Diorama, il documentario di Demetrio Giacomelli in cui gli animali e l’uomo sono vicini ma allo stesso tempo così lontani

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Diorama, il documentario di Demetrio Giacomelli in cui gli animali e l’uomo sono vicini ma allo stesso tempo così lontani ultima modifica: 2020-04-19T08:00:51+00:00 da Emanuel Trotto
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Il Torino Film Festival ha reso disponibili in streaming, gratuitamente molti suoi film in archivio. Uno fra questi è Diorama dove animali e uomini sono vicini eppure così lontani.

Il fatto

Diorama, l’incontro fra l’animale selvatico e l’uomo. Il contatto dei primi con la città. Tre storie in parallelo in cui le voci si mescolano. Un gruppo di appassionati di birdwatching allo Stadio di San Siro. Un gruppo di cicogne che nidifica vicino a uno stabilimento industriale. E una signora amica dei rospi

Diorama poster
Il poster de film Diorama

Il commento

Che cos’è un “diorama”? Consultando il dizionario deriva dal greco, una composizione di due parole che sarebbe traducibile in: “per visione”. Qualcosa che viene trasmesso dalla visione. In generale si tratta di un panorama, convenientemente colorato ed illuminato che, tramite opportune lenti, dà impressione di realtà. I diorami nel teatro del XIX secolo erano dei paesaggi dipinti su grandi tele traslucide. Era un artificio teatrale nel quale, tramite giochi di luce, era possibile passare dal giorno alla notte.  Una finzione che può dare una parvenza di reale in un mondo che si sarebbe apprestato a vedere il reale, ma mediato da strumenti ottici: il cinematografo.

Il cinema è uno spettacolo di diorami. Un qualcosa che non è vero, non ha consistenza materica. Ma che nasconde questa sua “inconsistenza” tramite l’artificio, facendocelo rendere estremamente realistico. Di divenire più vero del vero. E non solo di percepire come reali le immagini, ma anche ottenere reali emozioni.

Il cinema, come disse il teorico Thomas Elsasser può essere finestra e cornice in quanto «la reale superficie bidimensionale dello schermo si trasforma nell’atto dell’osservazione di uno spazio tridimensionale (immaginario), che si apre al di là del telo». E ancora «L’oggettiva quanto metaforica lontananza degli avvenimenti del film, permette allo spettatore di osservare in sicurezza.». «Lo spettatore è del tutto escluso da quanto avviene nel film e non deve aver timore di essere coinvolto nell’azioneIn un periodo in cui vediamo il mondo in uno spazio chiuso attraverso numerosi schermi, superfici trasparenti (finestre, display, ecc.) quello che viene visto fuori è qualcosa che rischia di essere vero e allo stesso tempo fittizio. Come un diorama appunto. Qualcosa di vero ma che non possiamo o non vogliamo toccare.

Diorama
Diorama, una scena del film

In questo periodo di quarantena dovuta all’emergenza Covid-19, tramite queste numerose finestre, abbiamo avuto una piacevole scoperta. Ossia di vedere che gli animali, timidamente, esplorano spazi a loro prima preclusi. Gli animali della nostra campagna si muovono ed esplorano come a voler rivendicare ciò che era loro. Noi possiamo vederli ma non possiamo toccarli con mano. È la sensazione che si ha vedendo un film come Diorama (2017) di Demetrio Giacomelli. Il film fu presentato al 35 Torino Film Festival e vinse la sezione Italiana.doc. Si tratta di uno dei tanti film della sezione TFFdoc che fanno parte della programmazione streaming attiva dalla metà di marzo. Una programmazione nel senso vero e proprio del termine, con quattro o cinque film pubblicati ogni giorno e visibili gratuitamente.

Diorama è la storia di come gli animali interagiscono (a modo loro) ad un ambiente antropomorfizzato. Il film segue tre storie: quella di un ornitologo/birdwatcher che osserva i rondoni che nidificano allo Stadio San Siro. Una ditta farmaceutica nel milanese che ha “adottato” una comunità di cicogne. Una signora, Raffaella, che assieme a gruppi di volontari, recupera i rospi che si spostano verso un torrente nella stagione della riproduzione. I piccoli anfibi rischiano però di venire investiti dalle macchine in una strada che passa in mezzo al loro percorso. I volontari li aiutano ad arrivare al torrente senza intoppi.

Questo episodio, e quello dell’ornitologo rappresentano appieno le due anime di questo film. Da una parte una biodiversità che può essere vista solo con l’ausilio di strumenti tecnici che alterano lo sguardo (binocoli, teleobiettivi, telescopi, ecc.). E con essi la conoscenza e l’amore dati dai libri. Mentre dall’altra abbiamo l’intervento diretto, la visione è limitata dal buio. Basta però una torcia, un secchio ed un paio di guanti per poter eliminare questa divisione.

Diorama
Diorama, tra i protagonisti del film c’è una signora che aiuta i volontari a salvare i rospi

Da una parte un amore “scientifico” per quello che si osserva. Dall’altra l’amore vero, quasi filiale, di Raffaella. Un amore che comporta un autentico dolore quando, per impegni personali, non ha potuto pattugliare le strade una sera. Ci dà emozione vedere questa signora di mezza età che tiene in mano un rospo presumibilmente morto. Magari non è morto e si deve solo riprendere. Lo spera lei, lo speriamo noi. Risulta, addirittura commovente questo passaggio. Noi non vediamo i suoi occhi mentre parla ma possiamo intuire che un po’ lucidi lo sono. E un po’, anche i nostri.

Tanto è il calore che trasmette questo episodio, tanto è fredda la storia dell’ornitologo. Egli torna a casa, in un enorme complesso di periferia. Un complesso non dissimile ai nidi  fra le fessure del cemento (una analogia che Giacomelli palesa affiancando più volte le due immagini). Arriva a casa, nel cortile sotto la sua finestra, rimette in ordine delle casette per gli uccelli. Poi i destinatari di quelle casette arrivano. Lui li può solo sentire, percepisce il movimento dalla finestra con la zanzariera davanti. Ancora barriere, solo l’udito lo riesce ad avvicinare. La vista è preclusa. Solo vagando in una notte insonne riesce, forse, ad ottenere quel contatto che ha sempre desiderato. Forse il vetro del diorama può essere abbattuto solo chiudendo gli occhi e allungano la mano. Per percepire ed essere partecipi.

In cima all’articolo il film completo.

Scheda film

  • Regia e montaggio: Demetrio Giacomelli;
  • Fotografia: Massimo Foletti;
  • Origine: Italia, 2017;
  • Durata: 86’;
  • Manifestazioni e premi: Torino Film Festival 35 – Vincitore Italiana.doc
  • Temi: CINEMA, ANIMALI

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Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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