18 Novembre 2016

Saalumarada Thimmakka: se madre natura avesse un volto sarebbe il suo

Chi l’ha detto che una donna senza figli non possa essere madre? Ci illudiamo di abitare in un’epoca moderna e all’avanguardia, ma poche sono le donne libere di poter vivere serene la scelta o la casualità di una mancata gravidanza, senza pressioni o giudizi altrui.

feto scolpito in un albero

Un’arzilla vecchietta centenaria ha dimostrato al mondo che una donna ha valore e può esser madre pur non potendo concepire. E l’ha fatto in India, un Paese in cui l’infertilità è considerata grave mancanza, che spesso ha come immediata conseguenza l’esclusione sociale.

Saalumarada Thimmakka è una donna che non si è arresa. Così come racconta sul giornale The Hindu: “When I could not conceive even after two decades of marriage, my late husband and I decided to plant trees and raise them like our own children”.

Una volta scoperto e appurato che non ci fossero speranze di una gravidanza, insieme al marito ha scelto di incanalare la sua forza creatrice e il suo istinto di cura nei confronti di nobili esseri viventi come gli alberi.

Così ha cominciato, albero dopo albero, a piantare una varietà di Ficus del Bengala (Banyan tree) che, forse non a caso, tra i popoli buddisti viene riconosciuto come l’albero sotto il quale il Buddha raggiunse l’illuminazione.

Banyan tree - Ficus del Bengala
Banyan tree – Ficus del Bengala

Attualmente, l’estensione della superficie su cui Saalumarada Thimmakka e suo marito Sri Bikkala Chikkayya hanno cresciuto i loro alberi ha raggiunto i 4 chilometri, su una strada che va dal villaggio di Hilikal e quello di Kudur. Ben 400 alberi che hanno piantato e accudito con l’amore che avrebbero destinato ai loro figli.

Non è stato certo un lavoro facile. In questi anni, hanno dovuto ogni giorno percorrere lunghe distanze a piedi per rifornirsi di acqua dai pozzi poiché, visto il clima tendenzialmente arido, il fabbisogno idrico delle piante è notevole. Il tutto dopo aver lavorato l’intera giornata nei campi e dovendo scavare grandi buche nel terreno con strumenti rudimentali per proseguire nella piantumazione.

Così a 105 anni, Saalumarada Thimmakka – un po’ madre natura, un po’ nonna Salice – è diventata ormai simbolo della lotta ambientalista, una donna forte che ha saputo reinventare la sua vita, ha contribuito alla salvaguardia dell’ambiente e al miglioramento delle condizioni di vita del suo popolo.

Nel 1991, Saalumarada Thimmakka è rimasta vedova, ma ha continuato il progetto condiviso col marito. Oggi è una nota attivista e negli anni le sono stati riconosciuti diversi premi, circa una cinquantina, tra cui il National Citizen India nel 1995 e con la Godfrey Phillips Bravery Award nel 2006, per il suo impegno per l’ambiente: opere di rimboschimento e campagne di sensibilizzazione.

saalumarada-thimmakka-trees-full-width-tall-1020x536

Nonostante le sue condizioni di povertà, non ha accettato l’offerta di una casa da parte del governo perché altri sono i suoi obiettivi: vorrebbe avviare un ospedale materno-infantile e contava di vederlo costruito prima della sua morte. Il governo indiano però ancora non le ha dato una risposta. In compenso, con i fondi raccolti dalla sua fondazione, Saalumarada contribuisce all’istruzione dei bimbi indiani, proprio perché lei non ha potuto studiare, alla raccolta di medicinali e alla costruzione di case di riposo per i poveri, nonché alla costituzione di una banca del sangue.

Vista la sua dolcissima età, Saalumarada ha designato un erede, un figlio adottivo che continuerà la sua opera e ne è tuttora impegnato come presidente della sua organizzazione. Umesh ha una grande convinzione ed è un ragazzo fortemente motivato, in un’intervista alla CNN ha dichiarato: “Siamo nati come esseri umani e moriremo come esseri umani, ma per vivere abbiamo bisogno di conservare la natura. Non possiamo vivere senza l’ambiente “.

Tutti dovremmo esser debitori nei confronti di piante e alberi: sono loro il polmone del mondo, ripuliscono e filtrano l’aria che continuamente inquiniamo, trasformandola in nuova possibilità di vita, in speranza. Il loro lavoro di trasformazione dell’anidride carbonica in ossigeno è un servizio che ci offrono gratuitamente, di cui non siamo abbastanza riconoscenti e consapevoli.

Fonti: ilcorriere.it, The hindu.com, inhabitat.it

Daniela Zora

Sensibile e curiosa per natura, animalista e attratta dalle tematiche ecologiche fin dall'infanzia. A 16 anni diventa vegetariana. Si definisce "un'appassionata" perchè mette tutta se stessa nelle cose di cui si occupa e non riesce a restare indifferente a nulla. Laureata in Scienze dell'Educazione, sempre attenta ai più piccoli e al più delicato degli esseri viventi, adora la natura, ama leggere libri in mezzo al verde e ha la valigia sempre pronta per qualche viaggio (anche immaginario). La scrittura è il suo rifugio, tratta e dialoga con le parole come fossero amiche. Con questa collaborazione raggiunge uno dei suoi piccoli grandi sogni: scrivere per un giornale!

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