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Le tribù contro Greta Thunberg, identikit dei suoi detrattori

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Le tribù contro Greta Thunberg, identikit dei suoi detrattori ultima modifica: 2020-01-22T08:00:43+00:00 da Davide Mazzocco
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L’attivista svedese continua a dividere l’opinione pubblica e persino la fazione dei suoi detrattori. Abbiamo provato a fare l’identikit di chi ne critica l’impegno per l’ambiente

Lo scorso 13 dicembre sono andato in piazza Castello per vedere Greta Thunberg. Ho iniziato a seguire i suoi spostamenti sin dalle prime proteste dell’estate 2018 e in questi diciassette mesi, parallelamente al successo mediatico di quella che è ormai un’icona del nostro tempo, ho visto diverse tribù di detrattori sostenere le proprie critiche con argomenti pretestuosi, talvolta per interesse, molto più spesso per ignoranza.

Le critiche a Greta sono trasversali, indipendenti  da qualsiasi appartenenza politica o di classe. Come accade per il tifo calcistico, il cervello viene messo in stand by e l’intelletto è pronto a negare anche le più insindacabili evidenze. Molto spesso gli oppositori di Greta investono un’ingente quantità di tempo e di energie per trovare elementi atti a screditare la ragazza, tanto da far riflettere su ciò che avrebbero potuto fare se avessero utilizzato quel tempo e quelle energie in modo costruttivo.

Non avendo argomenti utili a confutare le tesi alla base della lotta di Thunberg, i detrattori si concentrano sui dettagli e sulle cornici. Non potendo attaccare la sostanza dei Global Strike for Future, si prova a delegittimare la lotta per l’ambiente con questioni formali. Ieri, per esempio, Greta ha parlato al World Economic Forum di Davos, nella stessa giornata in cui Donald Trump ha provato per l’ennesima volta a trollarla definendo gli ambientalisti “profeti di sventura”.

Le strategie della delegittimazione sono molteplici, io ho individuato otto diverse tribù dalla popolazione estremamente variabile, ma, molto probabilmente, il panorama è ancora più vasto ed eterogeneo.

Educatori

Numerosissimi. Nelle 30 ore successive alla visita di Greta a Torino, ho contato almeno sette conoscenti preoccupati per il percorso scolastico della ragazza svedese (sei miei coetanei e un boomer). Inutile spiegare loro che Greta in questi ultimi diciassette mesi ha incontrato scienziati, leader politici e religiosi, celebrità hollywoodiane e rappresentanti dei movimenti per l’ambiente, inutile ricordare la fermezza dei suoi discorsi all’Onu e alla Cop, il modo in cui parla quella che non è la sua lingua madre. È altrettanto superfluo aggiungere come la pluralità di esperienze fatte in questi sedici mesi possa ampiamente compensare le nozioni non apprese durante il suo anno sabbatico. E non dimentichiamo la risposta che, all’inizio della sua campagna, diede a chi le rimproverava le assenze da scuola: “Che senso ha apprendere nozioni all’interno del sistema scolastico, quando le nozioni più importanti, fornite dai migliori scienziati di quello stesso sistema, chiaramente non hanno alcun valore per i nostri politici e per la nostra società?”.

Fiscalisti

Sono coloro che sostengono che la campagna globale guidata da Greta sia, in realtà, un’operazione commerciale per incrementare l’esposizione dei due genitori, la cantante lirica Malena Ernman e l’attore Svante Thunberg, e per lucrare sulle vendite del libro La nostra casa in fiamme. Ma vanno capiti: per chi è abituato a fare qualcosa esclusivamente in cambio di un tornaconto economico, il dono, la gratuità e l’impegno per il bene comune sono concetti estranei e incomprensibili.

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Venerdì 13 dicembre circa 5.000 persone si sono ritrovate in Piazza Castello per la visita di Greta Thunberg

