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Ora, nel suo nuovo libro Aurélien Barrau spiega la più grande sfida dell’umanità

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Ora, nel suo nuovo libro Aurélien Barrau spiega la più grande sfida dell’umanità ultima modifica: 2020-02-24T08:00:51+00:00 da Davide Mazzocco
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Nel libro di Add Editore, l’astrofisico francese affronta la crisi climatica formulando un’articolata proposta di resilienza

Ora. La più grande sfida dell’umanità di Aurélien Barrau inizia con una serie di dati che mettono immediatamente a fuoco la crisi ambientale che stiamo attraversando: nell’ultimo mezzo secolo il numero dei vertebrati è diminuito del 60%, sono scomparsi 400 milioni di uccelli europei e oltre 3 miliardi negli Stati Uniti, il numero di leoni si è dimezzato in trent’anni, sopravvivono poche migliaia di ghepardi e gli oranghi sono in pericolo. Oltre 15 miliardi di alberi vengono sradicati ogni anno e, attualmente, resta il 46% di quelli esistenti prima che l’umanità intraprendesse la strada dell’agricoltura.

Le reti da pesca percorrono 30 milioni di kmq di acque marine distruggendone la fauna senza soluzione di continuità. Il declino della popolazione ittica delle acque dolci è stimato in un -4% annuo. Gli esseri umani rappresentano lo 0,01% delle creature viventi, ma con il loro operato hanno causato l’83% delle perdite animali dall’inizio della civiltà.

Nel libro pubblicato da Add Editore, l’astrofisico francese sottolinea come la sfida decisiva della crisi climatica vada affrontata con un intelligente mix di iniziativa individuale e decisioni politiche. Si può scegliere di mangiare meno carne, di limitare i propri spostamenti (specialmente quelli più impattanti) e i propri consumi, ma non tutti hanno la consapevolezza necessaria a optare per scelte benefiche per la collettività. Ed è qui – spiega Barrau – che deve intervenire la politica:

“una decrescita ‘imposta’ non è irragionevole. La politica e la giustizia hanno proprio il ruolo di ‘interruttore’ quando la responsabilità individuale non basta. Siamo tutti d’accordo che invitare a non commettere un omicidio non sia sufficiente: l’omicidio deve essere vietato. La legge ha il compito di limitare certe libertà individuali che nuocerebbero al bene comune. Così facendo, in realtà, preserva le libertà essenziali. Non è forse il momento di inserire anche gli imperativi ecologici in questo bene comune? Alcuni comportamenti irresponsabili dal punto di vista climatico – o in generale nocivi per la vita – non dovrebbero essere vietati?”. 

juliette binoche
L’attrice Juliette Binoche ha lanciato, insieme ad Aurélien Barrau, l’appello da cui è scaturito “Ora”

20 piccoli gesti per diminuire il proprio impatto ambientale

Gli esseri umani si spostano, acquistano, sprecano e uccidono troppo. Gli Stati devono intervenire attraverso la legislazione per calmierare i livelli di consumo e di annichilimento della biodiversità. In questo mix di responsabilità individuale e politica, ognuno può fare la propria parte. Barrau propone 20 “piccoli gesti” quotidiani con i quali diminuire il proprio impatto ambientale:

  1. meno spostamenti motorizzati;
  2. meno acquisti nei centri commerciali;
  3. meno prodotti trasformati;
  4. meno acquisti sui siti caratterizzati da pratiche irresponsabili che uccidono il commercio di prossimità e fuggono dalle tassazioni nazionali;
  5. preferire prodotti locali;
  6. meno carne;
  7. più “biologico” chi può;
  8. risparmiare acqua;
  9. diminuire l’uso di prodotti chimici;
  10. diminuire il riscaldamento e la climatizzazione degli ambienti;
  11. meno rifiuti;
  12. boicottare gli imballaggi in plastica;
  13. più raccolta differenziata;
  14. più condivisione;
  15. maggiore ripartizione delle risorse;
  16. cambiare con meno frequenza gli oggetti tecnologici;
  17. più acquisti di seconda mano;
  18. riparare le cose piuttosto che cambiarle;
  19. boicottare le imprese che usano pratiche sociali brutali;
  20. rispetto degli habitat degli animali. 

È necessaria un’evoluzione profonda che parta dalla politica – come auspicava Hans Jonas quarant’anni fa – perché “spesso non abbiamo la forza di limitarci, ma abbiamo quella di accettare – persino di esigere – una legge che ci limiti”.  

Per fare ciò è fondamentale porre fine all’egemonia tecnocratica che “confonde fini e mezzi” e che “rende la sovrapproduzione uno scopo e non un caso”. Inoltre, bisogna iniziare a considerare la “Natura” in sé e non nella prospettiva di luogo da cui estrarre prodotti da mercificare.

Nella parte finale del saggio Barrau articola quella che è la proposta per un riallineamento sistemico di quelle che sono le priorità di un futuro di resilienza: occorre ridefinire gli indicatori e i metodi di valutazione, valorizzare la diminuzione del tempo di lavoro e della produzione materiale, opporsi al potere egemonico delle lobby del petrolio e  dei grandi gruppi finanziari, infine, “tentare l’esperienza autentica di un essere-in-vita cooperativo, simbiotico e comunitario”.

Nato dall’appello lanciato da Barrau insieme all’attrice Juliette Binoche sul quotidiano Le Monde, Ora è una lettura preziosa e godibile, nella quale la critica e la proposta stanno in perfetto equilibrio, con una simmetria piuttosto rara nei saggi che affrontano la crisi climatica.

[Pixabay e Wikipedia/By A. Barrau]

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Ora, nel suo nuovo libro Aurélien Barrau spiega la più grande sfida dell’umanità ultima modifica: 2020-02-24T08:00:51+00:00 da Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui La Stampa Tuttogreen, Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online”, “Propaganda Pop” e "Cronofagia".

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