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Amazzonia in fiamme, una testimonianza dalla Bolivia

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Amazzonia in fiamme, una testimonianza dalla Bolivia ultima modifica: 2019-09-02T08:00:51+00:00 da Davide Mazzocco
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La giornalista Linda Gonzalez Peppla ci ha raccontato qual è la situazione dopo quattro settimane di incendi nelle foreste boliviane

Il culmine della stagione secca amazzonica avverrà in ottobre, ma questo agosto 2019 verrà ricordato per l’alto numero di incendi e per l’estensione dei roghi che hanno divorato fra 1,7 milioni  e 1,8 milioni di ettari di bosco in quattro settimane. I media di tutto il mondo hanno posto l’accento sulla catastrofica situazione brasiliana imputando all’amministrazione Jair Bolsonaro, ma anche nella Bolivia di Evo Morales la situazione continua a essere critica da quasi un mese.

eHabitat ha contattato Linda Gonzalez Peppla, giornalista di El Deber, per capire cosa sta succedendo nella parte sud occidentale dell’Amazzonia.

Cosa sta succedendo nell’Amazzonia boliviana? Quali sono le aree interessate dalle fiamme?

“Secondo i dati della FAN, Fundación Amigos de la Naturaleza, gli incendi forestali delle ultime settimane coprono un’area di 1,8 milioni di ettari in tutto il Paese. Stiamo parlando principalmente di quello che in geobotanica si chiama bosco secco chiquitano e altre diversità che interessano quattro eco-regioni che comprendono più di dieci ecosistemi. In queste aree alcune comunità sono state interessate dagli incendi, altre no”.

Può dirci in che misura questi incendi sono maggiori rispetto a quelli degli anni scorsi?

Per estensione e intensità gli incendi del mese di agosto sono i maggiori degli ultimi quindici anni. Alcuni di questi sono ancora attivi, per cui resta sconosciuta l’entità che potranno raggiungere”.  

Quali sono le principali cause di questi incendi?

“Non si sa con certezza come siano iniziati gli incendi, ma ci sono alcuni fattori che ci consentono di capire un po’ cosa sta succedendo. Un decreto supremo del Governo Nazionale che è stato emesso lo scorso luglio autorizza la combustione (o il chaqueos come si dice in Bolivia) o l’eradicazione controllata come metodi per pulire aree particolari e, quindi, per seminare. In tempi di siccità come quelli attuali, questa autorizzazione può trasformarsi facilmente in un incendio se non è controllabile e, soprattutto, perché viene realizzata da gruppi di persone che il governo ha autorizzato a entrare in quei luoghi, senza un’adeguata preparazione nella gestione del fuoco. Ma non solo. Si ritiene che gli incendi potrebbero essere stati causati da settori imprenditoriali che ampliano il fronte del territorio agricolo deforestando e generando un livello inferiore di umidità”.

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Linda Gonzalez Peppla insieme a due vigili del fuoco volontari

Quali sono i settori collegati alla deforestazione?

“Possono essere diversi: i principali sono agricoltura, allevamento ed estrazione mineraria. Il presupposto di tutte queste attività è la deforestazione”.

Qual è stato l’impegno del Governo boliviano per arginare il propagarsi degli incendi?

“La reazione agli incendi è stata molto lenta. Sebbene ci sia molto clamore in merito alla richiesta di un’assistenza internazionale, il governo ha dichiarato di opporsi a questa richiesta che resta tuttavia necessaria perché consente, secondo i protocolli internazionali, che paesi specifici possano mettere in atto gli aiuti. Siamo a 27 giorni di fuoco (in data 29 agosto, ndr) e finora non sono state prese le misure opportune. Queste contromisure avrebbero dovuto essere prese quando il fuoco era ancora controllabile, ma non è stato fatto”.

Sono 1,8 milioni gli ettari di foresta amazzonica boliviana interessati dai roghi dell'ultimo mese
Sono 1,8 milioni gli ettari di foresta amazzonica boliviana interessati dai roghi dell’ultimo mese

Esistono delle differenze fra quanto sta avvenendo nella Amazzonia brasiliana e quello che accade nell’Amazzonia boliviana?

“Ci sono alcune differenze nel tipo di foresta che sta bruciando. Se ci soffermiamo sulla sola Amazzonia boliviana abbiamo quattro regioni ecologiche differenti, a loro volta suddivise in sedici ecosistemi”.

Quali sono state le conseguenze per la popolazione?

“La reazione sta diventando violenta di fronte all’inazione e alla mancanza di una risposta concreta agli incendi. Ora la paura è che questa reazione possa diventare incontrollata. Ci sono famiglie che sono state evacuate sia nei villaggi che nelle aree urbane, anche se, attualmente, il numero non è molto grande e ancora gestibile. Il danno più grande è quello ambientale”.

Il fumo sulla città di Santa Cruz, principale centro dell'area boliviana interessata dagli incendi
Il fumo sulla città di Santa Cruz, principale centro dell’area boliviana interessata dagli incendi

Come sono organizzate le forze impegnate nelle operazioni di spegnimento?

“Gli aiuti sono canalizzati attraverso i governi municipali: in ogni municipio esiste un centro operativo conformato a diversi livelli del governo boliviano e con alcune istituzioni della società civile che sono specializzate in alcune aree. Più di 1500 persone sono coinvolte fra vigili del fuoco professionisti e volontari, soldati, funzionari pubblici e altre persone che, in forma del tutto autonoma e volontaria, arrivano per dare il loro supporto”.

Nel testimoniare questi eventi quali sono le storie personali che l’hanno colpita maggiormente?

“Molte storie arrivano al cuore come quella del signor Justino che, con un secchio d’acqua, cercava di salvare il suo recinto in modo che il fuoco non arrivasse fino a casa. O, ancora, quella di una decina di donne e bambini costretti ad abbandonare le loro case perché erano in pericolo di vita. Infine famiglie che sono rimaste senza il loro raccolto perché le colture hanno preso fuoco”.

A un mese dall’inizio dei primi incendi di questo terribile agosto il bilancio ufficiale emesso ieri dal Governo di La Paz è di 1.718.987 ettari interessati dai roghi (una superficie leggermente inferiore a quella della Regione Lazio). Il dato più significativo è che il 41,5% di quest’area (vale a dire 713.137 ettari) è rappresentato da aree boschive, mentre il 58,5% (1.005.849 ettari) è un’area di praterie. Nel momento in cui scriviamo gli incendi ancora attivi sono 22, ma i boliviani restano con il fiato sospeso per quanto potrà accadere nelle prossime settimane, quando la stagione secca arriverà al suo apice.

[Foto per gentile concessione di Linda Gonzalez Peppla/El Deber]

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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