Complottisti

Su un personaggio così divisivo come Greta, non potevano mancare le ipotesi di complotto che trovano nella Rete l’ambiente ideale per propagarsi. Potevano negarci il link fra Greta e il personaggio più amato dai complottisti di tutto il mondo ovvero George Soros? Qualche giorno prima del Global Strike del settembre 2019 è circolata una foto di Greta abbracciata a Soros, un fotomontaggio realizzato per supportare la tesi secondo la quale Greta sarebbe legata alla One Campaign, una confederazione di organizzazioni umanitarie finanziata, fra gli altri, da Soros e Bill Gates. Peccato che la foto utilizzata fosse stata pubblicata dalla stessa Greta sui propri social il 30 dicembre 2018: l’uomo che la abbracciava altri non era che Al Gore. Il filone antisemita tanto caro all’Internazionale Complottista è stato cavalcato anche da coloro che hanno associato Thunberg alla famiglia Rothschild. Con Obama lontano dalla Casa Bianca, le teorie del complotto di coloro che credono in un governo-ombra dei rettiliani ha individuato in Greta il possibile “involucro” di una forma di vita extraterrestre intenzionata a destabilizzare il Pianeta. E che dire della teoria secondo cui Greta sarebbe una viaggiatrice nel tempo? La somiglianza dei tratti somatici di Thunberg con quelli di una bambina fotografata da Eric Hegg nel 1898 ha reso virale la teoria secondo cui la ragazza sarebbe giunta dal passato per salvare il mondo.

Climatologi

Sono gli esperti di clima ovverosia tutti coloro che spiegano il global warming e la crisi climatica guardando che tempo fa fuori dalla loro finestra. Basta un’effimera spolverata di neve per negare i cambiamenti climatici certificati da decenni di ricerche scientifiche. In questa congerie di cialtroni che sarebbe piaciuta a Molière ci sono capi di stato come Donald Trump, giornalisti e sedicenti scienziati. Nella tribù ci sono molti untori della disinformazione, quelli che titolano “Greta ma quale cambiamento climatico?” quando ricomincia a piovere dopo mesi di siccità. Come in quella vecchia canzone, i climatologi vedono il mondo da un oblò. E ci annoiano un po’.

Controllori

Sono quelli che compiono un’accurata analisi degli spostamenti di Greta, in modo da scovare un’incrinatura nella coerenza del suo percorso etico. Moralisti della peggior specie, supercampioni nell’arte di guardare il dito invece della luna, arrivano persino a calcolare la CO2 prodotta dai mezzi utilizzati da Greta per spostarsi via terra. In un recente viaggio fra Portogallo e Spagna, il treno su cui viaggiava Greta è stato costretto a sostituire l’energia elettrica con il carburante a diesel per 200 km. Immediatamente i controllori hanno calcolato, tutti soddisfatti, che il viaggio aveva prodotto 51 kg di CO2. E il giornalismo dalla schiena dritta si è subito accodato per amplificare la notizia. Complimenti davvero.

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Greta Thunberg tornerà a Torino in agosto, per il raduno mondiale dei ragazzi del Fridays for Future

Dietologi

I detrattori di Greta non si preoccupano solamente della sua educazione, ma sembrano avere molto a cuore anche la sua dieta. La fotografia di Greta che mangia del cibo contenuto in packaging di plastica durante un viaggio in treno ha fatto il giro del web. Ma come, si chiedono, Greta difende l’ambiente e poi mangia cibo confezionato? La foto è una prova inappellabile, estranea al passato e al futuro, in grado di esprimere un giudizio di valore sulla persona nella sua interezza. Nella società della performance “la valutazione non prende in considerazione la storia della persona e le sue competenze, ma è puntuale, cioè esamina una parte per giudicare il tutto, identifica una prestazione con la complessità dell’individuo”*. Ecco, sotto lo sguardo panottico dei media Greta che mangia UNA VOLTA prodotti in contenitori di plastica è Greta che mangia SEMPRE prodotti in contenitori di plastica. Le due borracce di alluminio della stessa fotografia non le vede nessuno.

Non sono negazionisti ma

Non sono negazionisti ma.  Un po’ come accade per gli antirazzisti con l’avversativa, anche in questo caso le eccezioni eclissano la regola. Per loro i cambiamenti climatici non sono di origine antropica, ma, in momenti di particolare generosità e apertura mentale, concedono a noi, poveri creduloni idealisti, l’obolo di una possibile corresponsabilità dell’essere umano nell’accelerazione del riscaldamento globale.

Inquisitori

Inquietante. Demoniaca. È una strega. Parla come Hitler. Sembra un personaggio da film horror. Nel Medioevo digitale il filone degli Inquisitori cresce e i Bernardo Gui da tastiera non  fanno nulla per nascondere la propria ignoranza, anzi, la ostentano come un vessillo. L’unica differenza con il Medioevo – quello vero – è che al rogo ci finiscono le reputazioni.

*Da “La società della performance” di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, Tlon, 2018

[Foto di Davide Mazzocco]

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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