Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2018: un decalogo anti-spreco per contribuire all’obiettivo #FameZero

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Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2018: un decalogo anti-spreco per contribuire all’obiettivo #FameZero ultima modifica: 2018-10-16T08:00:30+02:00 da Evelyn Baleani
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Oggi 16 ottobre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, per ricordare l’anniversario della data di fondazione della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), istituita a Québec, in Canada, nel 1945.

Al centro dell’iniziativa un obiettivo di urgente importanza, “Fame Zero”, finalizzato ad abolire la malnutrizione entro il 2030. Un traguardo ambizioso che tuttavia, come la FAO stessa sostiene, è possibile raggiungere, unendo le forze.

Come fare? Adottando uno stile di vita più sostenibile, lavorando con gli altri, condividendo le conoscenze e dimostrandosi disposti a dare una mano per migliorare il mondo.

Lo stato attuale della fame nel mondo

Dopo un periodo di declino, la fame nel mondo è di nuovo in aumento. Secondo il rapporto Lo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2018, attualmente oltre 820 milioni di persone soffrono di denutrizione cronica.
Raccolta saleI progressi fatti nel corso dei decenni per sconfiggere la malnutrizione stanno vivendo un’inversione di tendenza, complici la crisi economica, le guerre e gli eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici.

Paradossalmente, mentre milioni di persone in ogni angolo del globo, soffrono la fame, 672 milioni hanno problemi di obesità e oltre 1,3 miliardi risultano in sovrappeso.

Di fronte a questi dati drammatici, la FAO chiede uno sforzo comune focalizzato a trasformare l’economia rurale, dalla quale dipende la sopravvivenza del 70% delle popolazioni povere.

Gli obiettivi da perseguire sono molteplici. Come spiega la FAO, “i governi devono creare maggiori investimenti nell’agricoltura da parte del settore privato, promuovendo programmi di protezione sociale per i più deboli e collegando i produttori di generi alimentari con le aree urbane.” Dal canto loro, i piccoli agricoltori devono adottare nuovi metodi di coltivazione sostenibile, basati su un approccio attento all’ambiente, per aumentare la produttività e il reddito.

La FAO ricorda, però, che l’occupazione e la crescita economica non sono sufficienti da sole, in particolar modo per le persone esposte a guerre e tribolazioni. L’obiettivo “Fame Zero”, quindi, va “oltre la risoluzione dei conflitti e la crescita economica, adottando l’approccio a lungo termine per costruire società pacifiche e inclusive.

Combattere la fame partendo dalla lotta agli sprechi

Come ogni grande traguardo che riguarda l’umanità intera, anche per sconfiggere la fame e la malnutrizione, ciascuno di noi può dare il proprio contributo, partendo da scelte consapevoli nella vita di ogni giorno. Fondamentale risulta il nostro rispetto nei confronti del cibo. Secondo i dati del progetto Reduce, promosso dal Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna – Distal, solo nel nostro Paese ogni cittadino getta annualmente nella spazzatura una media di 37 kg di alimenti, a causa di una cattiva gestione degli stessi.Combattere gli sprechi alimentariPer invertire questa tendenza, proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, Andrea Segrè, fondatore di Spreco Zero e di Last Minute Market, illustra un utile decalogo per non sprecare.

Come ridurre lo spreco alimentare: il decalogo

Ecco i dieci suggerimenti anti-spreco alimentare:

  1. Acquistare solo ciò che ci serve, facendo una lista precisa senza cadere nelle sirene del marketing;
  2. Prediligere alimenti locali e di stagione basati sulla Dieta Mediterranea;
  3. Leggere e capire bene etichette e scadenze;
  4. Usare frigo, freezer e dispensa per conservare i cibi e non per stiparli alla rinfusa;
  5. Cucinare quanto basta, ma se avanza condividere con i vicini o “riciclare” tutto il giorno dopo;
  6. Fare in modo che il bidone della spazzatura sia vuoto, differenziando tutti i rifiuti, anche quelli non alimentari;
  7. Al ristorante, chiedere di riportare a casa ciò che non viene mangiato;
  8. Riconoscere che il cibo ha un valore non solo per il nostro portafoglio ma anche per la nostra salute;
  9. Chiedere che l’educazione alimentare e quella ambientale rientrino nelle nostre scuole come parte dell’educazione alla cittadinanza;
  10. Mangiare è un atto di giustizia e di civismo: verso se stessi, verso gli altri, verso il mondo.

Cover Image ©:  fao.org

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Digital Specialist e Giornalista pubblicista. Si occupa di contenuti per i media (TV e Web) dal 2000. Dopo aver lavorato per alcuni anni in redazioni di società di produzione televisiva e Web Agency, ha deciso di spiccare il volo con un’attività tutta sua. Le sue più grandi passioni oltre l'ambiente? Il Web, la scrittura e la Spagna.

1 Commento

  1. “Noi siamo cio’ che mangiamo”. L’apporto nel nostro organismo di tutti i nutrienti variando l’alimentazione in spuntini giornalieri fa si che non sussistano carenze nel nostro organismo. Un alimentazione non variegata o troppo carica in determinati nutrienti crea malnutrizione. Proteine-zuccheri-grassi-vitamine – sali minerali-acqua sono essenziali nella nostra alimentazione devon essere apportati con equilibrio , creando squilibrio carenza o troppo apporto nell’alimentazione dovuti ad una ” cattiva educazione alimentare” crea anche squilibrio nel nostro organismo che non nutrito o troppo nutrito non correttamente ne risente. Nei paesi più poveri culturalmente non progrediti per scarse risorse alimentarie culturali l’integrazione culturale e agricola è fondamentale per trovare sbocco di autonomia e indipendenza utilizzando i propri mezzi e le proprie risorse di sostentamento. Occorre una progressione e utilizzo di risorse utilizzando i mezzi del loro luogo di appartenenza per creare soluzioni agricole alimentari consone alla tipologia di popolazione. Il detto “chi semina raccoglie”. L’integrazione culturale alimentare e agricola deve essere basilare e di supporto a determinate popolazione l’obiettivo non deve essere quello di una continua richiesta di aiuto cioe’ “dal malcontento nasce l’esigenza” ma l’obiettivo essenziale è rendere tali Paesi non dipendenti ma in grado di sostenersi autonomamente utilizzando e integrando le proprie risorse sia agricole, culturali, demografiche, geografiche dandogli un supporto a base culturale che li rende progrediti e integrati con gli altri Paesi piu’ sviluppati e progrediti. Mangiare è un atto di giustizia. verso se stessi e verso gli altri. Chi priva di tali situazione primaria un essere vivente è privo di civismo e di giustizia sociale.

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