Alexander Langer

Alexander Langer, le parole profetiche del costruttore di ponti

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Alexander Langer, le parole profetiche del costruttore di ponti ultima modifica: 2019-07-01T08:00:24+02:00 da Davide Mazzocco
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Nel libro Il piano Langer di People Edizioni emerge l’attualità del pensiero del politico, scrittore e pacifista altoatesino che contribuì alla nascita dei Verdi italiani

Rileggendo le parole di Alexander Langer nel libro Il piano Langer pubblicato di recente per i tipi di People Edizioni si comprende quanto fosse lungimirante lo sguardo di questo politico, scrittore, giornalista e docente che nell’ultimo quarto del XX secolo è stato il punto di riferimento dell’ambientalismo e del pacifismo italiano.

Alexander Langer: storia di un ambientalista che precorse i tempi

All’alba dell’Italia multiculturale e dell’emigrazione dai Balcani e dall’Europa dell’Est, l’intellettuale di Vipiteno parlava di integrazione e razzismo, multiculturalità e identità, con una lucidità che è totalmente assente nell’attuale dibattito politico.

Nell’ultimo quarto del secolo scorso, Alexander Langer aveva già compreso i nodi che, di lì a poco, sarebbero venuti al pettine della società occidentale: la crisi ambientale e climatica, i limiti dello sviluppo, i flussi migratori sempre più consistenti e l’esigenza di stabilire nuove regole di convivenza per la società multiculturale.

Rileggendo questi testi vecchi di trent’anni si rimane stupiti dal fatto che nessuno abbia saputo trasformare in una proposta politica le lungimiranti intuizioni di Langer. In mezzo agli strepiti delle campagne elettorali permanenti di questi anni, nessuna forza politica sembra avere compreso come la crisi climatica e ambientale, le migrazioni e la multiculturalità siano questioni strettamente connesse.

Alexander Langer aveva già compreso come la manichea contrapposizione fra Nord e Sud del mondo fosse il frutto di una prospettiva sbagliata, nella quale il Settentrione è una sorta di fortezza da proteggere dagli invasori.

Nella convivenza pluri-etnica, pluri-culturale, pluri-religiosa, pluri-lingue, pluri-nazionale, Langer vedeva la normalità e non l’eccezione.

Fondatore dei Verdi, Langer era un politico sui generis, alieno alle trame del potere (“Vorrei continuare ad apprezzare gli altri ed esserne apprezzato senza secondi fini. Forse anche per questo converrà tenersi lontano da ogni esercizio di potere”), ma soprattutto estraneo alla matrice sviluppista imperante nella politica del Novecento. Se il suo nome ricorre spesso quando si parla di decrescita felice lo si deve a brani come il seguente:

“La corsa al ‘più’ trionfa senza pudore, il modello della gara è diventato la matrice riconosciuta ed enfatizzata di uno stile di vita che sembra irreversibile ed incontenibile. Superare i limiti, allargare i confini, spingere in avanti la crescita ha caratterizzato in misura massiccia il tempo del progresso dominato da una legge dell’utilità definita ‘economia’ e da una legge della scienza definita ‘tecnologia’ – poco importa che tante volte di necro-economia e di necro-tecnologia si sia trattato”.  

Last call, ultima chiamata: storia di una crisi annunciata

Attento osservatore dei disastri ambientali, Langer andava al cuore del problema attaccando il lato oscuro del capitalismo:

“I veleni della chimica, gettati sulla terra e nelle acque per ‘migliorare’ la natura, ormai ci tornano indietro: i depositi finali sono i nostri corpi. Ogni bene ed ogni attività è trasformata in merce, ed ha dunque un suo prezzo: si può comperare, vendere, affittare. Persino il sangue (dei vivi), gli organi (dei morti e dei vivi), e l’utero (per una gravidanza in ‘leasing’). Tutto è diventato fattibile: dal viaggio interplanetario alla perfezione omicida di Auschwitz, dalla neve artificiale alla costruzione e manipolazione arbitraria di vita in laboratorio”.

Alexander Langer
Alexander Langer

Ponendosi in prossimità del pensiero del filosofo Hans Jonas, venticinque anni fa, nel suo intervento durante i Colloqui di Dobbiaco 94, Langer sosteneva che il rimedio estremo ai mali estremi di fine millennio fosse lo “Stato etico ecologico”, l’eco-dirigismo oppure un eco-autoritarismo possibilmente illuminato e possibilmente mondiale:

“Visto che l’umanità ha abusato della sua libertà, mettendo a repentaglio la propria sopravvivenza e quella dell’ambiente, qualcuno potrebbe auspicare una sorta di tutela esperta ed eticamente salda ad invocare la dittatura ecologica contro l’anarchia dei comportamenti anti-ambientali”.

In quello stesso intervento Langer sosteneva la necessità di far rientrare le conseguenze ambientali nei bilanci pubblici e privati e auspicava un ritorno alle economie locali a discapito della concorrenza globale. Oggi sappiamo bene cosa sia accaduto negli ultimi venticinque anni, quali crimini l’economia e la tecnologia abbiano compiuto nei confronti della natura e della società e, soprattutto, quanta visionarietà vi fosse nelle parole di Langer.

[Foto Pixabay e Fondazione Alexander Langer]

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Gazzetta, La Stampa Tuttogreen, Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow News, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online”, “Propaganda Pop”, "Cronofagia" e "Geomanzia".

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