20 Maggio 2017

Tu lo conosci il sambuco? Ricette facili dal bosco

Foto: Daniela Zora

Se in questo periodo avete fatto qualche passeggiata nel bosco, potreste averli notati. Sembrano dei centrini creati da Madre Natura e appesi ai rami per far festa. In realtà, si tratta di un arbusto chiamato Sambuco, appartenente alla famiglia delle Caprifogliacee.

È proprio adesso, in maggio e giugno, che regala il meglio di sé riempiendosi di romantici bouquet di fiorellini bianchi, eleganti e molto profumati che formano una sorta di ombrellino. Durante l’estate, invece, porta a maturazione i suoi piccoli frutti che ricordano i ribes o i mirtilli.

sambuco - Foto: Daniela Zora
Foto: Daniela Zora

Sciroppi, marmellate, frittelle, vini, torte e risotti sono solo alcune delle preparazioni in cui si possono impiegare fiori e frutti di sambuco, ma esistono, ahimè, due specie di sambuco. Per impiegarlo nelle nostre ricette è necessario saper riconoscere quale sia commestibile tra il sambucus nigra e il sambucus ebulus, comunemente chiamato Ebbio, che invece ha bacche e fiori tossici.

Foto: Bruno Martino
Foto: Bruno Martino

Come distinguerli?

I fiori dell’ebbio hanno delle sfumature che danno sul viola, mentre quelli del sambuco hanno un colore bianco-panna, tendente al giallino. Il sambuco, inoltre, ha dimensioni molto grandi rispetto all’ebbio e si riempie di ombrelli in tutta la sua chioma, mentre l’ebbio ha poco più di una infiorescenza e nella parte alta. Il sambuco ha fusto legnoso e ramificato, mentre nell’ebbio è verde e centrale. Quindi attenzione!

 Frittelle dolci o salate

Oltre a sbizzarrire la fantasia aggiungendoli a dolci ricette di torte e plumcake o come ingrediente segreto per un risotto, potreste preparare delle ottime frittelle sia in versione dolce che salata. Avranno tutto il gusto di un piatto selvatico e fresco. È sufficiente friggere gli ombrellini, dopo averli immersi in un impasto di farina e acqua frizzante, con lo stesso procedimento con cui si fanno anche le frittelle di fiori d’acacia. Per poi passarle nello zucchero (o salarli) a fine cottura.

Risotto ai fiori di sambuco

(per 4 persone)

  • 350 gr. di riso per risotti
  • cipolla secondo abitudine
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • brodo vegetale
  • una decina di ombrellini di sambuco
  • sale e pepe
  • ev. burro e formaggio grattugiato

Per il risotto il procedimento è un po’ più lungo naturalmente…

Cruciale è il momento di lavare i fiorellini di sambuco perché estremamente delicati. L’ideale sarebbe non farli venire a contatto con l’acqua, ma scuoterli delicatamente e osservarli attentamente, eliminando l’eventuale presenza di insettini. Per i meno “temerari”, consigliamo di lavarli il più delicatamente possibile e lasciarli sgocciolare su uno strofinaccio pulito.

Foto: Daniela Zora
Foto: Daniela Zora

In una casseruola, si procede a soffriggere la cipolla tritata, rosolandone per un paio di minuti il riso per poi sfumarlo con il vino bianco. A questo punto, si aggiunge il brodo vegetale caldo, il sale e si procede mescolando di tanto in tanto, per una decina di minuti. Una volta trascorsi, si potranno finalmente aggiungere i fiori di sambuco, precedentemente sgranati, tenendone da parte una manciata.

Spegnere il riso quando ancora un po’ al dente. Questo è il momento in cui aggiungere gli altri fiori di sambuco con una spolverata di pepe e lasciandovi sciogliere, a piacere, una noce di burro. Mantecare il tutto per un minuto ed è pronto per la tavola! È possibile rendere il risotto esteticamente più invitante, decorandolo con qualche ombrellino tenuto appositamente e lasciando ai commensali la scelta di aggiungere del formaggio grattugiato.

Foto: rossa-di-sera.com
Foto: rossa-di-sera.com

E per finire… lo sciroppo!

Con i suoi ombrellini freschi appena colti è anche possibile produrre uno sciroppo tipico dell’Alto Adige. Sarà sufficiente far macerare in un litro e mezzo d’acqua, per 3 giorni, 15 ombrellini di sambuco insieme a 4 limoni, mescolando ogni tanto il contenuto. Il terzo giorno basterà rimuovere il tutto conservandone solamente il succo, aggiungervi 60 gr di acido citrico e un kg e mezzo di zucchero di canna, e infine far bollire: sarà pronto per essere imbottigliato!

 

Daniela Zora

Sensibile e curiosa per natura, animalista e attratta dalle tematiche ecologiche fin dall'infanzia. A 16 anni diventa vegetariana. Si definisce "un'appassionata" perchè mette tutta se stessa nelle cose di cui si occupa e non riesce a restare indifferente a nulla. Laureata in Scienze dell'Educazione, sempre attenta ai più piccoli e al più delicato degli esseri viventi, adora la natura, ama leggere libri in mezzo al verde e ha la valigia sempre pronta per qualche viaggio (anche immaginario). La scrittura è il suo rifugio, tratta e dialoga con le parole come fossero amiche. Con questa collaborazione raggiunge uno dei suoi piccoli grandi sogni: scrivere per un giornale!

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