solo ha lasciato milioni di persone in esubero, condannate all’insicurezza cronica, alla povertà e alle malattie, ma anche perpetrato distruzioni di una portata senza precedenti, rendendo molte regioni inabitabili e intasando territori e oceani con rifiuti indistruttibili e pericolosi”.

Nella complessità della società liquida diventa fondamentale provare a rispondere alla domanda che apre il saggio di Tim Ingold: “Come dovremmo vivere?”.  In poco più di cento pagine, l’antropologo britannico ci spiega come lui e i suoi colleghi facciano “filosofia nel mondo” e come le varie declinazioni di questa disciplina siano così necessarie in questa fase storica. Ripercorrendo le tappe dello sviluppo di questo campo di studi nato per supportare gli ideali di progresso ed imploso tra le rovine delle guerre mondiali e del colonialismo, Tim Ingold dimostra come l’antropologia sia destinata ad assumere un ruolo centrale nelle questioni intellettuali, (bio)etiche e politiche della contemporaneità.

[Foto Pixabay]

 

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui La Stampa Tuttogreen, Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online”, “Propaganda Pop” e "Cronofagia".

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