30 Gennaio 2015

Edifici dismessi, opportunità per il futuro

Muri sfregiati, cornicioni senza finestre. Portoni chiusi da vecchi lucchetti arrugginiti, che custodiscono stanzoni vuoti e abbandonati.

industria abbandonata
Foto di Salvatore Di Vilio, salvatoredivilio.it

Ci ricordiamo dei resti di storia industriale o bellica solo se qualche fotografo sceglie di riprenderne il decadimento, o quando, periodicamente, discutiamo sulle nuove abitudini giovanili, come il Parkour o il Graffitismo.

Non è mai la struttura abbandonata ad essere al centro dell’attenzione, bensì ciò che le avviene intorno: aldilà di queste polemiche, la maggior parte dei cittadini volta lo sguardo ed ignora l’abbandono che ha davanti, definendo semplicemente un edificio in disuso come “inutile” o “vecchio”.

edifici dismessi: graffitismo

Quanto è conveniente continuare ad archiviare le costruzioni dichiarandole “inagibili” e costruendo quindi qualcosa di nuovo, senza provare a renderle nuovamente utilizzabili, magari con uno scopo diverso?

In Italia, come in tutti i paesi industrializzati, la strategia del riutilizzo è una necessità impellente. Secondo i dati del WWF, infatti, nel nostro paese la superficie urbanizzata negli ultimi 50 anni è mediamente moltiplicata di 3,5 volte – quasi 600 mila ettari.

Di conseguenza, perseguendo questi ritmi nei prossimi 20 anni il consumo giornaliero di suolo diverrà pari ad oltre 75 ettari al giorno, ovvero  600 mila ettari di nuove superfici impermeabilizzate.

Per non arrivare a tali livelli, occorre urgentemente prendere coscienza del cammino che ha portato le comunità ad essere ciò che sono, non dimenticando ma dando il giusto valore ed opportunità al nostro passato, dandogli nuova forma, in modo da renderlo idoneo al momento in cui si trova.

caserma abbandonata

In tale direzione sembra che si muovano anche le istituzioni. Infatti, recentemente il Ministero della Difesa ha riconsegnato le caserme dismesse a tre grandi città: Roma, Milano e Torino. I capoluoghi hanno infatti ricevuto complessivamente 1 milione di metri quadri, con l‘impegno di riconvertire gli spazi ad uso civile entro un anno.

Oltre a pensare al come riutilizzare questi spazi e proporre le idee ai Comuni interessati, si può firmare l’appello del WWF “Riutilizziamo l’Italia”, che si propone di dare nuova vita alle aree dismesse dei nuclei urbani, con azioni dalla ricaduta positiva sia dal punto di vista ambientale sia socio-culturale. 

Inoltre, è possibile aggiornarsi riguardo al consumo di suolo tramite l’associazione AUDIS, che si occupa proprio di questo argomento ed offre continui aggiornamenti in proposito.

Riutilizzare è un bisogno – opportunità insito nella comunità contemporanea: tocca a tutti comprenderne l’importante impatto anche sul presente e futuro del nostro pianeta. Riconvertire queste strutture, infatti, vuol dire dare nuove opportunità ad aree marginalizzate, eliminare sacche di disagio sociale e contribuire efficacemente alla crescita sostenibile del luogo in cui viviamo.

Silvia Faletto

25 anni, vive a Torino, dove studia geografia e lavora presso la scuola del Cottolengo con bambini meno fortunati di lei.
Orgogliosamente eporediese (abitante di Ivrea, per i neofiti), la battaglia delle arance è un nervo scoperto del suo carattere: a coloro che la definiscono "poco ecologista" è in grado di rispondere argomentando il contrario!
Ama andare in montagna, nuotare, viaggiare, conoscere ed aiutare gli altri.
Curiosa ed attenta al mondo, odia i pregiudizi ed il "è impossibile!".
Ritiene che l'esperienza e il confronto siano il fondamento della civiltà e della cultura, e per questo... Fa molti errori.
Ama scrivere, sorridere e prova ogni giorno a lasciare il mondo un po' migliore di come l'ha trovato.
Oltre a lavorare a scuola e studiare all'università, parla 4 lingue ed è un' europrogettista.
Ultimamente si sta appassionando alla fotografia.
Il suo motto? "la geografia salverà il mondo!".

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