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Dichiarazione di emergenza climatica: facciamo il punto in Italia

Cartello di protesta studentesca come gli oceani ci solleviamo inquinamento atmosferico

Cartello di protesta contro cambiamento climatico

Sono sempre di più i Comuni che dichiarano l’emergenza climatica. Ma che questo non sia che solo l’inizio.

Dallo scioglimento dei ghiacci al conseguente aumento del livello dei mari; dalle ondate di siccità e di calore all’aumento del rischio idrogeologico e di inondazioni; dalla crescente concentrazione dei gas serra al costante aumento delle temperature medie, per finire ai rischi della salute umana.

Oggi, il cambiamento climatico è un’autentica spada di Damocle che pende sul nostro futuro e che rischia di compromettere irreparabilmente l’ecosistema terrestre e la nostra stessa sopravvivenza.

E allora, dichiarare lo stato di emergenza climatica in una nazione, una regione o una città, assume un significato ben più che simbolico. Si tratta di una vera e propria dichiarazione di colpevolezza con la quale viene riconosciuta una sciagurata condotta collettiva nel passato. Sono errori, questi, che potremmo pagare molto cari, a meno che non si inverta fin da subito la rotta attraverso la realizzazione di concrete azioni da parte di tutti noi.

Il governo britannico e, appena dopo, quello irlandese sono stati i primi ad impegnarsi ufficialmente, dichiarando lo stato di emergenza climatica dietro le sempre più incessanti pressioni dei movimenti ambientalisti.

Sulla scia di questi, oltre 700 Comuni di tutto il mondo hanno seguito il loro esempio, riconoscendo la lotta al cambiamento climatico e la transizione a un’economia sostenibile come priorità assoluta di oggi e dei prossimi anni.

Sebbene il governo italiano sembri per il momento aver respinto l’appello di parte della società civile perché venisse ufficializzata l’emergenza climatica anche in Italia, a livello locale sono diverse le amministrazioni che hanno scelto di farsi carico di questo impegno verso i cittadini e verso il Pianeta.

Sono sempre di più i Comuni italiani, infatti, che hanno scelto di dare un segnale importante, rendendo ufficiale la propria preoccupazione ed il proprio impegno per contrastare il cambiamento climatico.

Ammonta a 23 il numero delle città italiane che finora hanno ufficializzato la propria adesione a questa battaglia: Acri (CS), Alcamo (TP), Aosta, Bergamo, Chieri (TR), Cesena, Copparo (FE), Faenza (RA), GenovaLucca, Maglie (LE), Meledugno (LE), Milano, Modena, Montoro (AV), Napoli, Padova, Ravenna, Savona, Siracusa, Teramo, Torchiarolo (BR), Torino. A queste, vanno aggiunte la Regione Emilia-Romagna e la Regione Toscana, finora le uniche delle venti regioni italiane. Questa lista, tuttavia, sembra destinata ad allungarsi ogni giorno che passa.

Ciascuna amministrazione ha quindi intrapreso un percorso verso la sostenibilità, stabilendo obiettivi più o meno ambizioni ma pur sempre degni di merito.

Lo scorso 19 maggio, per esempio, il Comune di Milano ha firmato una delibera in cui «si impegna a dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale, a predisporre entro sei mesi iniziative per la riduzione delle emissioni e per l’introduzione di energie rinnovabili, per incentivare il risparmio energetico nei settori della pianificazione urbana, nella mobilità, negli edifici, nel riscaldamento e raffreddamento, sviluppando ulteriormente il progetto di riforestazione urbana già in atto». Il sindaco, la giunta e il Consiglio comunale si impegnano poi a «intensificare il coinvolgimento attivo di cittadini e associazioni nel processo di individuazione delle criticità ambientali e nella loro soluzione e farsi parte attiva presso il governo e la Regione perché prendano provvedimenti analoghi».

Nel frattempo, lo scorso 16 luglio si è tenuta la seconda Conferenza nazionale delle Green City presso il Politecnico di Milano. Al tavolo, una serie di personalità internazionali e rappresentanti locali hanno avuto modo di approfondire il tema delle politiche ambientali in ambito urbano, ponendo il tema della transizione sostenibile al centro del dibattito.

Nell’occasione, una serie di Comuni italiani ha aderito alla Dichiarazione per l’adattamento climatico, un documento articolato in dieci punti e promosso da Fondazione sviluppo sostenibile, che si propone come guida di sostenibilità per “promuovere un maggiore impegno delle città italiane per l’adattamento climatico”. Le 26 città aderenti sono: Assisi, Belluno, Bergamo, Casalecchio di Reno, Chieti, Cisterna di Latina, Cosenza, Firenze, Genova, Imola, Livorno, Mantova, Milano, Monterotondo, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pordenone, Roma, Siracusa, Sorradile, Tivoli, Torino, Venezia.

Se l’ottimismo in questi casi è d’obbligo, c’è comunque poco da festeggiare: la situazione italiana e a livello globale è di emergenza. Gli effetti ambientali e socioeconomici di una tale deriva climatica sono sempre più severi e tangibili. Per come stanno le cose oggi, sarà difficile riuscire a contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali.

Le amministrazioni locali sono quindi chiamate a rispondere con la stessa forza e tempestività, attraverso politiche pervasive che promuovano il rispetto dell’ambiente, la riduzione dell’inquinamento, nonché una maggior resilienza agli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

La lotta è già iniziata, a voi decidere che ruolo avere.

Dichiarazione di emergenza climatica: facciamo il punto in Italia ultima modifica: 2019-07-30T08:00:07+02:00 da Davide Zarri
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