Ulay, addio all’artista e performer che ha celebrato la gioia dell’acqua

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Ulay, addio all’artista e performer che ha celebrato la gioia dell’acqua ultima modifica: 2020-03-02T16:58:39+01:00 da Francesco Rasero
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All’età di 76 anni è scomparso l’artista Ulay, pseudonimo di Frank Uwe Laysiepen, performer di fama internazionale e pioniere della Body Art, che nella sua lunga carriera (anche a fianco di Marina Abramović) si è occupato di tematiche ambientali, in particolare quelle relative all’acqua.

Per celebrare e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi legati all’acqua attraverso l’arte, nel 2012 Ulay ha creato l’Earth Water Catalogue, progetto multimediale che raccoglie un ampio corpus di opere realizzate da artisti di tutto il mondo.

«Come iniziativa artistica, l’Earth Water Catalogue si occupa di etica attraverso l’estetica di questa preziosissima risorsa naturale», spiegano da Art for the World, organizzazione non governativa associata al Dipartimento dell’Informazione delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, in Svizzera.

ulay earth water catalogue
Ulay e l’Earth Water Catalogue

Ulay aveva dichiarato ad Art Tribune che l’Earth Water Catalogue è stato ideato come «progetto collettivo di sensibilizzazione… per dare uno sguardo più visionario sul difficilissimo argomento acqua».

World Water Joy: a Work in Progress

Da aprile 2016, Ulay e Art for the World hanno presentato una nuova versione dell’Earth Water Catalogue, dal titolo “World Water Joy: a Work in Progress”, sotto forma di progetto artistico collettivo con esposizione digitale online.

«World Water Joy: a Work in Progress mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu, in particolare sull’obiettivo numero 6 (gestione sostenibile dell’acqua), essenziale per la conservazione del nostro ambiente e per il futuro del nostro pianeta -si legge nella presentazione del progetto artistico voluto da UlayGli artisti partecipanti, provenienti da diversi orizzonti, lavorano con vari mezzi, tra cui pittura, scultura, video-arte, installazione, fotografia, performance, ecc. su temi legati all’ambiente, ai cambiamenti climatici e alla conservazione delle risorse idriche».

Ulay Art for the World
Un’opera di Ulay per l’Earth Water Catalogue (foto Art for the World)

Con il suo concept, ha voluto lanciare un forte messaggio ambientale: “L’acqua è una delle principali questioni globali del mondo contemporaneo, soprattutto per la sua essenzialità come fonte di vita per tutti gli esseri viventi. Quando l’acqua è sotto minaccia, lo sono anche tutte le forme di vita sulla Terra”.

Tra gli obiettivi di World Water Joy c’era anche quello di creare una collezione di suoni digitali legati all’acqua, da cui lo stesso Ulay avrebbe dovuto creare una composizione sonora, da diffondere a livello globale.

Ulay, chi era: la sua arte, le performance con Marina Abramović

Ulay era nato nel 1943 a Solingen, in Germania. Formatosi come fotografo, tra il 1968 e il 1971 ha lavorato a lungo come consulente per la Polaroid.
Nel primo periodo della sua attività artistica (1968-1976) ha intrapreso una ricerca tematica per la comprensione delle nozioni di identità e del corpo sia a livello personale che comunitario, principalmente attraverso fotografie, aforismi e performance intime.

Ulay Marina Abramović
“Ulay è stato un artista e un uomo eccezionale, che mancherà profondamente. La sua arte vivrà per sempre”: così Marina Abramović ha commentato la scomparsa del suo ex partner

Dal 1976 al 1988 ha collaborato con Marina Abramović (per 12 anni anche sua compagna nella vita) a numerose performance; il loro lavoro si è concentrato sulla messa in discussione dei tratti percepiti maschili e femminili e sullo spingere i limiti fisici del corpo (Relation Works).

Dopo essersi lasciati al termine di una performance sulla Grande Muraglia Cinese, i due si erano ritrovati anni dopo, quando Ulay aveva partecipato all’evento “The Artist is Present – One Minute of Silence” dell’artista serba al MoMA, dando vita a un momento molto intenso, fatto di silenzio, mani intrecciate e sguardi.

Ulay con Marina Abramović (immagine da YouTube)
Ulay e Marina Abramović durante la performance “The Artist is Present” al MoMa di New York

Dopo la rottura con Marina, Ulay si era quindi nuovamente concentrato sulla fotografia, affrontando in particolare la posizione dell’individuo emarginato nella società contemporanea e riesaminando il problema del nazionalismo e dei suoi simboli.

Il lavoro di Ulay, così come la sua collaborazione con Marina Abramović, è presente in molte collezioni di importanti istituzioni artistiche di tutto il mondo, dallo Stedejlik Museum di Amsterdam al Centre Pompidou Paris fino al Museum of Modern Art (MoMA) di New York.

Dopo quattro decenni di vita e lavoro ad Amsterdam, diversi progetti artistici a lungo termine in India, Australia e Cina, e una cattedra di Performance e New Media Art presso la Staatliche Hochschule für Gestaltung, a Karlsruhe (Germania), Ulay si era trasferito a Lubiana, capitale della Slovenia, portando avanti anche un progetto di ricerca artistica legato alla malattia, il tumore, che lo ha portato alla morte.

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Giornalista pubblicista, dal 1998 scrive su carta stampata e online. Oggi è vicedirettore di un giornale di informazione locale e gestisce Altrov*e, start-up che si occupa di copywriting e comunicazione. Ha lavorato per oltre un decennio nel settore ambientale, oltre ad aver organizzato svariati eventi culturali, in ambito artistico, cinematografico e teatrale. È appassionato di viaggi, in particolare nell’area balcanica e nell’Est Europa, dove ha seguito (e segue) alcuni progetti di volontariato. Ama conoscere, progettare, fotografare e stare a contatto con le persone. Ma ancora di più ama il rugby, i suoi gatti e la sua nuova famiglia.

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