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Spreco alimentare: è legge. Impegnamoci a cambiare

Un paradosso della nostra epoca che deve essere debellato: lo spreco alimentare riguarda le abitudini quotidiane di ognuno di noi. Passa spesso inosservato, ma ha raggiunto dimensioni tali da coinvolgere gli Stati dell’UE fino a impostare piani per contrastarlo. Dati FAO dichiarano, infatti, che circa 805 milioni di persone nel mondo soffrono la fame ogni giorno, mentre 1,5 miliardi sono obese. Questo significa che una gran fetta di popolazione mondiale si nutre in sovrabbondanza e, addirittura si concede il lusso di sprecare e gettare il cibo, in netto contrasto con un’altra parte – gli invisibili – che soffre la fame e non ha risorse alimentari.

Lo scorso mercoledì, 14 settembre 2016, è finalmente entrata in vigore la legge che regola gli sprechi alimentari, agevolandone la donazione, mirando alla chiusura di un’era di sperpero e disattenzione nei confronti delle nostre risorse primarie. Ma di cosa si tratta?

La legge va a indicare metodi e formule per ridurre (e magari eliminare) gli sprechi, ossia che finiscano nella spazzatura prodotti alimentari ancora buoni, ai limiti della scadenza (e quindi non più appetibili per il cliente o legalmente commercializzabili), con imballaggio non perfettamente integro o i prodotti agricoli in sovrannumero e quindi non venduti.

Si è stimato, infatti, che ogni anno vengano gettati nell’immondizia circa 5,6 milioni di tonnellate di cibo, l’equivalente monetario di 12,5 miliardi di euro, secondo Coldiretti. Più di tutti vengono sprecati frutta e verdura, seguiti da cereali, ortaggi e tuberi, pesce e in minor percentuale carne e derivati e, infine, legumi. Cibo che non controlliamo, che non conserviamo nella maniera corretta e ammuffisce, che solo perché ha oltrepassato la data di scadenza di uno o due giorni, per timori spesso infondati, buttiamo via.

Secondo il progetto di legge, saranno accettati per la raccolta alimentare prodotti che avranno superato il “termine minimo di conservazione”, i prodotti cioè riportanti l’indicazione “da consumare preferibilmente entro”, ma non quelli effettivamente scaduti. Differenza sottile, ma che apporterà notevoli vantaggi ai fini del recupero di cibo ancora commestibile, che verrà destinato a persone bisognose oppure, se non ritenuto idoneo per il consumo umano, ad animali.

I 18 articoli che formano la legge sono indirizzati a tutti i cittadini e piccoli o grandi esercenti (ristoratori, supermercati, ecc..). Non si tratta di un obbligo che prevede sanzioni, ma si è pensato di invogliare al dono delle eccedenze in favore di Onlus che operano con persone in stato di povertà. Saranno previsti in cambio benefici fiscali e riduzioni sulla tassa rifiuti in accordo con i Comuni. Inoltre, per chi produrrà nuove idee antispreco verranno elargiti fondi appositi.

Per fare alcuni esempi, il pane potrà essere ceduto entro le 24 ore, nei ristoranti diventerà (si spera) abitudine comune preparare o richiedere la “doggy bag” per le rimanenze da portare a casa. Senza più inutili vergogne, ma anzi, ridandole il valore etico ed antispreco che si merita.

Non solo alimenti: tra i prodotti destinati alla raccolta si includono anche vestiario e soprattutto medicinali, beni largamente richiesti e fondamentali per la vita di tutti i giorni. Un costo che spesso chi è più povero non può affrontare, a danno della propria salute o dei propri familiari. La nuova legge ha pensato anche a quest’aspetto: invita il cittadino ad un uso consapevole dei farmaci (da acquistare solamente quando davvero necessari) e soprattutto lo vuole sensibilizzare ad un gesto solidale ed ecologico da compiere nel momento in cui i medicinali in proprio possesso non vengano più utilizzati, ma che siano in grado di essere ancora sfruttati da altri.

L’obiettivo che sembra palesarsi è quello di dimezzare i rifiuti domestici nell’arco dei prossimi dieci anni, provvedendo a rendere più leggere anche le procedure burocratiche per le aziende donatrici e a sensibilizzare il consumatore verso l’acquisto consapevole di prodotti con meno imballaggio possibile, a effettuare spesa alla spina, a riutilizzare contenitori già in proprio possesso.

Insomma, una legge che vuole valorizzare il buon senso, sensibilizzare ad un approccio più ecologico e solidale alla vita di tutti i giorni, come avveniva in passato d’altronde, diffondendo buone pratiche sociali come il riuso e il riciclo per il benessere comune.

[Fonti: Focus, La Stampa]

Spreco alimentare: è legge. Impegnamoci a cambiare ultima modifica: 2016-09-23T08:00:44+02:00 da Daniela Zora
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