11 Aprile 2015

Sciroppo di viola mammola

I prati sono in fiore… E tra questi fiori spuntano le viole, punteggiando l’erba di violetto. Ho avuto la fortuna di conoscere un boschetto facilmente raggiungibile sopra Reano, nella Val Sangone.

Qui, lungo un ruscello che arriva a valle, sboccia numerosa la viola mammola o odorata.

Questo fiore ebbe una notevole importanza nel mondo antico: molte dee, da Afrodite alle Muse, erano coronate da viole, così come la stessa città di Atene. In tempi più recenti ma non troppo anche Napoleone Bonaparte amava questo fiore profumato, scelto dai bonapartisti in contrapposizione al giglio dei Borboni.

A Tolosa, nel sud est della Francia, se ne coltivano svariati ettari fin dalla metà dell’800. Numerosi e vari i prodotti che vanno dai profumi alle marmellate, passando per i bonbons à la violette, cioè fiorellini fondenti e molto altro.

Produzione recentemente celebrata con una festa tutta “viola” la  Fête de la Violette, appunto.

Viola mammola
E in cucina? Sembra che l’uso della violetta sia molto antico. Alcune notizie risalenti al XIV secolo riferiscono di una ricetta a base di riso condito poi con mandorle, panna e violette.

La ricetta che ho scelto è invece molto più semplice: uno sciroppo di viole gradevole e fresco utile anche in caso di raffreddori e tosse.

Il libro da cui ho tratto la ricetta in questione è “Andar per erbe” di Valerio Sanfo e Erica Pittoni, editrice Il Punto.

Sciroppo di viola mammola, gli ingredienti:

50 gr. di fiori di viola
1/2 lt. di acqua
900 gr. di zucchero

Sciroppo di viola

Lavare i fiori, privarli del calice e metterli in infusione in acqua bollente, lasciandoveli per 24 ore. Passare al colino. Aggiungere lo zucchero. Porre sul fuoco e far cuocere qualche minuto da quando inizia la bollitura. La ricetta parla di 20 minuti, io ho aspettato di vedere la formazione di bolle grandi, diverse da quelle che produce la sola acqua. E’ necessario fare un pò di attenzione e non eccedere con la cottura pena ritrovarsi delle “caramelle” al posto dello sciroppo. Purtroppo in questo caso la percezione del risultato è falsata dalla fluidità garantita dal calore che raffreddandosi, viene meno.

Imbottigliare e consumare diluendolo con un po’ di acqua.

Sara Panarella

Vive a Torino, bibliotecaria. Si laurea in Filosofia interessandosi di bambini e multiculturalità e si avvicina alla psicoanalisi e alla cura del pensiero. Ha poi quattro bimbi e un cane che insieme a tanta effervescenza aggiungono interessi nuovi, maggior attenzione per l’ambiente e gli antichi mestieri e saperi, lavorazione dell’argilla, uncinetto, raccolta e utilizzo delle erbe. Una moderna “Strega in famiglia”!

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